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La Salsa a New York

di Paolo Pachanga

 
Indubbiamente la salsa é una delle musiche che più ci ha affascinato in questi ultimi decenni.
Ha significato per molti latinos a NY la possibilità di rappresentare una propria cultura musicale e ritmica che affondava le radici in una propria identità d'appartenenza: cubani, portoricani, dominicani, panamensi, colombiani e venezuelani che a NY si ritrovavano musicalmente soprattutto attorno ad alcuni modelli molto in voga nella Cuba degli anni '50, quello del Conjunto di Arsenio Rodriguez, della Sonora Matancera, della Charanga, ma anche del Mambo di Machito (quest'ultimo una vera gloria di quell'olimpo del Mambo che era il Palladium degli anni 50). Era un fermento di gruppi e orchestre che si rifacevano musicalmente a diverse tradizioni: quella del Son, del Mambo, della Rumba, del Chachachà, del Bolero, della Bomba. Questa ricchezza musicale confluì tutta in una *unica* musica che qualcuno convenne dovesse chiamarsi "Salsa".

Era il periodo dei forti flussi migratori dai paesi latini verso gli Usa e della contestazione giovanile, un fermento che attraversava tutto il mondo occidentale . Anche nella Salsa possiamo trovare traccie di quella contestazione anche se come movimento musicale la Salsa più che esprimere una protesta rappresentò il desiderio di affermazione di una identità latinoamericana in terra nordamericana. Ricordiamo brevemente qui i titoli di alcuni brani che contrassegnarono fortemente quell'epoca: "Si yo fuera Presidente" la surreale canzone in cui Frankie Dante si immaginava presidente annunciando il suo programma elettorale, "Imagines latina" del Conjunto Libre, dove s'inneggiava a un'unità del latino in quanto tale e migrante "nelle viscere del mostro"... lo stesso "Vamonos pa'l monte" di Palmieri, un messaggio musicale d'appartenenza, dove nel monte (luogo immaginario che sintetizza la propria origine e tradizione) "se goza mas", rafforzato da un montuno di organo (invece che di piano), proprio a rappresentare il suono originario dell'organo oriental, uno strumento molto in voga nell'Oriente cubano alle origini del Son. Ci fu anche chi cercò di fondere la tradizione del Son con la musica nera americana, partorendo quell'ibrido che fu il Boogaloo, che alcuni chiamavano "Soul latino", ma in sostanza dagli anni 60 in poi e soprattutto negli anni 70 si affermò la "Salsa". Un fenomeno che forse é azzardato definire una nuova tendenza musicale, sicuramente un genere dei generi preesistenti, dove nuovi (e vecchi) protagonisti avevano l'occasione di esprimersi con una nuova linfa, quella assicurata dalla mescola delle diverse componenti: una condizione favorita dallo scenario di NY, in qualche modo "centrale" per tutta la comunità latinoamericana. Solo per fare un esempio citiamo Celia Cruz, "la Reina", che a NY ebbe l'occasione di farsi conoscere da un pubblico più ampio, ma che era già una gloria della musica cubana negli anni '50 a Cuba, quando cantava con la Sonora Matancera, un'orchestra che suonava "Salsa" quando ancora a Cuba si chiamava Son, un'orchestra poi presa a riferimento da Johnny Pacheco (e non solo da lui...), il musicista manager dominicano, alle origini del fenomeno "Salsa" a NY. La Salsa fu una musica fortemente fedele alla tradizione cubana del Son, della Rumba, del Mambo, del Bolero, del Chachachà, che in alcuni casi veniva *incrociata* con i ritmi della tradizione portoricana (la componente latina più numerosa a NY), principalmente quello della Bomba. Questo avvenne fino ad un certo periodo. Dopo la spinta creativa degli anni 70/80 fedele alla tradizione del tambor e della clave, generalmente spontanee e provenienti dal Barrio, ci fu un periodo di crisi in cui il business prese il sopravvento e tutto finì nelle mani dei discografici della Salsa che con logica industriale ritennero di dover influenzare il mercato in funzione delle vendite dei dischi.

Si affermò alla fine degli anni '80 il filone della cosiddetta "Salsa Erotica" che poi si trasformò in "Salsa Romantica". Un filone che i salseri, quelli veri, non tardarono a definire "Salsa Boba" oppure "Salsa Monga", termini offensivi per screditare il filone e dire in sostanza che si trattava di musica inconcludente. Venne quindi il periodo dei cantanti un po' meno *machos* dalla voce fina se non effeminata, i brani stessi avevano più la struttura della canzonetta alla *San Remo* per intenderci, piuttosto che del Mambo o della Descarga... Se prima un disco al massimo vendeva qualche decina di migliaia di copie e raramente superava le cento migliaia, arrivò così il boom delle vendite milionarie. Per fare un esempio "Cara de niño" di Jerry Rivera, venne stimato a 8 milioni di copie vendute. Sara vero ?

E' difficile dire cosa stia succedendo ora a NY, quello che é certo, che soprattutto nel circuito tradizionale del ballo latino si sta cercando una specie di ritorno alle origini. Musicalmnte nascono nuovi gruppi che si rifanno alla tradizione originaria, e che fin dal nome accentuano questo aspetto, prendiamo ad esempio per tutti "Los Soneros del Barrio" che prendono il nome a prestito da una famosa Salsa degli anni '70 a NY. Questo non é l'unico gruppo a riproporre riarrangiati diversi temi *Standard* della Salsa che segnarono quell'epoca esplosiva degli anni '70, temi che a volte già all'origine erano cover di temi del passato. Anche in California c'é l'orchestra "Tabaco y Ron" che fa qualcosa di simile. Potremmo parlare del successo negli anni recenti di Wayne Gorbea con il *suo* "Cañonazos", quel tema reso celebre a Cuba negli anni '50 da Celia Cruz con la Sonora Matancera; della "Spanish Harlem Orchestra" che rispolvera (fra gli altri) temi di Tito Rodriguez e di Willie Colon; del "Grupo Caribe" con il tema "Un Congo me diò la letra", quest'ultima una cover di un tema in voga nella Cuba degli anni '50/60 grazie a Celeste Mendoza.

Se poi pensiamo al ritorno di Jimmy Sabater, dello stesso Eddie Palmieri riproponendo temi che furono della sua vecchia orchestra "La Perfecta", oggi "La perfecta II"...si intravede ancor più chiaramente un ritorno alle origini, quelle fedeli alla tradizione del tambor e della clave ed una tendenza alla cosiddetta "salsa dura", etichetta con cui si conviene definire la salsa di NY. Eddie Palmieri, che ho intervistato di recente e che fu uno dei principali artefici del movimento "Salsa", dice che nel periodo recente la musica afrocaribeña fatta a NY si è molto scostata da quel sentimento delle origini, il che spiega a suo dire il perchè di tanti spontanei allontanamenti dalla scena o di improvvise conversioni al Latin Jazz in questi anni '90. Ci sembra di capire anche dalle parole dell'anziano Maestro che troppa Salsa "Monga" si è fatta nel recente passato e che sarebbe ora di dare una svolta. Lo stesso Palmieri ha voluto dare forse il *la* con le sue ultime produzioni discografiche, ritornando a suonare Salsa e tornando ad esibirsi dal vivo in tournèe dopo un lungo periodo di assenza. Siamo in presenza di un nuovo fermento che agita le vie del Barrio Niuyorquiño o solo di una tendenza discografica della Grande Mela salsera, dopo l'ubriacatura RMM degli anni '90? Staremo a vedere, intanto godiamoci pure questa musica anche se io in alcuni casi preferisco di gran lunga le versioni originali . Anche se non originale, per lo meno la possiamo chiamare Salsa, e io lo faccio con spirito salsero, consapevole che le nuove generazioni che non hanno conosciuto quel periodo musicale molto originale del passato, hanno l'occasione oggi di scoprirlo attraverso cover e rifacimenti vari. Viene solo da domandarsi: é una storia proiettata nel futuro o si sta sempre immersi in un passato che non torna?



Paolo Pachanga

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