Salsa Social Club
Webzine sul mondo della Salsa e dei ritmi latini
 
Archivio articoli home page news speciale interviste articoli eventi 

La Salsa:
paternità nascosta...?

(Reflexiones desde los pies del bailador)

di Yohanka Alfonso

 

La salsa come movimento etno-musicale nasce a New York alla fine degli anni '60
<...>
La salsa brava. Brava in spagnolo è un sinonimo di cattiva, dura. La salsa gorda è invece quella che si produce principalmente a Puerto Rico, (ma anche in Venezuela e Colombia) La salsa conciencia (coscienza) nasce in realtà anch'essa a New York
<...>
La salsa romantica invece nasce negli anni '80. La techno salsa nasce nel nuovo millennio. La timba è invece la musica contemporanea cubana. Nasce negli anni '90 e risente dei profondi cambiamenti sociali avvenuti proprio in concomitanza del cosiddetto "periodo especial"
<...>
Il salsoton è recentissimo, Nasce a Puerto Rico
<...>
Per salsa classica si intende tutta la salsa compresa tra gli anni '60 e gli anni '90
<...>

Enzo Conte

Y Cuba donde està?

Mi fa sempre piacere leggere gli studiosi della salsa cosi interessati ad inquadrare il fenomeno, anche se a volte gli passano davanti tagliando la testa alle sue radici conosciute e riconosciute. Interi saggi che attribuiscono la paternità della Salsa ai differenti ritmi e altrettanti paesi latinoamericani, cercando di classificare un fenomeno di vecchia data sud-globalizzato (mi riferisco a Sud America e i Carabi, prima ancora del termine globalizzazione), vissuto in modo kafkiano da noi, entrando ed uscendo dai ritmi senza aver avuto tempo per accorgerci che la generazione nata nei 60' lungo il Rio Bravo fino alla Patagonia soprattutto nei Carabi, sarebbe stata protagonista e testimone di cambiamenti e novità musicali polemiche, discusse, importanti e durevoli.

Una vastissima bibliografia da consultare, milioni di dischi da ascoltare nel tentativo di stabilire il capolinea della Salsa, una parola meticcia, "controversa" di cui spesso si drammatizza troppo l'atto di nascita.

Tanti conoscitori, studiosi e dilettanti dedicati allo studio di un fenomeno "vivìto y coleando" di cui i migliori archivi sono proprio le persone che giorno per giorno aggiungono, tolgono, complicano, arricchiscono da anni i diversi stili sui passi mai persi del Son cubano.

Ebbene si, piaccia o non è Cuba la colonna vertebrale che gli fa da supporto, sulla quale si sono costruiti los montunos, los ponches y los tumbao's del lungo elenco delle diverse derivazioni della Salsa e succede che, paradossalmente, Cuba spesso è assente nelle nomination che elencano il fenomeno di gestazione della salsa, limitando la cubana paternità solo alla timba.

La propria parola Salsa, caratterizza la manifestazione soltanto in quanto a rappresentazione della idea di questo genere che comprende tantissimi ritmi popolari. Un'espressione maturata però a partir de los pies de los bailadores, che fanno sparire serata per serata la lunga contesa, tuffandosi in pieno nella musica sia più dura o meno, sempre ritmatica y sabrosa al compàs dei tre tempi + un quarto, ereditati dal Son.

La Salsa è cubana dal più profondo dell'anima, l'utilizzo della parola forse è stata timbrato altrove. Chiedetevelo al vallenato, alla chicha, al merecumbè, alla cumbia, alla plena o al merengue (che non sono cubani affatto).

E non perché l'abbiano detto Tito Puente, Oscar d'Leon o Gilberto Santa Rosa. Basterebbe destinare qualche serata in Bogotà al Salomè della calle 82 con Carrera 14, e scambiare due parole con Cèsar Pagano, uno degli esperti più autorevoli e documentati riguardo al tema. O se magari si capita a Cali attraversare il ponte e fare un giretto per Juanchito, per citare due dei "Templi" storici della musica in Colombia ed in America Latina, locali nei quali ballare con lo swing cubano è d'obbligo. Sudamerica è compatta nella follia della salsa, dalla cosmopolita città di La Paz, con El Loro y su Salsa o l'Achè, al porto del Callao in Lima ed in nessuno di questi posti sacri salseramente parlando, esiste la diatriba che da un tempo, portano avanti alcuni dei ricercatori su un tema che alla fine, li dimostra più preoccupati per intellettualizzarla ed incorniciarla, che per sentirla e goderla a volontà. Se solo si chiedesse in giro per questi locali salseri ai bailadores da dove viene la salsa... nessuno esiterebbe a dire: "da Cuba mi hermanito..."

Dai lontani anni 1930' e 1940' i musicisti guardano attentamente a Cuba come specchio, come fenomeno artistico in costante progresso. I brani prodotti nell'isola da sempre sono stati arrangiati, copiati, seguiti, riprodotti da diversi gruppi esteri, alcuni tristemente espropriati a causa del mancato controllo sul patrimonio discografico cubano o per motivi dell'isolamento politico prodotto del embargo.

Se si vuole analizzare l'evoluzione della musica in Latinoamerica e i Carabi è basilare il fatto di fare appello alla memoria storica, mettendo da parte i gusti o le preferenze, che sono farina di altro sacco...

"La Salsa Mia"

1,2,3 giro a destra... ché noia! Particolarmente non ricordo più da quando ballo, ballo da sempre, non concepisco la vita senza musica. Da bimba, mia madre mi addormentava con la ninna-nanna... "no me hales la leva mamita santa, que me la rompes" correvo fra i miei nonni musicisti della Sonora Musical che nei lontani anni 40' e 50' fecero arrivare il Son nelle capitali sudamericane, per poi disgregarsi nel Conjunto Chapotìn, La Orquesta de Roberto Faz, Rumbavana... Negli anni 70' 80' la mia casa era piena dei musicisti irrequieti e sconosciuti compagni della scuola di musica di mio fratello, riuniti attorno ai dischi di vinile che ascoltavano con attenzione provando nuovi passi di ballo che ancora oggi, sono oggetto di polemica. L'epoca en cui lasciavamo in dietro pian piano Yuya Martinez dei Van Van, e si cantava con lo stesso entusiasmo "Plantaciòn Adentro" o "Bacalao con Pan".

Fu cosi che ebbe il privilegio di veder affermarsi il Gruppo de la ENA, poi tramutato nell'Opus 13 impressionante di "Baila, bailarina", un brano leggendario di arrangiamento rivoluzionario, magistralmente cantato da Pànfilo, un misto eclettico fra le voci di Mike Jagger e la melodia di Cheo Feliciano.

La Salsa è nata e cresciuta nella gestualità nostra di tutti i giorni, impreziosita e guarnita dai suoni arrivati da New York e Porto Rico sui nostri suoni quotidiani, maturata in un periodo in cui tutto era benvenuto, accolto, processato, assorbito, esperimentato. Grande momento in Cuba di descargas, di scoperte: tempi d'emersione di una stirpe privilegiata di giovani musicisti con tanta fame nelle orecchie, prodotti visibili oggi nei nomi di Gonzalito Rubalcaba, Miguel Angà (+), Isaac Delgado, Oriente Lopez, Hernàn Lopez Nussa, Paulo FG, Juan Carlos Alfonso e tanti altri.

Siamo una generazione al di fuori dalle retoriche suscitate attorno ai quesiti etimologici della parola Salsa, poiché l'abbiamo vissuta senza tempo per farci le domande, senza il bisogno di dover decifrare i come ed i perché, semplicemente la vivevamo al pieno e senza dubbi.

E' questo il motivo per il quale gli insegnanti cubani di ballo impazziscono di fronte alla domanda: "ma quando si deve girare, prima o dopo?" ...come se la salsa avesse a che vedere con l'accademia! La salsa entra nelle vene, ti risveglia la vita , la senti nel profondo dell'anima ed in ogni punto corporeo.

Per noi la Salsa forma parte della nostra esistenza cosi come il caffè, il rum o los tamales. Non è vero -come ha detto qualcuno- che a Cuba la salsa sta scomparendo dei locali pubblici. Il giro turistico d'ora propone forse più il reggaeton, ma in Artemisa, in San Josè o en Bejucal, non solo in tempo di Charangas si fanno in modo spontaneo las ruedas de casino di 60, 70 coppie intorno alla piazza, dirette dagli storici e splendidi salseri quarantenni, cinquantenni, mescolati con i giovanissimi. Nell'Avana e dintorni, i ballatori si mobilitano alla Salsoteca del paese più vicino a godere la serata del sabato o la matinèe della domenica dopo pranzo, ed ogni volta che ci torno a casa rivivo l'emozione di ballare in mezzo ai veri grandi del ballo che una volta ammiravo ed imitavo. E' un piacere guardare come loro si godono la salsa di qualsiasi tipo: la timba o la romantica e sensuale senza sudare la camicia, senza fare distinzioni terminologiche inutili ed inservibili, concentrati unicamente nella clave ed il ritmo. Lì, il virtuosismo è superfluo, non serve. Serve solo lasciarsi trasportare dalla musica e seguire i suoi comandamenti naturali con l'allegria che ci mette nel corpo.

E abbiamo visto nascere e crescere La Salsa, che in ogni quartiere ebbe le sue leggende dal punto di vista musicale e ballabile, ogni quartiere "battezzò" a modo suo il linguaggio teorico de las ruedas, che, i nostri piedi raccontano, poiché l'effetto boomerang della salsa non è mai appartenuto ai Saloni, ma alla calle, al barrio.

Quanta soddisfazione, quando dall'Italia guardando Cubavisiòn, vidi l'anno scorso vincere la gara di ballo del Programma Para Bailar Casino al mitico salsero cinquantenne Ramòn Cabezas, di Quivicàn (il paese dov'è nato Chucho Valdez).

Soddisfazioni raddoppiate ancor più quando incontriamo fuori da Cuba i cubani salseri e senza mai esserci visti prima, ballando col nostro stile coinvolgente e naturale, possiamo accompagnare le note di Maikel Blanco, Recoge y vete, que llegaron los cubanos.

Yohanka Alfonso
Antropologa Cubana
Gennaio / Febbraio / Marzo 2007




diventa corrispondente discutiamone qui


home page news speciale interviste articoli eventi 

Copyright © 2001 - Salsa Social Club - tutti i diritti riservati su testi e foto
Ogni autore è responsabile per la propria opinione
Salsa Social Club è un prodotto Palma Real Productions
progetto grafico ----- Mururoa Team © ----- Mururoa Team ©