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La piccola grande voce del Buena Vista
Lo chiamavano " Vivin".
Sono passati due anni da quando, in una triste sera habanera, Ibrahim "Vivin" Ferrer ci ha lasciati.
E' morto il 6 agosto, a 78 anni di età, il cantante cubano che il Buena Vista Social Club aveva consegnato ad una gloria tardiva.
Ibrahim "Vivin" Ferrer
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Originario del paese di San Luis nella provincia santiaguera, Ferrer, nato nel 1927, conosce la poverta' e cerca nella musica la sua salvezza. Nella ricchezza musicale dell'Oriente
cubano, culla del Son e del Bolero, trova il suo destino con le prime partecipazioni , in eta' adolescenziale, come cantante in alcuni noti gruppi locali.
Nel 1955, gia' integrante di una delle migliori orchestre santiaguere, la Chepin - Choven, registra il suo piu' grande successo discografico con il brano "El platanal de Bartolo".
Negli anni seguenti cerca fortuna all'Avana e qui', dopo qualche sostituzione come corista nella Banda Gigante di Benny More', entra a far parte stabilmente dell'orchestra del cantante Pacho Alonso con la quale rimarra' fino al giorno del suo ritiro agli inizi degli anni 90.
A ripescarlo dal suo abbandono delle scene e' il progetto Buena Vista che rapidamente lo proietta in un successo ed una celebrita' mondiale.
Ma questa e' storia nota.
Non male per un vecchietto che venti anni prima aveva inciso una canzone dal titolo "Quando me toca a mi?".
Era giunto il suo turno e la fortuna, sotto le spoglie del progetto Buena Vista, baciava la fronte rugosa di un settantenne iscritto d'ufficio nella nostalgica saga dei "nonnetti
terribili" cubani.
La memoria ce lo fa riapparire, come in un flashback, in una delle sequenze più malinconiche del famoso documentario, quella in cui Ry Cooder dice: "Siamo fortunati ad aver qui nel 1998 Ibrahim Ferrer!". E lui, con lo stupore di un bimbo, che gli risponde augurandosi di vivere ancora un po' per godere di questa gloria inaspettata.
Ora che la notizia della sua morte si aggiunge a quella degli altri illustri protagonisti di quel progetto (Compay Segundo, Ruben Gonzales, Manuel "Puntillita" Licea, Raul Planas) la nostra commozione lascia il posto ad una amara riflessione: la loro età troppo avanzata non poteva reggere a lungo i ritmi forsennati dei meccanismi dello show business.
Gli innumerevoli concerti, le registrazioni discografiche, la inevitabile pressione dei mass-media e poi le tournèe che si susseguivano ininterrottamente nei cinque continenti: troppo stress per un uomo di quell'età. Chi ha potuto assistere al suo ultimo concerto a Barcellona, di pochi giorni precedente la sua scomparsa, lo trovò visibilmente affaticato; la stessa stanchezza che io lessi sul suo volto affaticato e malinconico, a dispetto dell'allegria della sua musica, nel concerto tenuto in Italia nell'estate del 2003.
Della sua partecipazione al Buena Vista ricordiamo quella splendida interpretazione a duo con Omara Portuondo del classico "Dos gardenias" e "Silencio".
Fu così che si fece conoscere mondialmente ed apprezzare da pubblico e critica.
Bizzarro destino per un cantante che aveva sempre desiderato cantare boleros ma era sempre stato destinato ai brani veloci perchè ritenuto non adatto.
La strada gli fu sbarrata da autentici mostri della canzone e fu spesso relegato al ruolo di corista. Del resto era con Benny Morè e con Pacho Alonso che oggettivamente gli erano
superiori in ogni genere della musica cubana. Alcuni però arrivarono fino a dire che fu un cantante di seconda fila dietro ad altri più bravi di lui e che mai ebbe popolarità a
Cuba nemmeno negli anni 50 e 60.
Avrebbe dovuto volergliene a tutti quegli artisti che lo oscurarono in tutta la sua vita artistica.
In questo uomo non c' era spazio per sentimenti negativi: arrivò a comporre e cantare una canzone in cui ricorda uno per uno quei cantanti che lui stesso riteneva di un altro pianeta. Li nomina tutti, compresi quelli che gli sbarrarono, inevitabilmente, la strada nelle orchestre in cui figurò.
Nel Buena Vista era stato, come gli altri , solo sè stesso: non raccontava un personaggio; il suo autoritratto trasudava la verità e la bellezza della persona.
Con quella scoppola da siciliano ed una grande intensità in quegli occhi neri quasi liquidi che raccontavano in un solo sguardo una vita di difficoltà e tutta la dolcezza del popolo cubano.
Se ne è andato via con dolcezza, la stessa con la quale aveva accettato serenamente la marginalità e l'oblio così come l'attenzione del mondo dopo il successo del Buena Vista.
Di tutti gli artisti del Buenavista fu quello che più beneficiò del culturismo mediatico legato al successo di quel progetto.
Guarda il filmato
Non era come Compay Segundo o Ruben Gonzales o Omara Portuondo: una stella di prima grandezza ormai dimenticata; non era nemmeno un cantante popolare come Pio Leyva.
Indubbiamente la storia di un artista non si può cambiare e nonostante la lotteria vinta con il Buena Vista, Ferrer fu un cantante di secondo piano con quel timbro vocale fragile, quasi spento se comparato con la forza interpretativa di altri soneri.
Oggi però che la stragrande maggioranza di quegli artisti che gli furono superiori sono morti una precisazione del genere non ha più senso logico.
Dal finire degli anni 90 la voce di Ibrahim Ferrer testimoniò, una volta ancora, che Cuba è uno scrigno di talenti che questa morte impoverisce ancora un poco.
Riposa in pace, Vivin.
Discografia:
Buena Vista Social Club Presents Ibrahim Ferrer - ( World Circuit 1999)
¡Que Bueno Esta! - ( Blue Moon 2000),
Buenos Hermanos - ( World Circuit 2003)
Partecipazioni:
Buena Vista Social Club -( Nonesuch 1997)
Mi Oriente: Ibrahim Ferrer Con Chepin Y Su Orquesta Oriental - ( Tumbao 1999),
Tierra Caliente (Egrem 2000)
Mi sueno - ( Nonesuch 2007)
Claudio Marucci
Luglio / Agosto / Settembre 2007
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