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Figlio di portoricani, Raimundo Barretto nacque il 29 aprile 1929 a Brooklyn, New York. Allevato nel Bronx e a Spanish Harlem, familiarizzò, nello stesso tempo, con le radici della musica afro-caraibica e con il Jazz, specialmente nella decade del 40 quando frequentava i principali night-club di New York, apprendendo le fondamenta della percussione con i migliori congueri dell'epoca: Chano Pozo e Mongo Santamaria. "Fu quando vidi Mongo suonare che mi resi conto che avevo ancora molto da studiare" dichiarò una volta, aggiungendo che Mongo si distingueva suonando con Big Bands e lui solo con Conjuntos.
La storia racconta che Ray Barretto cominciò ad essere famoso nell'ambiente jazzistico di New York quando una notte, dopo aver suonato con un gruppo di musicisti dilettanti fu chiamato ad unirsi al gruppo di Charlie Parker, l'attrazione principale del night-club. Da quel momento Barretto iniziò a collaborare con il famoso sassofonista dando un tocco latino ai trio e quartetti di Jazz, idea copiata in seguito da Nat King Cole e Red Garland.
Dopo aver terminato il servizio militare in Germania ed aver incursionato per l'Europa con il gruppo di Jazz latino di Eddie Bonnemere, Ray Barretto intraprese una carriera professionistica nel 1954 lavorando con il pianista cubano Josè Curbelo. Due anni dopo entrò nell'orchestra di Tito Puente in sostituzione di Mongo Santamaria. Per Ray questa fu una vera e propria prova del fuoco e la sua maggiore scuola: sostituire il miglior conguero dell'epoca senza imitarlo ed imponendo il suo proprio stile. Nel 1960 Barretto suonò con Herbie Mann per poi formare la sua orchestra "La Charanga moderna" con la quale, quattro mesi dopo, incideva il suo primo disco per la Riverside.
Barretto suonò e registrò anche come percussionista invitato da vari jazzisti come Red Garland, Gene Ammons, Lou Donaldson, Cannonball Adderley, Dizzy Gillespie, Freddie Hubbard, etc...
Il suo primo grande successo con il suo gruppo fu "El Watusi", nel 1963.
Dal 1960 ad oggi Barretto è stato sinonimo di evoluzione nella Salsa e nel Jazz latino. Fino alla fine degli anni 60 Barretto diresse un gruppo allineato alle sonorità delle orchestre charangas cubane ma addizionando un set di fiati che faceva di lui una "Charanga moderna". Barretto in quel periodo registrerà anche per le discografiche Tico ed United Artists. Possiamo dire che il suo marchio di fabbrica è la forza, l'energia che egli imprime alle congas, caratteristica che gli valse il soprannome di "Mano dura". Chi ha già avuto l'opportunità di vederlo suonare resta impressionato: quella di Ray Barretto non è una maniera tra le tante di suonare. E' un viaggio spirituale.
Quando Ray Barretto fu contrattato dalla Fania Records sciolse la sua Charanga e mise su un orchestra caratterizzata dal suono dei fiati, affidandosi alle indivuidualità del trombettista cubano Roberto Rodriguez e del timbalero Orestes Vilatò. La sua orchestra fu sempre tra le più "dure", con un piede nella tradizione cubana e l' altro nelle complesse strutture del Jazz. Grabdi musicisti e soneros lo accompagnarono : Eddie Martínez, Bobby Valentín, Luis Cruz, Bobby Rodríguez, Tito Gómez, Tito Allen, Ruben Blades, Pete Bonet, Adalberto Santiago, ed altri ancora.
Tra il 1967 ed il 1973 Barretto lavorò per la Fania anche come produttore. Dopo aver prodotto grandi dischi come "Acid", "Hard Hands", "Together" e "The Message", Ray Barretto affrontò la grande sfifa della sua carriera salsera: riorganizzare la sua orchestra dopo che i suoi principali musicisti lo avevano abbandonato per formare l'orchestra Tipica 73. Il 1975 fu un anno d'oro per il maestro. Barretto superò ogni record di vendite con il disco "Barretto" che presentava come cantanti Ruben Blades e Tito Gomez.
Secondo logica questi risultati avrebbero dovuto convincere Ray Barretto a proseguire il cammino intrapreso, cercando di consolidare il successo con i dischi seguenti. Al contrario, l'inquietudine artistica di Barretto lo spingeva a cercare altre strade convinto che la Salsa lo limitasse come artista. Stanco di suonare sempre la stessa musica negli stessi posti per le stesse persone Barretto decise di concedersi una pausa e mettersi alla prova dedicandosi totalmente al Jazz. Nel 1976 Barretto uscì lasciò la Fania e firmò per la Atlantic. Non fu un esperienza soddisfacente ed i suoi tre dischi seguenti di Jazz commerciale furono completamente ignorati da critica e pubblico a causa della mancanza di promozione da parte della discografica. Stando così le cose,non rimase altro rimedio al signor "Mano dura" che tornare alla Salsa. Grazie all'amicizia di vecchia data con Jery Masucci e Johnny Pacheco, che gli lasciarono aperte le porte della Fania, Barretto formò una nuova orchestra per il suo ritorno trionfale alla musica latina.
Il disco che incise successivamente "Rican/struction" fu un classico della Salsa. Tra il 1979 ed il 1991 Barretto lavorò molto per la Fania, incidendo due dischi assieme a Celia Cruz e vincendo il premio Grammy con il disco "Ritmo en el corazon". Nel 1992 forma il gruppo "New World Spirit" con il quale registrò e si presentò in concerto fino al 2006 ottenendo anche una nomination per il disco di latin Jazz "Time Was, Time Is". A questa attività nel Jazz latino Barretto affiancò le partecipazioni ai concerti anniversario della Fania All Stars.
Secondo me i due migliori congueri della storia della musica latina furono giustamente Ray Barretto e Mongo Santamaria. Tra i due le mie preferenze vanno a allo stile ed alla forza di Ray Barretto. E' interessante sottolineare come il suono delle orchestre di Ray Baretto sia unico e inconfondibile.
Basta ascoltare le prime note e l'andamento di un suo brano per poter riconoscere la musica di Ray Barretto. Non solo nella Salsa: anche nel Jazz la sonorità dei New World Spirit non è confondibile con quella di nessun altro gruppo di latin Jazz. Io posseggo alcune registrazioni di Ray Barretto con Horace Parlan, Wes Montgomery e principalmente con Red Garland che sono delle vere e proprie lezioni di maestria nel suonare le congas. Che mi perdonino i fans di Candido Camero, Carlos "Patato" Valdés, Poncho Sanchez, Giovanni Hidalgo ed altri grandi congueri ma tutti questi devono rendere tributo a Mr. Barretto.
Nel 2006 tornando a casa, dopo essere stato premiato come maestro del Jazz a New York, Barretto, che era asmatico, si ammalò di polmonite. Gli esami medici rivelarono una situazione critica delle arterie e fu necessario operarlo. Complicazioni post-operatorie portarono alla sua scomparsa.
Barretto morì la mattina del 17 febbraio 2006 al lato di sua moglie, Annette Rivera. Lasciò 4 figli tra i quali il più giovane, Chris Barretto, già suonava il sassofono nel gruppo New World Spirit.
Per chiudere mi sembra bello lasciare la parola a Ray Barretto quando definì l'unione della musica negra afroamericana con la afrocaraibica:
"Penso che la Guajira ed il Blues sono uniti da legami fortissimi. Sono il frutto dei lavoratori che tagliano la canna a Cuba e Portorico o di quelli che raccolgono il cotone nel sud degli Stati Uniti. La musica, in definitiva, è il riflesso di questa gente ed è più bella quando nasce dal popolo"
Riposa in pace Maestro!
Bernardo Vieira S. Jr.
Aprile / Maggio 2006
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