Sul finire degli anni '80 questo movimento entra però in crisi, un po' a causa di una certa ripetitività di idee ma soprattutto
in conseguenza del grande successo che stava ottenendo anche tra la gioventù latina l'hustle,
un nuovo genere musicale pensato e costruito dall'industria discografica per il mondo delle discoteche.
Il successo travolgente dell'hustle (e di quella che verrà battezzata disco music) spinse il giovane latino
a creare un nuovo ballo che verrà battezzato latin hustle e che avrà la sua consacrazione definitiva grazie alla pellicola "Saturday' Night Fever",
uscita nel 1978 e interpretata da un giovane ragazzo di origine italiana, John Travolta.
L'hustle è un ballo molto figurato e acrobatico che fa della spettacolarità la sua arma vincente.
Un ballo che col tempo genererà anche una variante da competizione caratterizzata da prese in aria e piroette senza fine
che a loro volta favoriranno il nascere di quella che sarà battezzata "salsa hustle",
una corrente stilistica che raggiungerà proprio in quel periodo il suo apice per poi cadere,
come é destino di tutte le mode, negli anni successivi nel dimenticatoio.
Quando una moda finisce, in attesa di crearne una nuova si finisce spesso e volentieri per recuperare il passato
e quindi ecco che negli anni '90 torna prepotentemente alla ribalta il vecchio e mai dimenticato mambo.
In realtà l'influenza del mambo sulla salsa newyorkese è sempre stata evidente al punto che ancora oggi sono in molti
a definire questo tipo di ballo: "mambo-salsa" o "salsa-mambo".
Una delle più grosse differenze tra la salsa cubana e quella newyorkese é che la prima deriva direttamente dal son,
la seconda si ispira di più al mambo, in particolare quello dell'epoca dorata del Palladium.
Come nel caso della salsa portoricana, una delle principali caratteristiche del mambo-salsa é che rimane essenzialmente un ballo in linea,
a differenza di quanto succede nel casino cubano, che ha un movimento circolare fatto di continui scambi di posto.
Il mambo newiorkese è inoltre caratterizzato da un'enorme utilizzo di passi liberi, i mambo shines,
che determinano una sfida di bravura tra l'uomo e la donna.
Altra caratteristica del mambo-salsa (attitudine che si affermerà soprattutto nell'ambito delle scuole di ballo)
é quella di essere ballato "en contratiempo", ovvero sul secondo tempo della musica,
anche se a questo proposito si sono sviluppate diverse tecniche.
Negli ultimi anni l'apertura di alcune scuole specializzate ha contribuito in maniera decisiva
alla diffusione di questo ballo anche tra comunità non strettamente latine.
A parte le vecchie glorie ancora oggi in piena attività (come ad esempio Jo Jo Smith e l'intramontabile Freddy Rios),
grande importanza ha avuto l'opera del celebre Eddie Torres.
Il merito di questo coreografo di origine portoricana é stato quello di creare uno stile molto coreografico che lui stesso
battezzerà in seguito "night club style".
La sua abilità è stata quella di combinare intelligentemente l'eleganza del mambo stile Palladium con le figure della salsa hustle.
La sua tecnica (visibile in due cassette oggi in commercio dal titolo "Salsa, night club style")
si caratterizza per un uso piuttosto ricercato di complicati mambo shines, combinati però con l'utilizzo di figure piuttosto spettacolari
che fanno largo uso di piroette e giri multipli.
Il suo grande merito è stato quello di codificare questa tecnica di base dando la possibilità a molti talenti,
molti dei quali provenienti direttamente dalla "calle", di acquisire una solida preparazione accademica.
Per questo motivo che Eddie Torres, ancora più che come ballerino, rimarrà nella storia del ballo latino,
come maestro e come creatore di uno stile unico ed inconfondibile.
Un certo successo stanno ottenendo anche la coppia formata da Angel e Adelaida Rodriguez,
due ex ballerini di hustle, che sono i direttori della compagnia Razz 'M Tazz,
una poderosa organizzazione che ha diverse sedi distribuite nella Grande Mela.
Sicuramente lo stile dei Rodriguez, rispetto a quello di Torres, è più influenzato dall'esperienza hustle.
Molte però sono le scuole che operano a New York. Tra le più popolari ricordiamo il Dance Sport di Paul Pellicoro,
lo Stepping Out, il Manhattan Dance Studio e il Sandra Cameron Center.
Tra gli insegnanti più famosi ricordiamo oltre a quelli già citati: Quetcy Olmo, Carlos Figueroa, Jimmy Anthon, Luis Zegarra, Frankie Martinez,
Franklyn Diaz, Luis Matos, Nelson Flores, Evelyne Ramos, Ismael Otero, Gricelle Ponce, Addie Diaz,
David Melendez, Nydia Ocasio e Thomas Guerrero.
La migliore scuola rimane in ogni caso la strada o sarebbe meglio dire la pista dei vari club.
É lì che é possibile vedere all'opera i ballerini più bravi ed é lì che è possibile cimentarsi con loro,
anche se inserirsi in questo circolo esclusivo non è affatto facile, soprattutto se si è uomini,
in quanto le brave ballerine tendono a snobbare i ballerini più inesperti.
Tutto questo alla faccia del divertimento e di quel sentimento goliardico che dovrebbe regnare in un locale di salsa!
C'è da sottolineare come nelle discoteche di New York la lotta tra le varie scuole e i vari maestri è accanita,
al punto che spesso in pista si assistono a vere e proprie sfide a colpi di passi e di piroette.
Ricordo la volta in cui Papito Jala Jala si recò a ballare in un celebre locale di New York.
Alla notizia del suo arrivo, Papito si ritrovò circondato da una fila di donne scatenate, tutte in fremente attesa di ballare con lui.
Tutto ciò tra gli sguardi increduli della maggior parte dei ballerini di New York che non riuscivano a capire che cosa trovassero
le donne di tanto interessante in quel gigante che non era capace nemmeno di fare una piroetta.
Questo episodio ci porta a riflettere sulle differenze che esistono tra la scuola newyorkese e quella portoricana.
Oggi più che mai, grazie all'influenza ereditata della salsa hustle, il ballerino di New York tende a fare del ballo una vera e propria lotta
dove cerca di mischiare energia, dinamismo, forza e virtuosismo. Al contrario il ballerino di Puerto Rico ha con il ballo un rapporto più morbido,
più elegante, fatto di piccoli gesti e di infiniti particolari che ne esaltano nei casi migliori il suo innato sabor caraibico.
Questa differenza é comprensibile soprattutto se analizziamo il differente contesto sociale in cui si sviluppa questo ballo.
La salsa newyorkese rimane una salsa profondamente urbana, influenzata dal ritmo incessante di una metropoli convulsa e frenetica
come é appunto New York. Anche l'attuale generazione di ballerini newyorkesi guarda più all'esempio dei giovani rappers o
ballerini di hip hop che all'eleganza dei vecchi ballerini del mambo.
Molto diverso e rilassato è, al contrario, il clima che si respira nell'isola di Puerto Rico ed è quindi normale che
la salsa dei portoricani sia figlia di questa atmosfera più soft.
Quando inviti a ballare una ragazza di Puerto Rico, se non ti conosce, la prima cosa che ti dice è: "Por favor, suavesito!".
Al contrario quando balli con una ragazza di New York ti sembra di avere una tarantola tra le mani che non vede l'ora di essere frullata.
La differenza tra i due stili, diventa di conseguenza essenzialmente dinamica piuttosto che geometrica.
A volte i passi o le figure possono anche essere uguali ma di sicuro verranno interpretate in maniera diversa seguendo un po' l'indole dei due popoli.
Riuscirà il tempo e la maggiore conoscenza reciproca a cambiare le loro caratteristiche stilistiche? Difficile dirlo!
Se oggi infatti i ballerini portoricani cominciano ad introdurre nel ballo qualche figura, i ballerini di New York, al contrario,
sembrano poco influenzati da ciò che succede a Puerto Rico. Siamo quindi molto dubbiosi sul fatto che ci possa essere in futuro
un cambio di tendenza e prevediamo che la salsa a New York si trasformerà sempre più in un ballo frenetico ed elaborato,
soprattutto grazie al clima di grande competizione che c'è tra le varie scuole ed i vari insegnanti .
Ci riferiamo comunque ad una certa élite, visto che, così come succede a Puerto Rico, la maggior parte dei ballerini di New York
balla in maniera molto semplice, senza nessuna ambizione estetica solo per il gusto, e il piacere di ritrovarsi a calcare una pista da ballo.
Per quanto riguarda l'aspetto puramente tecnico dobbiamo constatare come nel mambo-salsa esistono differenti maniere
per entrare sul secondo tempo della musica. Mentre esponenti della vecchia guardia come Freddy Rios o Mike Ramos
entrano direttamente sul secondo tempo della musica, Eddie Torres ha reso molto popolare una tecnica (chiamata break on two)
che prevede un passo d'entrata sul primo tempo per poi rompere (in avanti o indietro) sul secondo o sul sesto tempo della musica.
In questo caso il conteggio musicale rimane: uno-due-tre-pausa/cinque-sei-sette-pausa.
Ci troviamo di fronte ad una tecnica in chiara antitesi con la tradizione cubana del contratiempo che prevede, al contrario,
una pausa sul primo e sul quinto tempo della musica. Una tecnica che comunque ha ottenuto a New York un grandissimo successo,
soprattutto grazie alla capacità di Eddie Torres di creare dei proseliti che hanno a loro volta diffuso il suo verbo.
Questa tecnica a New York é sicuramente la più diffusa, anche se altri maestri, come ad esempio la coppia formata da Angel e Adelaida Rodriguez,
continuano ad insegnare la tecnica tradizionale ed entrano di conseguenza direttamente sul secondo tempo della musica,
partendo però con il destro indietro.
Enzo Conte

Ho avuto la fortuna di vivere a New York per un periodo della mia vita.
Facevo il pianista in un ristorante italiano "La Camelia" sulla 48°. Fu proprio durante una delle mie scorribande notturne che conobbi la salsa.
Mi ritrovai al mitico Copacabana, che allora si trovava sulla 60° strada e rimasi letteralmente fulminato.
Era il 1988. Vivere a New York è una esperienza controversa perché te ne fa vedere non solo le luci ma anche le ombre.
E' una città unica al mondo ma è anche una città ricca di contraddizioni. Quello che più ti colpisce è il suo crogiolo di razze e di culture.
Sembra davvero di essere nella capitale del mondo.
Eppure se la giri attentamente ti accorgi che ognuna di queste grandi comunità è chiusa nei propri quartieri dove,
nonostante l'assimilazione ai modelli di american life, cerca di difendere coi denti la sua identità culturale (ed in alcuni casi, purtroppo, anche razziale).
Così troviamo i cinesi a Chinatown, i portoricani nello Spanish Harlem, nel South Bronx e nel Lower East side, i coreani ed i colombiani nel Queens,
gli italoamericani a Brooklyn, gli indiani nell'East Village, i dominicani a Washington Height, gli afroamericani ad Harlem, gli ebrei nel loro ghetto.
Eppure nonostante le divisioni queste comunità hanno imparato col tempo ad accettarsi e a tollerarsi ed oggi per fortuna i singoli quartieri
non sono così inaccessibili come una volta. Angel Rodriguez, uno dei più famosi maestri di ballo della Grande Mela,
mi ha raccontato che una volta i portoricani dello Spanish Harlem suonavano la loro musica a tutto volume per delimitare i confini del loro quartiere,
affinché gli afroamericani non potessero entrarvi.
Oggi io la mia compagna Sabrina abbiamo tranquillamente passeggiato tutto il giorno tra lo Spanish Harlem ed Harlem
(di notte però non ve lo consiglio) senza che ci succedesse niente.
Qualcuno si chiederà a questo punto tutto ciò che cosa c'entri con la salsa.
C'entra dal momento che anche la salsa è una grande comunità internazionale che racchiude diversi popoli, diverse culture,
diverse nazionalità e la città di New York ci deve essere d'esempio di come tutte queste diverse anime devono riuscire ad imparare a rispettarsi,
a tollerarsi ed infine ad accettarsi. Non è infatti attraverso i nazionalismi, gli eccessi di fanatismo o le lotte tipo "Cuba contro Puerto Rico",
che riusciremo a dare futuro a questa espressione etno-musicale che non è solo una miscela di ritmi e di suoni ma è appunto una mezcla
di differenti culture. Queste diversità' non devono però essere viste come un limite, ma al contrario deve essere viste come la sua forza rigenerante...
New York continua ad essere una delle città al mondo dove è più diffusa la febbre della salsa.
L'isola tropicale di Manhattan ospita oggi un'immensa comunità latina stimata in tre milioni di persone.
Se il latino che vive in America Latina non necessariamente sente il bisogno di andare in un locale per ballare salsa,
il portoricano di New York in un locale di salsa ritrova la sua identità.
Ecco perché la musica diventa un cordone ombelicale che lega questa immensa comunità alla sua terra.
Basta partecipare al Festival della Salsa che si tiene ogni anno agli inizi di settembre al Madison Square Garden
per rendersi conto di questa grande realtà. Migliaia e migliaia di latini con le bandiere in mano a rivendicare la propria cultura,
le proprie origini, la propria latinità. Negli ultimi anni l'apertura di molte scuole specializzate,
ha contribuito però in maniera decisiva alla diffusione di questo ballo anche tra comunità non strettamente latine.
Questo fatto ha determinato la diffusione di una salsa che potremmo definire più d'accademia che di strada un po' sul tipo
di quanto succede da noi in Italia.
Questi alcuni dei locali più famosi della Grande Mela:
• El Flamingo Lunedì
547 West 21 street (11th & 12th Avenues)
• Nell's mercoledì
246 West 14 Street (7th 6 8th Avenues)
• Club Babalù Giovedì
323 West 44 street, (8th & 9th Avenues)
• Copacabana martedì, venerdì, sabato
560 west 34 street (11th Avenues)
Enzo Conte
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Speciale: La Salsa e New York
• La Salsa e New York di Paolo Pachanga
• Intervista ad Eddie Torres di Claudio M.
• Biografia di Eddie Torres
• Il Palladium di Enzo Conte
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