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Los Van Van:
Il dialogo con gli Orishas continua

di Ferruccio Paoletti

 

Ascoltavo oggi "Tim-pop con Birdland". Ogni volta mi sorprende la bellezza della musica, e mi colpiscono certi suoi messaggi subliminali lanciati, a trecentosessantagradi, dalla piccola Cuba verso il mondo. C'è a un tratto quel curioso recitativo/rap ove Mayito dice (tradotto alla bell'e meglio):

 
"... la domenica si balla alla Tropical, dove
- mi ha detto la mia vicina - gli affiliati di Oggún
andranno con le loro Reebok nuove,
e i figli di Changó, ancor di più, faranno ressa
per sfoggiare invece le loro Nike,
e sai perché? [you know why? nel testo, ndr]
perché all'Avana bisogna sempre dar adito a commenti,
costi quel che costi:
guai, però, se poi qualcuno ti viene a rompere"

Elegguá
"Elegguá"
Pittura religiosa allegorica su legno di Anonimo
Collezione privata Nobili/Saviola

Gli spiriti battaglieri (Oggún e Changó sono acerrimi rivali destinati a fronteggiarsi soprattutto per... questioni di donne), così cari al vigoroso sentimento di popolo cubano, ecco che li ritroviamo tristemente ridotti a idoli di cartapesta, esponenti di fazioni di adepti in guerra fra loro ma non all'insegna di ideali o principii da difendere, bensì del nuovo materialismo - quello che impone d'indossare gli sfavillanti prodotti dell'ultima moda.

Anche qui, dunque, in un brano commercialmente tanto fortunato, emerge quel mondo variopinto degli orisha che fa talvolta discutere per le sue verità come per le sue contraddizioni, e ci mette giocoforza di fronte - attraverso il suadente veicolo di una poetica musicale convincente come quella dei Van Van - ai mille aspetti della complessa, variegata spiritualità collettiva cubana.

Potenza di un'orchestra storica e di successo, che riesce sempre a far grande presa anche quando a venir messi in campo sono i temi difficili e delicati del misticismo. D'altra parte l'inclinazione esoterica, la "vocazione" stessa della band è mutata in misura significativa, rispetto al passato, proprio in quest'ultimo decennio, (ciò che si riflette in modo lampante sulla scelta del repertorio), e molto di ciò si deve a quanto sembra agli inserimenti importanti di alcuni... iniziati.

Ricordiamo quanto, pur velatamente, afferma Formell nell'imponente anthem ("Permiso que llegó") che da diversi anni a questa parte inaugura ogni loro concerto:

"...y como si fuera poco ahora yo en mi orquesta tengo dos babalao"
[...e, se non bastasse, ora ho nella mia orchestra due babalao]

Puro gioco o riferimento a un vero e proprio percorso iniziatico intrapreso da qualche membro del gruppo?

Changó
"Changó"
Pittura religiosa allegorica su legno di Anonimo
Collezione privata Nobili/Saviola
Questa stessa canzone/manifesto, poi, ma anche la citata "Tim-pop" che negli spettacoli recenti si avvicenda inesorabilmente seguendo al brano iniziale, ravvivano ad ogni ascolto le immagini impresse nella memoria da alcuni grandi concerti dei Van Van, che vidi due e tre estati fa. Una musica molto più possente dal vivo che non nelle versioni da studio normalmente conosciute, capace di muovere suggestioni forti e conturbanti, e pilotata sul palco dai suoi carismatici protagonisti vocali, sempre abili nello stimolare la partecipazione e l'interesse del pubblico.

Che la società - a Cuba come altrove - sia interessata da continui cambiamenti è d'altra parte innegabile, e sarebbe difficile immaginare che tutto ciò non finisca poi per coinvolgere anche l'attitudine delle grandi orchestre verso le trasformazioni sociali. Il bello - che si percepisce nella Timba - sta proprio nel fatto che questo tipo di musica "vive" degli eventi e dei sentimenti di massa contemporanei, si alimenta di quanto succede, in particolare nella calle, e nello stesso tempo cambia essa stessa, insieme al tessuto sociale a cui s'ispira per i suoi racconti, i suoi frammenti di satira come pure le narrazioni serie, e senza risparmiare alcun attore: gli artisti, il pubblico, il mondo che gravita intorno alla scena musicale.

Ci sono esempi illuminanti di questa tendenza alla mutazione, uno su tutti proprio il recitativo di Mayito nell'ultra-ascoltata "Tim-pop con Birdland". Coi giochi di parole, lì si allude per esempio alla mezcla di stili che tanto imperversa nel panorama cubano contemporaneo; tim-pop è appunto 'timba con pop', ma anche con 'moña', hip-hop. Oppure si additano i fenomeni di costume di una realtà sociale travagliata, nel momento cruciale del cambiamento. Comprendendo in tutto ciò anche i lati più antipatici e ambigui - come le "false affiliazioni a Changó e Oggún" (di cui si diceva al principio) dietro alle quali si celebra in realtà il culto delle apparenze o una folle, prevaricante idolatria per il potere e il dio denaro.

¡Hay Van Van para rato, aunque esté o no esté yo!

Se rileggiamo qua e là le presentazioni del nuovo album (a dire il vero poche e assai stringate), siamo portati a immaginare come quel mondo mistico - vagheggiato dal gruppo da un buon decennio almeno - andrà ora ulteriormente evolvendo, e come verrà commisurata la sostanza della secolare tradizione cubana a una realtà odierna così imprevedibile, così vogliosa di sviluppo, piena di fermenti e popolarmente impregnata di una spiritualità dagli aspetti nuovi e talvolta sorprendenti.

Si pensi per esempio a quel tema del mare/Yemayá che lo stesso Formell, in un'intervista anticipata già diversi mesi or sono, aveva così delineato come elemento portante del progetto musicale venturo:

Yemayá, Yemayá, aunque sabemos que estamos iré, necesitamos tu protección para volver a cruzar agua sala'a...

[Yemayá, Yemayá, anche se sappiamo di essere assistiti dalla buona sorte, abbiamo bisogno della tua protezione per tornare ad attraversare l'acqua salata]

Non si scorge forse, nell'invocazione rivolta alla potente divinità marina perché scongiuri la furia delle onde, la memoria ricorrente dei mille attraversamenti di quel braccio di golfo intentati fino a oggi, e spesso tragicamente, da esuli e balseros? Ma, più in generale e in un'ottica serena e ottimistica, anche dal punto di vista politico, vi si può rintracciare la problematica attuale dell'espansione del quehacer cubano al di là dei confini naturali del Paese, verso il mondo circostante. In un'era di aperture internazionali, che ancora vive di contraddizioni e di eccezioni controverse come quella cubana, l'isola circondata dall'immenso mare, lambita dalle carezze protettrici ma al contempo gelosamente possessive dell'avvolgente Yemayá, si trova di fronte a una svolta cruciale.

Bellissimo... e proprio qui sta il nocciolo del "concept" che ispira la nuova opera, che fin dal titolo porta all'evidenza i temi dell'apertura e del successivo perfezionamento del cammino (inteso come carriera artistica ma rappresentato, alla maniera cubana, per mezzo delle affascinanti allegorie della Santería).

...Vengo chapeándolo todo,
a enseñarte la verdad
para que nadie te confunda

[Sono venuto a spianarlo del tutto,
a mostrarti la verità
affinché nessuno ti faccia cadere in errore]

Fu proprio Juan Formell a spiegare, ancora in un'intervista di parecchio tempo fa (rilasciata al giornale 'Juventud Rebelde'), che:

"Van Van viene abriendo camino, y cómo, pues chapeando. Esto ocurrió en el tema 'Permiso que llegó Van Van'. En su texto hago referencia al garabato, instrumento que se usa para chapear y tiene que ver, en la religión afrocubana, con abrir los caminos"

[I Van Van sono venuti aprendosi il cammino, e poi spianandolo, cosa che era già presente nel tema 'Permiso que llegó' nel cui testo faccio riferimento al garabato, l'attrezzo che si usa per falciare e ha a che fare, nella religione afrocubana, con l'aprire i passaggi]

Un tema di Elegguá, questo, che la grande orchestra cubana, come si legge in quelle stesse parole, ha adottato ormai da anni per simboleggiare il suo procedere, con lo schiudersi di nuovi percorsi sotto i fendenti simbolici del garabato, lo strumento sacro che libera il sottobosco [anche... di eventuali "concorrenti" che possano ingrombrare la strada, aggiungerei, ;-) ] e poi, sfoltendolo, dà via libera a un nuovo cammino.

... Van Van viene como va,
de la mano de Elegguá,
chapeando, gozando
y regalando aché

In un'altra intervista - quella più recente del primo dicembre, che ha preceduto di pochissimo la festa/celebrazione tenuta nel giorno di Changó, nonché il "compleanno" ufficiale dell'orchestra - sempre Juan Formell svela questa volta una versione parallela del perché il disco sia stato intitolato Chapeando:

"i Van Van, all'inizio nell'anno '69, aprirono un passaggio nel monte col permesso di Osain, Orula e Olofí. Quel cammino, con la separazione di alcuni dei componenti dell'orchestra (partenze di volta in volta dettate da ragioni diverse), era poi andato richiudendosi, ostruito dal crescere dell'erba e della boscaglia [sic nel testo, ndr]. Ora sono giunti elementi nuovi, e col loro aiuto si procede a spianare quello stesso cammino per aprirlo un'altra volta".

Ma a ben vedere anche la canzone - interpretata da Robertón e già notoria "Nada diferente (Ven ven ven)", getta uno sguardo al passato proprio per poter ribadire alla fine, tra le pieghe scanzonate della sua timba irresistibile, questa stessa dichiarazione d'intenti: la precisa identità, la continuità ammirevole di percorso che il gruppo è stato capace di conservare e custodire integra nel tempo, segreto della sua grandezza epocale a dispetto anche delle drastiche defezioni patite via via, e dei più disparati incidenti di percorso:

"...Y aunque surjan piedras en el camino,
yo te aseguro mi amigo que
hay Van Van por mucho tiempo"

[...E anche se lungo il cammino spuntano delle pietre,
amico mio, io ti assicuro che
i Van Van ci saranno ancora, e per molto tempo]

Aggiunge Formell che "il cd è corredato, a sua presentazione, da dei testi di grande bellezza, veri e propri studi su argomenti folklorici, scritti dagli etnologi Miguel Barnet e Rogelio Martínez Furé". Inoltre, un altro motivo d'interesse sarà costituito dalla presenza di illustrazioni destinate ad arricchire la veste grafica del prodotto, immagini evocatrici a firma di giovani artisti figurativi (Manuel Mendive, "Choco", Roberto Fabelo, Rancaño, Zayda del Río) che traggono tutti una profonda ispirazione dal substrato mistico e dalle storie degli orishas.

Insomma - lo ricordano ancora le parole pronunciate da Formell durante la recente conferenza stampa - "con questa ultima produzione discografica l'orchestra Los Van Van si aggiunge all'ampia lista di compositori e interpreti cubani che hanno dedicato le proprie interpretazioni e reso omaggio al culto delle divinità Yoruba: preziosa e splendida eredità che ci hanno tramandato i nostri antenati africani".

Non idoli di cartapesta, dunque, non pallide figure di un olimpo remoto e alieno, ma energie vive e ben presenti fra gli uomini.



Ferruccio Paoletti
Maggio 2005

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