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A Cuba si chiamò Son qualsiasi aria musicale più o meno melodica, semplice o complessa, poco o molto ritmata.
Nel suo successivo sviluppo questa parola definì sempre più precisamente uno stile di canto e di ballo.
Nei suoi inizi il Son era formato da un ritornello che, nel canto del tresero, si ripeteva durante un numero indefinito di compassi musicali;
i ballerini si riunivano attorno all'esecutore, che era la figura centrale del ballo, per ascoltarlo cantare Son.
Successivamente il ritornello si unì con una Regina, nome dato ad una quartina di versi dai contadini della regione orientale di Cuba.
La struttura ritornello - verso - ritornello apparve nel Son orientale fin dalle origini, come è testimoniato da uno dei Son
più antichi che si conoscano "Son de maquina" che è formato da tre reginas con i suoi corrispondenti ritornelli.
Le quartine con ritornello arrivarono già ben definite a Cuba, nonostante nelle sue forme verbali si notino indizi espressivi
dei negri di Spagna e Portogallo. Numerose canzoni del periodo coloniale hanno quartine o versi con ritornello quasi
sempre cantate da un solista (1).
Per Eduardo Torner "questa vecchia forma spagnola è oggi usata nellla canzone popolare cubana, dove è stata chiamata
Son ed incorporata alla poesia colta da parte dei migliori poeti nazionali" (2).
In quanto al ritornello, non solo ci arriva già mulatto dalla Spagna, ma già dal secolo diciottesimo appaiono a Cuba canti negri anonimi
che hanno una certa somiglianza con lo schema formale del Son.
Nelle sue origini il Son cubano non aveva un formato strumentale stabile poichè bastava che si riunissero un gruppo di persone
con un tresero o un chitarrista o entrambi gli strumenti, un taburete, un cucchiaio e una bottiglia per formare un gruppo di Son.
Tuttavia subito nacque una formato strumentale chiamato bunga, formata da una chitarra ed un tres più le voci
dei suoi esecutori. Questo tipo di gruppo era molto usuale nell'ambiente contadino di Santiago de Cuba, Palma Soriano,
Bayamo e Manzanillo ed altre regioni orientali. Con il passar del tempo la bunga ampliò gli strumenti aggiungendosi la botijuela,
la marinbula ed altri strumenti come maracas, diente de arado, quijada, claves y bongò.
Siamo già nelle premesse di quello che più tardi sarà il sexteto, il septeto e l'estudiantina.
Espansione del Son
Gli integranti di queste bungas, così come altri musicisti che non appartenevano a queste, cominciarono a spostarsi
da un luogo ad un altro nelle provincie orientali ed anche verso altre regioni del paese in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita.
Molti portavano con sè la chitarra, il tres o altri strumenti con cui il Son cominciò il suo programma di espansione.
Uno degli aspetti più dibattuti e discutibili riguarda l'espansione del Son ed il suo arrivo a L'Avana.
Si è detto, e molti lo hanno ripetuto, che il Son fu portato all'Avana dall'Esercito permanente nel 1909 (3).
Questa affermazione non ci convince: Come è possibile che che un esercito, la cui principale occupazione non è la musica,
possa aver introdotto il Son a l'Avana. Non è sufficiente affermare che alcuni dei militari erano soneros.
Non si può negare il contributo dell'esercito nella espansione del Son, però questo non significa che furono loro quelli che lo
portarono all'Avana. E' più ragionevole dire che il Son arrivò nella capitale con gli emigranti da altre regioni.
Se il Son è un fenomeno artistico che si stava formando già dalla seconda metà del secolo diciannovesimo,
non solo nell'antica provincia di Oriente, è logico supporre che già molto prima del 1909 si ascoltava nella capitale
per le ragioni sopra esposte. In ogni caso, su questo aspetto (come per le origini del "Son de la ma' Teodora") bisogna continuare ad
investigare.
Qualcosa di simile succede con il Sucu-sucu, forma oriunda della Isla de Pinos (oggi Isla de la Juventud)
quando un brano come "Compay cotunto" raccolta in Nueva Gerona e Jacksonville, è conosciuta all'Avana da alcuni
soneros nella decade del 20 ed anche a Cienfuegos e nell'oriente del paese. D'altra parte nei gruppi di Son habaneri si incontra un
altro Son, conosciuto come Sucu-sucu il cui ritornello coincide con uno cantato in Holguin. Ci sono alcuni testi utilizzati in alcuni
Son orientali in epoca anteriore alla apparizione di questo nella Isla de los Pinos, come ad esempio "Caiman en el guajabal",
ampiamente diffuso in tutta Cuba che presenta alcune quartine già viste in antiche canzoni spagnole che
furono poi ripetute in vari paesi dell'america latina e dei Caraibi (4).
Anche con il Changuì, nella struttura e le caratteristiche del Son, si incontrano problemi di provenienza, stile e forma,
che in realtà non sminuiscono nulla di questa peculiare maniera di "fare" Son. Sorto nella regione di Guantanamo,
antica provincia dell'Oriente, il Changuì si chiamò tunante, maracaibo, capetillo e finalmente Changui. Il vocabolo, tuttavia,
comprende vari significati: a Portorico e Cuba significa ballo popolare, festa, riunione e canto. Quello che è certo è che tanto il
Sucu-sucu che il Changuì utilizzavano la forma alternante del solista-coro, i motivi melodico-sillabici e le frasi musicali
accoppiate ai versi di otto sillabe: tutti elementi che appaiono e sono componenti fondamentali del Son fin
dalle sue origini. Anche a Matanzas si suonò il Son e il famoso compositore e tresero Chicho Ibanez afferma che nel 1906
compose il suo primo montuno "Pobre Evaristo" che era una tonada con tre o quattro parolette di testo e con una frase ripetuta,
il vero montuno, affinchè tutti cantassero. La gente rispondeva aggiungendosi al coro.
Chicho Ibanez compose molti di questi montunos nel suo luogo di nascita, Pedro Betancourt. "Tuttavia in quegli anni il Son
si chiamava Chivo a Cardenas. Lo chiamavano così perchè erano pettegolezzi cantati con satira.
Nel 1910 cominciò il vero Son" (5).
A partire da questo anno il Son raggiunge uno sviluppo impensato. Josè Urfè lo utilizza nella terza parte del suo Danzon
"El bombin de Barreto" (1910) con il quale questo genere modifica la sua struttura iniziale.
Questo non è sorprendente, per quanto il Son, secondo Alejo Carpentier, "Ha gli stessi elementi costitutivi del Danzon, però entrambi si
differenziarono notevolmente per una traiettoria diversa: la Contradanza era un ballo da salone; il Son era un ballo assolutamente popolare.
La Contradanza si eseguiva con orchestra. Il Son fu un canto accompagnato da percussione e questo costituisce la sua maggiore originalità.
Grazie al Son la percussione afrocubana, confinata in baracche e nella marginalità del Barrio rivelò i suoi meravigliosi mezzi espressivi,
raggiungendo un successo internazionale" (6).
NOTE:
[1] Alberto Muguercia. «El son, ese viejo travieso y saltarín». Revolución y Cultura (La Habana),
núm. 82, junio de 1979.
[2] Eduardo M. Torner. Cancionero musical. Madrid, 1920.
[3] Ver: Alberto Muguercia. Op. cit. Jesús Blanco. 80 años del son y soneros en el Caribe.
1909-1989. Caracas, Editorial Tropycos, 1992
[4] Cfr. María Teresa Linares. El sucu-sucu: un caso en el área del Caribe.. En:
Ensayos de música latinoamericana. La Habana, Casa de las Américas, 1982.
[5] Nancy Morejón. «Vida de Chicho Ibáñez». La Gaceta de Cuba (La Habana), núm. 119, enero de 1974.
[6] Alejo Carpentier. La música en Cuba. México, Fondo de Cultura Económica, 1946.
Radames Giro
Pubblicato in: La Gaceta de Cuba (La Habana), abril-mayo-junio, 1994
Ottobre 2005
Speciale: Il Son
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Kabiosile: Ignacio Piñeiro di Ramón Fernández-Larrea
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