E' importante sottolineare come quello del tempo sia nel mondo della salsa uno dei punti più controversi per cui è necessario affrontarlo con una certa cautela. In realtà è un problema solo per chi se lo pone. Cominciamo infatti col dire che non tutti i i ballerini hanno un'esatta definizione di cosa sia il tempo. La loro spesso è una scelta intuitiva che li porta ad interpretare la musica secondo l'ispirazione del momento.
Osservando poi pista scopri poi che ci sono molte coppie di ballerini che hanno una loro personalissima interpretazione del tempo: la musica va da una parte e loro sono completamente dall' altra. Si creano in realtà un tempo tutto loro sul quale eseguono la loro routine di passi e di figure, intendendosi però alla perfezione.
Altri ballerini preferiscono invece entrare direttamente sul terzo tempo della musica (attitudine molto diffusa oggi a Cuba soprattutto tra le nuove generazioni), perché istintivamente si trovano più a loro agio a ballare su questo tempo musicale.
Sono scelte personali, tutte criticabili, ma (essendo la salsa una libera espressione corporea), tutte accettabili.
Andare "fuori tempo" infatti non vuol dire ballare su un tempo diverso dell'uno ma andare ad un tempo diverso da quello della musica.
Esempio: se la musica scorre alla velocità di 120bpm io non posso ballare a 118bpm e nemmeno a 124bpm. Idem se la musica rallenta io devo di conseguenza rallentare, mentre se accelera io devo accelerare e non continuare a ballare sul ritmo con cui sono partito.
Ci sono in realtà due modi predominanti per ballare la salsa: a tempo oppure in controtempo (chiamato anche contrattempo). Se balliamo a tempo cominciamo a ballare sul tempo forte (sul battere: "tetico"), se balliamo in controtempo cominciamo a ballare sul tempo debole (ossia in levare: "acefalo").
La studiosa Graciela Chao Carbonero, ex direttrice del dipartimento di Danze Folcloriche dell'Istituto Superiore d'Arte dell'Habana, nella sua opera "El Casino" così ci ricorda:
"In relazione all'accentuazione del passo in corrispondenza con i tempi forti e deboli della battuta musicale, il casino, allo stesso modo che altri balli cubani ha due forme basiche che noi abbiamo designato col "ballare con la melodia" o "ballare col ritmo". Nel primo caso il ballerino segue il tempo forte naturale della battuta musicale, nel secondo segue le percussioni o il basso che nella maggioranza dei casi accentuano il contrattempo o tempo debole di forma sincopata."
A Puerto Rico si utilizza molto il termine "Ballare in clave". Bisogna però stare molti attenti nel dare il giusto significato a questo termine perché di fatto è un concetto "molto personale", non "una regola" che è stata messa per iscritto su un pezzo di carta da qualche autorità nel campo musicale.
Tra l'altro io non ho mai conosciuto un ballerino che ammettesse "Io ballo fuori clave!".
Di fatto se balli sull'uno i tuoi passi sono simmetrici sulla clave 3/2 sui tempi 1-6-7
Se balli sul due sei simmetrico sulla clave 2/3 sui tempi 2-3-8.
Quindi tre tempi nel primo caso, tre tempi nel secondo.
Bisognerebbe semmai far notare che a Puerto Rico si usa molto l'espressione "Tu no estas en nada" (tu non stai in niente) quando fai qualcosa di veramente sbagliato.
Quindi in questo caso "No estar en clave" diventa un sinonimo di "stare fuori ritmo".
"Estar o bailar en clave" al contrario significa di conseguenza stare dentro il ritmo della canzone e non ballare "a lo loco" o alla "come viene viene"
Per molti portoricani ballare in clave vuol dire, di conseguenza, entrare direttamente sul primo dei due colpi di clave simmetrici, che nella clave 3/2 cade sul sesto tempo e nella clave 2/3 sul secondo tempo della musica.
Per capire meglio questo concetto bisogna tenere presente che i portoricani non sono abituati, a differenza di noi occidentali a contare la musica. Per loro la cosa importante è ballare sul ritmo a prescindere dai numeri musicali. Di conseguenza non trovano differenza tra il ballare sul secondo o sul sesto tempo musicale.
A questo punto già mi immagino qualcuno che con fare molto preoccupato si domanderà: "Ma allora chi balla a tempo balla fuori clave?". in realtà la risposta è semplice e ce la dà direttamente la studiosa Graciela Chao Carbonero: "Chi balla a tempo balla sulla melodia e non sulla ritmica!", attitudine quindi niente affatto sbagliata e assolutamente non da biasimare.
Ci sono molti insegnanti che asseriscono che ballare a tempo significa avere come riferimento la clave 3/2, che ha il suo primo battito appunto nel primo tempo musicale. Una teoria che non osiamo contraddire anche se ci chiediamo se chi balla a tempo abbia per davvero come principale riferimento la clave e non piuttosto, come d'altra parte sembrerebbe più naturale, la melodia.
E' doveroso ricordare che qualcuno nell'ambiente salsero asserisce che "ballare in clave" significa marcare con i piedi esattamente i tempi della clave.
Una teoria che non ha un reale fondamento, in quanto in un passo base i passi sono sei, mentre in un giro di clave i battiti sono cinque.
Lo stesso Felipe Polanco (uno dei massimi esponenti del ballo in clave) marca tranquillamente il basico sui tempi 2-3-4 / 6-7-8.
Solo che lui non ti conta il suo basico, si canta la clave e lo esegue. Ma se tu prendi un metronomo vedrai che i suoi passi sono assolutamente simmetrici e d'altra parte non si è mai visto nessun ballerino eseguire di coppia un basico asimmetrico...
Fin dai tempi del danzon il passo base è sempre stato composto da sei figure musicali perfettamente uguali precedute o seguite da una pausa (della stessa durata)
ovvero:
Pausa-2-3-4 / Pausa-6-7-8 (en contratiempo)
oppure:
1-2-3-Pausa / 5-6-7-Pausa (a tiempo)
Tutto il resto (compreso il tipico step che molti ballerini eseguono sulle pause) sono semmai delle varianti ritmiche su un canovaccio consolidatosi nei secoli.
Enzo Conte

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