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Non ero mai stato all'Avana, ma fin da quegli ascolti dei primordi divenne evidente
che la bizzarra parola indicava un quartiere della Capitale.
In particolare, nello stupendo recitativo con cui si apre "De La Habana",
Paulo FG nomina a un certo punto, accanto ad altri barrios più noti, "Pogolotti, en Marianao".
E in effetti si tratta proprio di un quartiere ubicato nel più ampio municipio (una volta città a sé stante) di Marianao,
vasto agglomerato che - rispetto alle zone centrali dell'Avana - si trova nella parte ovest,
affacciato sul mare ed esteso anche verso l'interno, fino alle prime propaggini collinari.
Ponevo ancora maggior attenzione alle suggestioni legate a questo particolare sito topografico ogni volta che sentivo,
nel bel mezzo di qualche canzone dei Van Van, il pianista César "Pupy" Pedroso apostrofato
dal cantante di turno come "el chamaco de Pogolotti", il ragazzo di Pogolotti.
Il che faceva pensare che proprio di questo quartiere il grande Pupy fosse originario.
César 'Pupy' Pedroso
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Nel corso della carriera da "solista" intrapresa con la sua nuova orchestra (i "Los que Son Son"),
arriva per Pupy il momento di svelare, in un bellissimo brano intitolato De La Timba a Pogolotti,
il... segreto della propria formazione musicale, per il quale vengono tirati in ballo il rione de "La Timba"
- ove effettivamente nacque il nostro - e appunto il barrio di Pogolotti,
nel quale la famiglia si trasferì col bimbo ancora piccolissimo
(che, come dice testualmente l'inizio di canzone, "all'età di quattro anni giocava già con la clave")
e dove si svolse poi, per intero, l'educazione del futuro fenomeno musicale:
Yo nací en La Timba,
rinconcito de mi madre,
y a los cuatros años yo
ya jugaba con la clave.
Después nos mudamos
y aprendí distintos toques,
porque mi crianza
la hice entera en Pogolotti...
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Già nel corso del 2004 la canzone era stata portata in tournée
con enorme successo durante gli infuocati concerti estivi,
benché non sia poi finita nell'attesissimo CD pubblicato in autunno dalla Termidor
(El buenagente),
per figurare invece — in un'edizione sensibilmente differente rispetto al demo
già conosciuto — nel nuovo album Mi timba "cerrá", uscito in questi stessi giorni a cura dell'etichetta cubana Egrem.
Di quel brano, del quale all'epoca avevo soltanto ascoltato appunto la versione promo
e naturalmente le varie esecuzioni dal vivo, mi infatuai con velocità fulminea,
tanto che venne di conseguenza spontaneo parlarne qua e là in alcune discussioni che si erano sviluppate,
intorno a Pupy, su vari forum e newsgroup di appassionati.
Una delle cose più belle che mi capitò di leggere fu un intervento di Pachanga,
che rispondeva con competente precisione a un mio estasiato ma...
poco circostanziato post, nel quale avevo inteso decantare tanto i ritmi e le armonie sprigionate dal tessuto musicale,
quanto la bellezza intrinseca di questo commovente racconto/confessione,
improntato sulle profonde radici che il musicista ancora avverte ricordando i luoghi natali:
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[da Pachanga] Non so se sai che Pogolotti è una parte del quartiere di Marianao all'Avana
dove per tradizione ci hanno vissuto sempre tanti musicisti,
un posto proprio di clave e di rumba, quella suonata in tutti gli angoli,
proprio un bel posto collinare da dove puoi godere la vista panoramica della città.
A me un mio amico musicista che ci abita (Arnaldo Jiménez [l'attuale bassista dell'orchestra charangón di Elio Revé, ndr])
una volta mi fece fare un giro turistico per le case dei "grandi" che avevano vissuto lì o che ci vivono nel presente...
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E proprio a partire da questa descrizione dell'amico Paolo cominciai così a figurarmi,
anche visivamente, la collina di Pogolotti, da sempre culla di una radicata, prestigiosa tradizione musicale.
L'ordinato reticolo geometrico, intrecciato dalle calles e avenidas di Pogolotti,
è visibile alla perfezione già in una mappa, un po' datata (risale agli anni '50)
ma capillarmente dettagliata del municipio di Marianao e, perfino a una semplice vista in pianta,
la struttura urbana del barrio di Pogolotti spicca curiosamente in virtù di un qualche progetto urbanistico,
che s'intuisce essere assolutamente originale e a se stante.
Questa e altre ricerche e considerazioni mi portarono infine ad appurare da dove trae origine il nome di questo benemerito quartiere.
Prende il nome di... Dino Pogolotti, un tecnico e impresario edile italiano
che fu attivo a Cuba nei primissimi decenni del '900 (il figlio Marcelo sarebbe diventato poi un famoso artista figurativo di quel Paese)
e contribuì in prima persona alla progettazione e costruzione di notevoli opere architettoniche,
fra le quali l'intero quartiere di cui stiamo parlando.
Vi segnalo due begli articoli che descrivono la vicenda pittoresca e, se vogliamo,
un po' romantica che marcò la vita di questo personaggio d'altri tempi, e della sua famiglia.
Il primo pezzo, intitolato "Un piemontese all'Avana" - Pogolotti era infatti originario di Giaveno -
lo trovate al link http://www.siporcuba.it/cc-pogolotti.htm,
mentre un altro interessante racconto ("Pogolotti", di Giorgio Poltronieri)
è contenuto nell'archivio dello splendido sito
"Cuba. Una identità in movimento".
Storie e memorie che s'intrecciano e che, ormai a distanza di quasi un secolo,
continuano a parlarci con le loro immagini vive e senza tempo.
Proprio come l'avventura del chamaco de Pogolotti: ci tiene col fiato sospeso — in attesa dei prossimi,
saporiti frutti - con l'auspicio, racchiuso gelosamente in fondo al cuore, che tanta bellezza non finisca mai.
... voglio darti un consiglio,
non dimenticartelo:
tutto quello che ha scritto Dio
nessuno lo potrà cancellare;
è da tempo, da tanto tempo
che procedo nel mio cammino
sempre con passo deciso,
piano piano, ma ben diritto.
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