|
Per chi guarda alla Salsa con un minimo di prospettiva storica e la integra come tappa evolutiva nel solco della tradizione musicale afrocubana il termine dei 40 anni è stretto.
L'analisi sarà dunque necessariamente più ampia.
Se si lasciano da parte le oziose indagini sul primo che coniò la parola Salsa e se intendeva parlare di cibo o di musica è inevitabile considerare come la Salsa abbia di fatto imposto un criterio commerciale più che artistico cancellando inesorabilmente il nome dei ritmi che purtanto continuava ad eseguire.
A partire dagli anni 70 non si parlò più di musica afrocubana ma di Salsa e così è tuttora, se è vero come è vero che persino la Timba viene spesso definita e classificata come Salsa fatta a Cuba.
Allo stesso modo è difficile accettare che anche ciò che precedette la Salsa venga definito Salsa per la stessa ragione per la quale, restando in ambito gastronomico, a partire dalle uova si può fare una maionese ma non si potrà mai chiamare maionese un uovo.
La premessa è necessaria per dire quanto la Salsa vive di una ambiguità già a livello terminologico che in certa maniera ne ha caratterizzato anche il destino.
Ogni ritmo ha avuto nella storia il suo destino: alcuni durano cento anni, altri dall'alba al tramonto. Diverso è il caso quando si analizza una parola contenitore al cui interno c'è tutto ed il contrario di tutto. E evidente che se ci limitiamo a circoscrivere la Salsa al movimento musicale che si originò a New York negli anni 70 questo durò al massimo una decade.
In senso stretto quindi la Salsa è morta con l'esaurirsi di quel movimento musicale aggregatosi intorno alla casa discografica Fania.
La storia però, che non scriviamo noi, ci insegna che la parola Salsa una volta insediatasi non è più uscita di scena. Come il camaleonte che cambiando colore si adatta all'ambiente circostante, la Salsa ha forse il segreto della sua immortalità nel non essersi legata a nessun ritmo ed a nessun stile in particolare ed a tutti nello stesso tempo assicurando in questo suo mimetismo la sua sopravvivenza attraverso decenni, cambio di epoche, di generazioni e di stili musicali.
Prima si creò la Salsa, poi venne la Salsa romantica, poi quella erotica, ed oggi si parla di Salsa cubana (Timba) e di Salsaton (parola nata dalla contrazione di Salsa e Reggaeton)...
Nulla scompare e tutto si trasforma... ed alla morte di qualcosa succede un battesimo di qualcosa di nuovo.
Così accadde anche prima della Salsa. Proviamo a ricordarlo.
Il primo esempio a cui mi viene di pensare è quello del Mambo che con la sua creazione come "Danzon de ritmo nuevo" di fatto sostituisce il genere del Danzon ormai relegato nell'album dei ricordi.
Sul finire degli anni '50 poi la rivoluzione cubana produce un corto circuito nella distribuzione della musica cubana che dagli inizi del '900 aveva conquistato il mondo con i principali ritmi molto spesso venduti come musica latina o tropicale.
La decade del '60 si apre sull'effetto scia lasciato dalla Pachanga, l'ultimo ritmo esportato dall'Isla grande.
Non durerà molto. L'arrivo dei Beatles ed il conseguente boom della cultura Pop crea già a partire dalla seconda metà degli anni '60 un clima sfavorevole per la musica cubana già danneggiata pesantemente dall'embargo commerciale successivo alla Rivoluzione castrista.
Esauritasi la febbre del Mambo si chiude un'era: il glorioso Palladium costretto alla chiusura, e figure storiche come Puente, Machito, dimenticate o scarsamente considerate. Persino Tito Rodriguez è costretto a sciogliere la sua orchestra nel 1966. I locali da ballo non vogliono più le grandi orchestre: in molti trovano rifugio nel Jazz accettando la fine di un'era.
Nello stesso tempo la ricerca musicale e l'industria cercarono di colmare questo vuoto con un prodotto che unendo ritmi cubani e nordamericani avrebbe dovuto allargare il proprio pubblico. E' l'inizio del cosidetto Crossover che si rivelò nel tempo una scelta effimera.
Gioco forza la clave ed il sabor dovettero imparentarsi con il Pop internazionale dando vita ad un bizzarro matrimonio. Fu così che nacquero il Bugaloo e lo Shing-a-ling che rappresentarono il tentativo di unire alla musica afrocubana elementi musicali afroamericani cercando un crossover che accontentasse i neri di Harlem ed il Barrio. Queste innovazioni che rispondevano ad una congiuntura discografica durarono poco. Servirono come pausa tra un epoca ed un altra. Al di là delle mode passeggere, che ebbero comunque un discreto seguito, l'unione della clave ed il sabor con la musica nera apparve con il tempo come uno scimmiottamento delle rispettive musiche che in definitiva lasciava tutti scontenti.
I tempi erano ormai maturi per una musica che identificasse i latinoamericani.
Iniziati ormai gli anni '70 la Salsa esplode raggiungendo vertici di popolarità e artistici tuttora insuperati. La Fania diventa quello che era la Motown per gli afroamericani, un simbolo di appartenenza culturale ed una splendida iniziativa commerciale. Poi dal 1976 al 1978 la Fania attraverso il matrimonio con la CBS tenta il crossover tra la Salsa e l'allora imperante disco music. Il tentativo non sortirà nessun effetto dando un risultato scadente che scontentò ancora una volta i due tipi di pubblico.
Sul finire del decennio la Salsa versa in uno stato comatoso: la disco music impera ed i Bee Gees vendono milioni di copie dei loro dischi. La Salsa sembra dimenticata e molti sembrano ormai rassegnati alla sua agonia ed alla sua definitiva scomparsa.
Nello stesso tempo però la Salsa rinasce con un disco come "Siembra", record di vendite assoluto nella storia. La Salsa consciencia di Ruben Blades nel 1979 riannoda i fili di una comunicazione interrotta tra la Salsa ed il suo pubblico imponendo uno stile impegnato, una nuova corrente. Sarà una rinascita quella della Salsa con un suo messaggio contro il disimpegno della disco music.
Non durerà molto nemmeno questo: era uno stile troppo personale per essere ripreso, e la Salsa cadde di nuovo in una grave crisi il cui termometro era l'agonia della sua mitica casa discografica di bandiera la Fania records.
Quella che era unanimemente considerata la vera Salsa sembrava definitivamente scomparsa per lasciare il passo ad un altro stile: la Salsa romantica o Salsa-canzone. Niente più a che vedere con i montunos ossessivi e le infuocate descargas, con assoli e sonorità aggressive: la nuova onda puntava sulla melodia, il cantante come personaggio, arrangiamenti facili per un facile consumo.
Sulle ceneri della Salsa consciencia nasce La Salsa romantica che a partire dagli anni '80 conquista il pubblico latinoamericano.
Lo stesso Willie Colon addolcisce il suo trombone quando pubblicando il suo primo album solista rinuncia alla musica che tanto aveva caratterizzato scegliendo le languide atmosfere della salsa romantica. Scelta che fece dire a Rondon, il celebre critico musicale autore della storia della Salsa che si trattava di "una Salsa da telenovela o da spot pubblicitario di un sapone".
Il successo della Salsa romantica fa gridare alla morte della Salsa tutti gli aficionados delle vecchie sonorità.
La trasformazione subita dalla Salsa proseguì con la successiva onda della Salsa erotica che incrudendo i testi si manteneva però nel solco delle sonorità languide della Salsa romantica. Anche negli anni '90 il fenomeno persiste ed una pletora di giovani ed oggi famosi cantanti si affermano con questo stile.
A parte qualche tentativo di ritornare alla sonorità della Salsa classica il finire degli anni '90 e l'inizio di questo secolo ci propongono l'ennesima agonia che oggi vede, a seconda del punto di osservazione del fenomeno, nel Reggaeton una nuova era per la Salsa o la sua definitiva morte.
Trattandosi di un fenomeno più recente manca la necessaria prospettiva storica per giudicare la reale portata e l'impatto salvifico o trasumatico del Reggaeton sui destini della Salsa.
Quello che è certo è che il momento storico che vive la Salsa è tra i più difficili che abbia mai passato.
E' una evidenza che il cambio generazionale abbia scelto altre strade (il Reggaeton principalmente) come bandiera musicale.
Le case discografiche (leggasi multinazionali discografiche) che controllano i mercati mondiali della musica ed impongono i gusti con gli strumenti che gli sono propri non hanno alcun interesse a produrre questa musica e non si vede all'orizzonte una nuova Fania. Fa eccezione e fa piacere segnalarlo la meritoria opera di qualche casa discografica che contro vento e maree (e aggiungerei Peer to Peer) si sono lanciate in riedizioni dei capolavori del passato della Salsa classica o guardano con attento interesse a Cuba come nuovo trampolino di lancio e di rinascita della musica che noi amiamo. Ricordiamo a tal proposito le riedizioni Fania a cura della Emusica e le produzioni della discografica catalana Envidia Records.
Da ultimo, ma non meno grave, l'ambiente della Salsa appare oggi drammaticamente indebolito, vorrei dire disintegrato, da tutta una serie di divisioni al suo interno.
Le divisioni sempre più profonde tra sostenitori di diverse correnti musicali e di diversi stili di ballo fanno oggi affermare con certezza che all'interno del movimento salsero (o di quello che ne resta) sia più quello che ci divide di quello che ci unisce. Con buona pace di coloro che con una retorica ormai stantia persistono nel definire "il popolo salsero" quelle che ormai sono solo tante tribù che pretendono la loro "Salsa", di ballare il loro stile e di farsi, come è del tutto normale in questa situazione, le loro serate.
Di fronte a questa nuova emergenza, a questo nuovo stato comatoso la Salsa questa volta in modo più drammatico vede ancora la sua vita in pericolo.
E mentre molti intonano l'ennesimo "De profundis" altri scommettono sulla capacità da parte della Salsa di risorgere ancora una volta, come l'araba fenice, dalle sue ceneri.
Per rinascere come?
Claudio Marucci
Gennaio / Febbraio / Marzo 2007
|