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El vive bien
(Guaguancó)

Alberto Zayas (1955)

Ay, en està, en està, en està
Preciosa Habana Leon
Donde yo la conoci
La enamoré de una manana
Y ella me dijo que si
Yo le dije a ella asi
Nosotros nos casaremos
Muy felìces viviremos
En nuestro cuarto bendilo
De un solo pan comeremos
Y con lo que tu trabajes
Yo podré comprarme un traje
Y los domingos saldremos
Y cuando te pongas bella
Y vengas de la cecina
Y me traigas la cantina
Y la sopa en botella
Te dire que eres mi estrella
Y que yo mucho te quieto
Tu vendràs con el dinero
De la primera mesada
Tu conmigo estas casada,
Lo tuyo me pertenece
Ven aqui todos los meses
Sin tocar del guano nada
Y al fin de la gran jornada
Diràs que yo soy muy bueno
Muy felices viviremos
Pero yo sin hacer nada
Qui, in questa, in questa, in questa
preziosa Avana
dove io la conobbi
una mattina la innamorai
e lei mi dise sì
Io le dissi così:
ci sposeremo
e felici noi vivremo
nella nostra stanzetta benedetta
un solo pane insieme mangeremo
e con quello che tu guadagni
io potrò comprarmi un vestito
e la domenica usciremo.
E quando ben sistemata e carina
verrai dalla cucina
servendomi il vino
ed la zuppa nella scodella
ti dirò che sei la mia stellina
e che io ti amo tanto.
Tu verrai da me con il denaro
della prima mesata,
con me tu sei sposata,
quello che è tuo mi appartiene
vieni quì tutti i mesi
senza toccar nulla del denaro
e alla fine della giornata
tu dirai che sono un buono
felicissimi vivremo
però io senza far nulla.
El vive bien

Nel 1955 Alberto Zayas compose "El Vive Bien" , un guaguancò che ebbe un grande successo nella Cuba di quegli anni. Come tradurre il titolo di questa canzone? Abbiamo preferito "La bella vita" che, per quanto infedele come traduzione letterale rende però tutta l'ambiguità di un soprannome e di una condizione esistenziale che sarebbe stato riduttivo ed ancor più infedele rendere con "Il fannullone".

Ritratto della società del tempo ed implacabile fotografia dei rapporti tra uomo e donna, la canzone ci presenta il personaggio principale, El vive bien, alle prese con un "normale" rapporto di coppia. La partner è ritratta in un universo "Machista", un universo di devozione e sottomissione nel quale alla donna, subalterna e servile, non resta altro che assicurare il mantenimento economico del proprio uomo. "El vive bien" propone alla sfortunata un sogno coniugale che ha tutti i colori dell'incubo nei suoi contenuti di patto quasi padronale tra le parti. Nell'Avana pre rivoluzionaria la canzone ebbe un grande successo e tutto lascia intendere che venne presa alla lettera nei valori che proponeva creando un processo di identificazione immediata con il personaggio della canzone nella popolazione maschile una popolazione maschile dedita alla musica e all'ozio e con una rigida filosofia dei ruoli di coppia (soprattutto nelle frange popolari di razza negra).

La canzone fu talmente popolare che il suo interprete Carlos Maza prese il nome, da quel momento, del personaggio della canzone. Soprannome che il grande cantante rumbero portò per poco tempo, fino al 1960 quando venne ucciso in un regolamento di conti in una sala da biliardi. Quel messaggio però rimase con forza ad illudere la gioventù maschile nel sogno di una facile esistenza e della complicità della donna in questa progettualità egoista. L'anno seguente la registrazione della canzone, esattamente nel 1956, cavalcando il successo popolare della stessa e sulla stessa lunghezza d'onda ideologica, Mongo Santamaria nel suo disco "Drums and chants" pubblicato negli Stati Uniti con i più grandi percussionisti dell'epoca, registrava la canzone "Consejo al vive bien". Il consiglio si limitava a suggerire ad un "Vive bien" afflitto e triste per l'abbandono della sua "amata" di cercarne un'altra più remissiva nella certezza che la bontà d'animo della seguente sarebbe arrivata fino al dono di una Cadillac!

Bisognerà attendere il 1975, venti anni dopo, per riannodare il dialogo con "El vive bien" quando la splendida voce della regina della Guaracha, Celia Cruz, risponderà per le rime al maschilismo della canzone originaria sollevando la bandiera delle rivendicazioni (anche politiche) dell'altra parte del cielo. La canzone "La sopa en botella" contenuta nel disco "Tremendo cachè" realizzato in coppia con Johnny Pacheco in pieno boom della Salsa denuncerà nel suo testo ironico le assurde pretese del "vive bien".

Io non ti dò nè il brodo
nè la mesata
perchè tu non servi a nulla
perchè hai il corto circuito
nel cervello ormai bruciato.

Claudio Marucci

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