Miguelito Cunì
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In teoria il termine dovrebbe servire per designare ogni esecutore del genere musicale
nato a Cuba che si conosce come Son, però praticamente si utilizza per indicare il cantante
di una orchestra afrocubana, che canti Son od un altra cosa (eccetto che si tratti di un cantante
specializzato in un particolare genere musicale, in tal caso, ad esempio, lo si chiama "bolerista" o "guarachero").
Tuttavia la parola Sonero può indicare anche i musicisti, ad esempio los Soneros de Oriente.
Inoltre nella canzone "mi son sandunguero" si ascolta il cantante Fernando Lavoy cantare questa quartetta:
Oye mi son sandunguero
el tres lo toca bonito
y el bailador que es sonero
lo goza con su tumbaito
Benny Morè
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La parola Sonero serve qui per qualificare qualsiasi persona che ami il Son
senza necessariamente dover essere un musicista. Però se diamo per buono
che il Sonero è il cantante, rimane da spiegare cosa distingue un Sonero da un qualsiasi cantante.
Se il lavoro di un qualsiasi cantante consiste nel cantare un testo già esistente,
possiamo dire che questo costituisce appena il lavoro preliminare di un Sonero,
la qual cosa si spiega con la struttura stessa del Son e dei generi musicali al Son assimilati
(con l'eccezione del Bolero). In effetti ogni Son si divide abitualmente in varie parti;
nella sua struttura troviamo una prima parte fissa, mentre tutto quello che la segue può essere oggetto di variazioni.
Ismael Rivera
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Miguel Quintana
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Oscar D'Leon
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Carlos Embale
El Indio
Mayito Rivera
Cheo Marquetti
Tony Calà
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La prima fase corrisponde all'introduzione strumentale (che può essere rappresentata da un semplice guajeo),
seguita da una breve canzone. Alejo Carpentier scrisse che questa parte in forma di canzone si chiama "largo"
però parlando con musicisti cubani non ho mai sentito utilizzare questo termine ed essi sono soliti riferirsi a
questa parte con una terminologia un poco imprecisa nominandola "introducion cantada", "cancion" o "Son".
A questo punto si entra in una seconda fase nella quale interviene il coro con una breve frase che si ripete
ad intervalli regolari, lasciando uno spazio, anche questo di durata regolare nel quale il Sonero può inserire i suoi
commenti cantati. Questa seconda parte, vero dialogo tra il coro ed il Sonero (solista) si chiama "montuno"
e corrisponde a questa tecnica che i musicologi chiamano "canto di chiamata e risposta".
Se il cantante solista esegue la sua parte i suoi interventi saranno improvvisati e, di conseguenza, si dirà che
stà "soneando" o "inspirandose". La frase che ripete il coro si chiama "coro" o "estribillo"
e le frasi del Sonero si chiamano "inspiraciones" o "pregones".
Dopo il montuno nel Son si esegue un assolo di Tres o di bongò per poi tornare al montuno prima di concludere.
Se si tratta di un conjunto o di un orchestra con una sezione di fiati gli assoli ed i montunos saranno separati
nell'arrangiamento da una scrittura per i fiati definita "Mambos".
Tanto il coro come le "inspiraciones" possono correre sopra una o due o quattro linee,
in questo ultimo caso il montuno progredisce per quartine, con un metro di base che tende ad essere di otto sillabe.
L'esempio più conosciuto di montuno in quartine senza tema introduttivo cantato è "Quitate tu" eseguito
dall'orchestra Fania nel concerto del 1971 al Cheetah.
D'altra parte esistono numerosi Son nei quali il tema introduttivo già si presenta come una successione di quartine
alternate con un coro: "Sin clave y bongò", "Camina y ven pa' la loma" o "No quiero llanto" etc.
Quanto finora detto implica ovviamente che non dovrebbero esistere due sole interpretazioni identiche di un Son
(in quanto al contenuto testuale), poichè ogni esecuzione di un montuno dovrebbe essere un momento
di creazione instantanea. E' chiaro che le qualità che ci si aspettano da un Sonero non sono propriamente quelle
che ci possiamo aspettare da un qualsiasi cantante. Un Sonero deve saper inventar frasi senza uscire di molto
dalla tematica contenuta nel testo iniziale del Son, essere coerente e di spessore in quel che dice, non essere
molto ripetitivo, ed essere capace di sottomettere le sue improvvisazioni a tutta una serie di variazioni melodiche
e ritmiche (mentre, nel frattempo, la frase del coro si mantiene stabile melodicamente così come testualmente).
Da ultimo, ma non meno importante, il Sonero dovrebbe fare tutto questo in rima, al meno approssimativamente.
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