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L'esibizionismo, così come il narcisismo sono da sempre una delle componenti del ballo. Basti ricordare quello che succedeva negli anni '50 nel mitico Palladium di New York. In quel locale nacquero le prime leggende del ballo latino: i Mambo Aces (un duo formato da portoricani Anibal Vasquez e Joe "Tinani" Centeno), Ernie Ensley, Louis Maquina, Killer Joe Piro, Cuban Pete, Jo Jo Smith, Freddy Rios, Mike Ramos. Questi tremendi ballerini furono i creatori di un innovativo stile di ballo che risentiva moltissimo anche dell'influenza dello swing, in particolare della tap dance. Il loro era un modo di ballare che si differenziava abbastanza dall'originario mambo cubano, per mettere in luce la grande capacità d'improvvisazione di questi eccelsi ballerini. Non ci trovavamo più davanti ad un conturbante ballo di coppia, ma ad una vera e propria sfida di virtuosismo che prevedeva per ogni ballerino dei lunghi assoli, basati su alcuni passi particolari che verranno battezzati mambo shines, con particolare riferimento alle scarpe sempre luccicanti dei ballerini.
Louis Maquina, uno dei più grandi ballerini di quell'epoca, ricordava ultimamente in una intervista, la magica atmosfera di quei tempi: l'entusiasmo contagiante, la cura nel vestire di tutti i grandi ballerini, capaci alle volte di lanciare persino delle vere e proprie mode che poi tutti si sforzavano di seguire. Molti di quei ballerini non avevano una reale preparazione accademica. Spesso venivano dalla strada, ma avevano fantasia e creatività da vendere e proprio alla loro genialità si deve uno dei motivi del successo dell'era Palladium.
Ernie Ensley, altro famoso ballerino di mambo, in una intervista pubblicata da Vernon Boggs nel libro "Salsiology", così ci ricorda:
"All'epoca la pista da ballo del Palladium era divisa in tre settori: a destra c'erano i ballerini inesperti, al centro quelli mediocri e sulla sinistra quelli bravi. Quando qualcuno cercava di invadere il campo di non sua appartenenza veniva ributtato fuori a forza di calci e gomitate."
Quindi non c'è affatto da meravigliarsi se questo fenomeno succede più o meno in maniera simile nelle nostre discoteche. C'è infatti chi esce la sera solo per socializzare, per bere o per fare i classici quattro salti, chi invece lo fa per soddisfare le sue mire che possono essere le più svariate: la conquista di un uomo o di una donna, l'ammirazione del pubblico o semplicemente la raccolta di nuovi iscritti ai propri corsi di ballo. É umano, è inevitabile e proprio l'esempio del Palladium ci dimostra che il ballo non per tutti rappresenta una semplice evasione: per alcuni lo è, per altri no e da sempre é stato così.
"Non è lo stile di ballo a fare il ballerino ma è il ballerino a fare lo stile di ballo". Può sembrare la classica frase fatta ma d'altra parte è un dato di fatto. Il modo di ballare di ognuno di noi rispecchia anche moltissimo il nostro carattere, come il nostro modo di rapportarci con il ballo stesso. Le persone timide, introverse, lo saranno probabilmente anche in pista, quelle estroverse o egocentriche lo saranno ancora di più una volta che si ritroveranno al centro dell'attenzione.
Il ballo ripeto ha molte sfaccettature ma è indubbio che nelle nostre discoteche ha molto a che fare con "il potere". Più un ballerino sarà bravo più si sentirà forte, desiderato, attrattivo. Non succede però così anche per la bellezza? Quante donne utilizzano il loro corpo, la loro bellezza per esercitare il loro potere sugli uomini? Allora perché tanta meraviglia nello scoprire che ci sono persone che cercano di esercitare il loro potere attraverso il ballo?
Spesso si citano i latino-americani per decantare il loro diverso approccio con il ballo. Non sempre è una citazione appropriata perché, come più volte ho ricordato, non possiamo troppo generalizzare quando parliamo di latini, in quanto i popoli dell'America Latina hanno spesso delle caratteristiche e delle attitudini molto diverse.
Ad esempio i cubani conoscono molto bene il potere del ballo e lo sanno utilizzare con altrettanta sapienza. Basti pensare ad un ballo virtuoso come la rumba dove tra i ballerini ci sono delle vere e proprie sfide di bravura con vinti e vincitori. Basti pensare poi al gioco erotico che emerge in balli come la timba o il reggaetton dove sicuramente le persone più timide si sentiranno notevolmente a disagio.
Si potrà semmai sottolineare come noi europei siamo molto più disposti ad accettare la bravura di un latino-americano e meno disposti ad accettare quella di un nostro connazionale. Non è un caso che i principali modelli di emulazione sono ballerini che provengono per l'appunto dal continente latino-americano.
Sono semmai loro i responsabili di tutte quelle evoluzioni alle quali spesso assistiamo increduli nelle nostre piste (leggete a questo proposito, sempre sul nostro sito, il mio articolo "Ma i latini ballano come noi?").
In ogni caso è indubbio che molti appassionati sono infastiditi dalla bravura di chi in qualche modo mette a nudo i nostri stessi limiti.
Tutto questo discorso non vuole però giustificare l'esibizionismo, semmai fotografare una situazione senza però alla fine emettere dei giudizi.
Nelle nostre piste ci sono sicuramente molte note stonate, amplificate dal fatto che noi italiani ci troviamo spesso nelle condizioni di fare qualcosa che non sempre è nelle nostre corde o affine alla nostra cultura. Assistiamo così quotidianamente a delle esagerazioni che sono però anche figlie di una società altamente competitiva dove spesso ci si ritrova a dover dare sempre il massimo per emergere. Spesso non ci si accontenta di fare una cosa ma si cerca di farla al meglio. E' questo ad esempio uno dei motivi per cui corsi e stage di perfezionamento sono spesso affollati. Nel ballo come nella vita si finisce così col cercare un riconoscimento da parte degli altri, una accettazione (più o meno consapevole), in alcuni casi persino una rivincita...
La nostra indole personale, il nostro senso della misura però determinerà il nostro modo di avvicinarci a questo ballo. Così come il nostro spirito di tolleranza e la nostra apertura mentale determineranno il nostro rapporto con gli altri e con il loro modo di vivere il ballo.
Enzo Conte

Gennaio / Febbraio 2006
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