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Terminò la polemica sopra la Salsa?
(seconda parte)

di Leonardo Acosta

 
LA REAZIONE CUBANA DI FRONTE ALLA SALSA

Forse con eccessiva veemenza i cubani rifiutarono la Salsa fin dal momento in cui si creò la parola: è curioso constatare che ci fu identità di vedute tra i cubani di New York e quelli dell'isola. Mario Bauzà, Machito, Cachao negarono che la Salsa fosse altra cosa che la stessa musica suonata da loro negli anni 40. Tito Puente, totalmente identificato con la musica cubana della fruttifera era del Mambo, del Cha Cha Cha e dell' Afrocuban Jazz non si stancava di ripetere che l'unica Salsa che conosceva era quella di pomodoro. A Cuba non solo i musicisti ma anche giornalisti, musicologi e tutti gli apparati preposti alla diffusione della musica si schierarono contro la Salsa. Ci fu un momento in cui sembrò installarsi una velata proibizione verso la Salsa. Illustri musicisti come Enrique Jorrin, Antonio Arcano, Rafael Lay, Rosendo Ruiz Quevedo, Richard Egues ed altri rifiutarono la Salsa con modi simili a quelli attuati dai loro colleghi di New York. Fu quasi un problema di onore nazionale. Non mancò chi credette ad un problema generazionale però non c'è alcun dubbio che questa reazione contro la Salsa nasceva da una lamentevole realtà: le imitazioni ed i plagi di stili e brani cubani da parte di alcuni musicisti privi di scrupoli che colpiva direttamente i cubani; che oltretutto non potevano reclamare legalmente per questi abusi.

D'altra parte nasceva una Salsa "politica" con Ruben Blades e Willie Colon che fu accettata a Cuba senza riserve. Poi l'embargo contro Cuba ed in concreto contro i musicisti cubani, entrò nel 1978 in una fase di distensione. La CBS registrò un disco e sponsorizzò una tournèe di Irakere negli Stati Uniti, così come la loro partecipazione al Festival di Newport e propiziò l'incontro Cuba - Usa nel teatro Karl Marx, dove per un paradosso suonò anche la Fania All Stars. L'assenza di promozione da parte cubana si sommò alla barriera di silenzio già esistente e la presenza delle stelle della Fania passò quasi inavvertita con l'eccezione di alcuni musicisti che strinsero amicizia con i "salseros". Non ci fu nemmeno lo spazio per la disputa che invece occorse con l' infortunio della visita di Oscar De Leon che significò un vero terremoto nella politica di diffusione della musica. Nella decada degli anni 80 il panorama salsero decadde negli Stati Uniti; l'impero della Fania si sfasciò ed alcuni critici vaticinarono la fine della Salsa. Era sopraggiunto il regno dei cantautori e divi di questa musica zuccherata e commerciale battezzata dalla critica nordamericana "spanish - pop"; una sorta di imitazione servile del peggior pop anglosassone. Alcuni salseros cercarono di rispondere con la "salsa erotica", un altra etichetta pubblicitaria che non raggiunse un grande successo. In cambio in Venezuela, Colombia e Portorico la Salsa ed i ritmi caraibici mantenevano la loro popolarità grazie ad orchestre di autentico valore. Nel frattempo a Cuba la musica ballabile era in agonia, colpita da una paralisi senza precedenti nella nostra storia che inziò nel 1968-70 quando la gioventù solo sembrava interessarsi alla Nueva Trova o l' Heavy Metal ed altre varianti del Rock. Che si trattasse di una situazione artificiale lo dimostrò la televisione nel 1979 con un programma dal titolo "Para bailar" che evidenziò l'interesse dei giovani per i nostri ritmi ballabili. Così fu dimostrato che che i giovani cubani si erano allontanati dalla loro musica semplicemente perchè non esistevano locali per ballare, così come le orchestre non sapevano dove suonare. Quasi impercettibilmente si crearono le condizioni affinchè negli anni 80 si potesse annunciare nuovamente una vera esplosione di orchestre di musica cubana ballabile. Queste orchestre seppero approfittare di tutti gli spazi che che si aprirono in quegli anni. Tra questi possiamo citare:

1) la celebrazione dei festival Jazz Plaza nei quali dimostrarono la loro forza e si fecero conoscere gruppi che in seguito sarebbero passati dal Jazz alla musica ballabile

2) la creazione di locali e spazi per il ballo

3) la rinascita del turismo internazionale

4) la creazione di programmi televisivi come "Mi Salsa"

5) L'apertura verso l'esterno che ha permesso ai nostri gruppi tournèe In America, Europa e Giappone

6) il crescente interesse delle case discografiche e della radio di diversi paesi per diffondere la nostra nuova musica; con il risultato che alcune nostre orchestre scalarono la vetta della popolarità persino a New York

7) il rinascimento internazionale della Salsa e la musica afrocubana che ha guadagnato adepti nei paesi Scandinavi, Spagna, Svizzera, Olanda e Giappone, superando l'impasse degli anni 80.


di Leonardo Acosta

<< prima parte terza parte >>


Leonardo Acosta nato a L'Avana nel 1933. Durante gli anni 50 suona il sassofono nelle orchestre di Armando Romeu, Julio Gutierrez e Benny Morè. Nel 1958 partecipa alla creazione del Club Cubano del Jazz che invita a Cuba i più grandi jazzisti statunitensi. Dagli anni 60 si consacra essenzialmente al giornalismo e alla scrittura e sostiene regolarmente conferenze negli Stati Uniti e in America Latina. Ha scritto una dozzina di libri di letteratura e musica tra i quali spiccano "Musica y decolonizacion" e "Del tambor al synthetizador" e di una storia del Jazz a Cuba.

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