Nella cosmopolita New York già si "cucinava" la salsa ad opera di un gruppo di musicisti riunitisi attorno all'etichetta Fania Records che formarono la celebre orchestra Fania all Stars.
Willie Colon, Ruben Blades, Hector Lavoe, Mon Rivera, Cheo Feliciano, la cubana Celia Cruz, la Sonora Ponceña, capitanati dai produttori Ralph Mercado e Jerry Masucci, cominciano a gestire il destino della musica latina nel mondo; con Cuba relegata al margine di questo successo.
L'esilio o la morte dei grandi nomi che avevano brillato negli anni '50, la scarsezza di sostituti e l'embargo, crearono un panorama desolante negli anni '60: musica di scarsa qualità e ritmi che restavano appena qualche ora nelle orecchie della gente per poi essere dimenticati.
In questo contesto irrompe Juan Formell: un giovane che a 16 anni strimpellava alla chitarra le canzoni d'autore e che aveva come miti musicali Benny Moré, Chapottin, Los Panchos ma anche i Beatles e il rock.
Dopo le iniziali esperienze giovanili con alcune orchestre si installa nella Charanga di Elio Revé. Durante il periodo nella Charanga di Revé (1967-1969), antecedente diretta della nascita dei Van Van, si evidenzia la figura di Juan Formell (bassista del gruppo) sia come autore che come arrangiatore.
Come arrangiatore l'orchestra Revé si rinnova nelle orchestrazioni formelliane: l'inserimento del basso e della chitarra elettrica, l'amplificazione dei violini, la sostituzione dell'unisono vocale per la polifonia. D'altro lato, come autore, l'apporto di juan Formell non è meno importante. Da questo momento l'orchestra Revé conosce un periodo di grande successo e popolarità; tuttavia l'inquieto e creativo musicista già sentiva stretto tutto ciò e cominciava a pensare al grande salto: la nascita di una sua orchestra.
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Così successe e alcuni musicisti di Revé, violino, piano e flauto, lo seguirono nella nuova orchestra e nel suo rivoluzionario progetto.
La musicologa Alicia Valdés dice a tal proposito che le influenze subite da Formell sono essenzialmente due: l'opera di Benny Morè con la banda Gigante e quella della Charanga Aragon; d'altro lato l'influenza della musica rock, della musica brasiliana e dell'opera di gruppi come i Beatles e i Blood Sweat and Tears.
Con l'avvento dei Van Van il 4 dicembre del 1969 entra in scena un nuovo ritmo: il songo, che non fu effimero come i ritmi degli anni '60.
Il songo non fu solo un collage, una somma di influenze, ma al contrario un'attitudine, un metodo e soprattutto una sonorità.
I violini suonati con una musicalità percussiva, le percussioni ancora più aperte alla poliritmia, il basso che dialoga con il piano disegnando la linea armonica, il flauto a segnalare le radici del formato charanga ed il trio di voci che rompe con il modo tradizionale di cantare.
Occorre sottolineare in tutto ciò il ruolo importante di personaggi come José Louis Quintana "Changuito" eccezionale percussionista o del cantante Miguel Angel Rasalps detto "Lele".
E' già dall'esordio discografico che il successo arriva ai Van Van a cui si riconoscono peculiarità musicali ed armoniche ma in particolare una grande abilità nel canto.
In questo "Lele" si proietta con grande espressività con una voce rauca, tipica, di ampio cromatismo, ammirabile negli acuti e nei falsetti, capace di conferire un'impronta al gruppo.
Anche nei dischi seguenti le sonorità si mantengono tra il "Changüí " della tappa Revé e la novità del songo mentre sempre di più si sviluppa in Formell l'attitudine ad essere un cronista sociale nei testi.
Fin qui assistiamo al protagonismo del songo che incorpora vari ritmi mischiandosi ad essi (cha cha cha, bolero, danzón, guaguancò) a partire dal 1982 l'orchestra conoscerà un'ulteriore tappa di sviluppo con il disco "El baile del buey cansa'o".
La novità rivoluzionaria sta nell'entrata dei tromboni nell'orchestra, che vanno a compensare un piano sonoro troppo sbilanciato tra registri alti e bassi, limitazione evidente del formato charanga.
Una novità che sarà ripresa anche da altre orchestre di formato charanga come la Original di Manzanillo e la Ritmo Oriental.

La decade del 1980 sarà di consolidamento e sempre maggiore successo per i Van Van attraverso eccellenti dischi.
Agli inizi degli anni '90 il disco "Acquì el que baila, gana" segna un'ulteriore apertura del songo verso ritmi nazionali e stranieri (merengue, lambada, rap) nonchè un'importante presenza del sintetizzatore che modernizza o post-modernizza delle peculiarità già collaudate.
In questo cosmopolitismo compositivo "songo centrico" il disco seguente "Azúcar" è un'altra testimonianza.
Un disco di successo che richiama l'attenzione per brani di grande richiamo: l'omonima "Azúcar", omaggio alla celebre discoteca messicana, come anche "Que le den candela" o "Ese es mi problema".
Dopo questo disco nel 1994, per motivi congiunturali i Van Van cambiano etichetta passando dalla cubana Egrem alla Caribe Productions inc. con cui realizzano un doppio antologico ed il disco "Lo ultimo en vivo".
Summa dei loro valori musicali, l'opera propone la magia di questa stretta relazione e dipendenza tra ballo e musica durante un meraviglioso concerto tenuto in questa cattedrale del ballo che è il Salon Rosado della Tropical a l'Avana.
Il brano di maggior successo fu "Que sorpresa!", ma non meno ascoltati furono "Pura vestimenta" che criticava la rincorsa ai valori esteriori contro il vuoto spirituale e "La protesta de las gallinas" a continuazione di "Que le den candela" che affrontava il tema dell'età della donna nella scelta di coppia.
L'apertura che implica il nuovo decennio a Cuba stimola ad affrontare argomenti finorà tabù come ad esempio il riconoscimento dei riti afrocubani.
Nel CD seguente "Ay, dios, amparame!" il brano centrale è "Soy todo" che già dal titolo annuncia quel "minestrone creolo" di cui parlò il saggio Fernando Ortiz e lo stesso Nicolas Guillén.
In tempo di rap il poema di Eloy Machado "El ambia" rivela le confluenze sincretiche della nazionalità e cultura cubana, diventando un grande hit nell'interpretazione vocale di Mayito Rivera in tutti i luoghi di ballo.
Altri momenti riusciti del CD sono "Deja la ira", "La fruta" o le nuove versioni di alcuni classici come "Hoy se cumplen seis semanas" o "De la Habana a Matanzas".
Il disco seguente arriva nel 1997 ed è "Te pone la cabeza mala" che nel brano omonimo insiste in ambito musicale sul "minestrone creolo": timba con rumba e rock, mango con conga e funk salsa con mozambique e clave di guaguancó, o nell'ambito di testi in quella cronaca sociale che parla di donne libere ed autonome, ed altre con il vizio di fare acquisti, in un CD pieno di sabor.
Giunti alle soglie del 2000 con il nuovo disco in uscita, i Van Van sapranno trasformarsi, come dice il celebre regista Pedro Almodovar, in qualcosa che "passa di moda per diventare un classico".
Probabilmente in mezzo ad ondate timbere o ad epigoni della salsa newyorkese, i Van Van si convertiranno in classici restando di moda.
Juan Formell ed i Van Van continueranno ad essere riferimento e, perchè no, leggenda.
Una leggenda viva dove convive il più puro, autoctono ed essenziale della musica cubana e caribeña di tutti i tempi.
Frank Padron
in collaborazione con la rivista Salsa Cubana (traduzione a cura della redazione)
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