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Y Cuba donde està?
Mi fa sempre piacere leggere gli studiosi della salsa cosi interessati ad
inquadrare il fenomeno, anche se a volte gli passano davanti tagliando la
testa alle sue radici conosciute e riconosciute. Interi saggi che
attribuiscono la paternità della Salsa ai differenti ritmi e altrettanti
paesi latinoamericani, cercando di classificare un fenomeno di vecchia data
sud-globalizzato (mi riferisco a Sud America e i Carabi, prima ancora del
termine globalizzazione), vissuto in modo kafkiano da noi, entrando ed
uscendo dai ritmi senza aver avuto tempo per accorgerci che la generazione
nata nei 60' lungo il Rio Bravo fino alla Patagonia soprattutto nei Carabi,
sarebbe stata protagonista e testimone di cambiamenti e novità musicali
polemiche, discusse, importanti e durevoli.
Una vastissima bibliografia da consultare, milioni di dischi da ascoltare
nel tentativo di stabilire il capolinea della Salsa, una parola meticcia,
"controversa" di cui spesso si drammatizza troppo l'atto di nascita.
Tanti conoscitori, studiosi e dilettanti dedicati allo studio di un fenomeno
"vivìto y coleando" di cui i migliori archivi sono proprio le persone che
giorno per giorno aggiungono, tolgono, complicano, arricchiscono da anni i
diversi stili sui passi mai persi del Son cubano.
Ebbene si, piaccia o non è Cuba la colonna vertebrale che gli fa da
supporto, sulla quale si sono costruiti los montunos, los ponches y los
tumbao's del lungo elenco delle diverse derivazioni della Salsa e succede
che, paradossalmente, Cuba spesso è assente nelle nomination che elencano il
fenomeno di gestazione della salsa, limitando la cubana paternità solo alla
timba.
La propria parola Salsa, caratterizza la manifestazione soltanto in quanto a
rappresentazione della idea di questo genere che comprende tantissimi ritmi
popolari. Un'espressione maturata però a partir de los pies de los
bailadores, che fanno sparire serata per serata la lunga contesa, tuffandosi
in pieno nella musica sia più dura o meno, sempre ritmatica y sabrosa al
compàs dei tre tempi + un quarto, ereditati dal Son.
La Salsa è cubana dal più profondo dell'anima, l'utilizzo della parola forse
è stata timbrato altrove. Chiedetevelo al vallenato, alla chicha, al
merecumbè, alla cumbia, alla plena o al merengue (che non sono cubani
affatto).
E non perché l'abbiano detto Tito Puente, Oscar d'Leon o Gilberto Santa
Rosa. Basterebbe destinare qualche serata in Bogotà al Salomè della calle 82
con Carrera 14, e scambiare due parole con Cèsar Pagano, uno degli esperti
più autorevoli e documentati riguardo al tema. O se magari si capita a Cali
attraversare il ponte e fare un giretto per Juanchito, per citare due dei
"Templi" storici della musica in Colombia ed in America Latina, locali nei
quali ballare con lo swing cubano è d'obbligo. Sudamerica è compatta nella
follia della salsa, dalla cosmopolita città di La Paz, con El Loro y su
Salsa o l'Achè, al porto del Callao in Lima ed in nessuno di questi posti
sacri salseramente parlando, esiste la diatriba che da un tempo, portano
avanti alcuni dei ricercatori su un tema che alla fine, li dimostra più
preoccupati per intellettualizzarla ed incorniciarla, che per sentirla e
goderla a volontà. Se solo si chiedesse in giro per questi locali salseri ai
bailadores da dove viene la salsa... nessuno esiterebbe a dire: "da Cuba
mi hermanito..."
Dai lontani anni 1930' e 1940' i musicisti guardano attentamente a Cuba come
specchio, come fenomeno artistico in costante progresso. I brani prodotti
nell'isola da sempre sono stati arrangiati, copiati, seguiti, riprodotti da
diversi gruppi esteri, alcuni tristemente espropriati a causa del mancato
controllo sul patrimonio discografico cubano o per motivi dell'isolamento
politico prodotto del embargo.
Se si vuole analizzare l'evoluzione della musica in Latinoamerica e i Carabi
è basilare il fatto di fare appello alla memoria storica, mettendo da parte
i gusti o le preferenze, che sono farina di altro sacco...
"La Salsa Mia"
1,2,3 giro a destra... ché noia! Particolarmente non ricordo più da quando
ballo, ballo da sempre, non concepisco la vita senza musica. Da bimba, mia
madre mi addormentava con la ninna-nanna... "no me hales la leva mamita
santa, que me la rompes" correvo fra i miei nonni musicisti della Sonora
Musical che nei lontani anni 40' e 50' fecero arrivare il Son nelle capitali
sudamericane, per poi disgregarsi nel Conjunto Chapotìn, La Orquesta de
Roberto Faz, Rumbavana... Negli anni 70' 80' la mia casa era piena dei
musicisti irrequieti e sconosciuti compagni della scuola di musica di mio
fratello, riuniti attorno ai dischi di vinile che ascoltavano con attenzione
provando nuovi passi di ballo che ancora oggi, sono oggetto di polemica. L'epoca
en cui lasciavamo in dietro pian piano Yuya Martinez dei Van Van, e si
cantava con lo stesso entusiasmo "Plantaciòn Adentro" o "Bacalao con Pan".
Fu cosi che ebbe il privilegio di veder affermarsi il Gruppo de la ENA, poi
tramutato nell'Opus 13 impressionante di "Baila, bailarina", un brano
leggendario di arrangiamento rivoluzionario, magistralmente cantato da
Pànfilo, un misto eclettico fra le voci di Mike Jagger e la melodia di Cheo
Feliciano.
La Salsa è nata e cresciuta nella gestualità nostra di tutti i giorni,
impreziosita e guarnita dai suoni arrivati da New York e Porto Rico sui
nostri suoni quotidiani, maturata in un periodo in cui tutto era benvenuto,
accolto, processato, assorbito, esperimentato. Grande momento in Cuba di
descargas, di scoperte: tempi d'emersione di una stirpe privilegiata di
giovani musicisti con tanta fame nelle orecchie, prodotti visibili oggi nei
nomi di Gonzalito Rubalcaba, Miguel Angà (+), Isaac Delgado, Oriente Lopez,
Hernàn Lopez Nussa, Paulo FG, Juan Carlos Alfonso e tanti altri.
Siamo una generazione al di fuori dalle retoriche suscitate attorno ai
quesiti etimologici della parola Salsa, poiché l'abbiamo vissuta senza tempo
per farci le domande, senza il bisogno di dover decifrare i come ed i
perché, semplicemente la vivevamo al pieno e senza dubbi.
E' questo il motivo per il quale gli insegnanti cubani di ballo impazziscono
di fronte alla domanda: "ma quando si deve girare, prima o dopo?" ...come
se la salsa avesse a che vedere con l'accademia! La salsa entra nelle vene,
ti risveglia la vita , la senti nel profondo dell'anima ed in ogni punto
corporeo.
Per noi la Salsa forma parte della nostra esistenza cosi come il caffè, il
rum o los tamales. Non è vero -come ha detto qualcuno- che a Cuba la salsa
sta scomparendo dei locali pubblici. Il giro turistico d'ora propone forse
più il reggaeton, ma in Artemisa, in San Josè o en Bejucal, non solo in
tempo di Charangas si fanno in modo spontaneo las ruedas de casino di 60, 70
coppie intorno alla piazza, dirette dagli storici e splendidi salseri
quarantenni, cinquantenni, mescolati con i giovanissimi. Nell'Avana e
dintorni, i ballatori si mobilitano alla Salsoteca del paese più vicino a
godere la serata del sabato o la matinèe della domenica dopo pranzo, ed ogni
volta che ci torno a casa rivivo l'emozione di ballare in mezzo ai veri
grandi del ballo che una volta ammiravo ed imitavo. E' un piacere guardare
come loro si godono la salsa di qualsiasi tipo: la timba o la romantica e
sensuale senza sudare la camicia, senza fare distinzioni terminologiche
inutili ed inservibili, concentrati unicamente nella clave ed il ritmo. Lì,
il virtuosismo è superfluo, non serve. Serve solo lasciarsi trasportare
dalla musica e seguire i suoi comandamenti naturali con l'allegria che ci
mette nel corpo.
E abbiamo visto nascere e crescere La Salsa, che in ogni quartiere ebbe le
sue leggende dal punto di vista musicale e ballabile, ogni quartiere
"battezzò" a modo suo il linguaggio teorico de las ruedas, che, i nostri
piedi raccontano, poiché l'effetto boomerang della salsa non è mai
appartenuto ai Saloni, ma alla calle, al barrio.
Quanta soddisfazione, quando dall'Italia guardando Cubavisiòn, vidi l'anno
scorso vincere la gara di ballo del Programma Para Bailar Casino al mitico
salsero cinquantenne Ramòn Cabezas, di Quivicàn (il paese dov'è nato Chucho
Valdez).
Soddisfazioni raddoppiate ancor più quando incontriamo fuori da Cuba i
cubani salseri e senza mai esserci visti prima, ballando col nostro stile
coinvolgente e naturale, possiamo accompagnare le note di Maikel Blanco,
Recoge y vete, que llegaron los cubanos.
Yohanka Alfonso
Antropologa Cubana
Gennaio / Febbraio / Marzo 2007
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