Nel 1955 Alberto Zayas compose "El Vive Bien" , un guaguancò che ebbe un grande successo nella Cuba di quegli anni.
Come tradurre il titolo di questa canzone? Abbiamo preferito "La bella vita" che, per quanto infedele come traduzione
letterale rende però tutta l'ambiguità di un soprannome e di una condizione esistenziale che sarebbe stato riduttivo ed
ancor più infedele rendere con "Il fannullone".
Ritratto della società del tempo ed implacabile fotografia dei rapporti tra uomo e donna, la canzone ci presenta il personaggio principale,
El vive bien, alle prese con un "normale" rapporto di coppia. La partner è ritratta in un universo "Machista",
un universo di devozione e sottomissione nel quale alla donna, subalterna e servile, non resta altro che assicurare
il mantenimento economico del proprio uomo. "El vive bien" propone alla sfortunata un sogno coniugale che ha tutti i colori
dell'incubo nei suoi contenuti di patto quasi padronale tra le parti. Nell'Avana pre rivoluzionaria la canzone ebbe un grande successo
e tutto lascia intendere che venne presa alla lettera nei valori che proponeva creando un processo di identificazione immediata
con il personaggio della canzone nella popolazione maschile una popolazione maschile dedita alla musica e all'ozio e con una rigida
filosofia dei ruoli di coppia (soprattutto nelle frange popolari di razza negra).
La canzone fu talmente popolare che il suo interprete Carlos Maza prese il nome, da quel momento, del personaggio della canzone.
Soprannome che il grande cantante rumbero portò per poco tempo, fino al 1960 quando venne ucciso in un regolamento di
conti in una sala da biliardi.
Quel messaggio però rimase con forza ad illudere la gioventù maschile nel sogno di una facile esistenza e della complicità
della donna in questa progettualità egoista.
L'anno seguente la registrazione della canzone, esattamente nel 1956, cavalcando il successo popolare della stessa e
sulla stessa lunghezza d'onda ideologica, Mongo Santamaria nel suo disco "Drums and chants" pubblicato negli Stati Uniti
con i più grandi percussionisti dell'epoca, registrava la canzone "Consejo al vive bien".
Il consiglio si limitava a suggerire ad un "Vive bien" afflitto e triste per l'abbandono della sua "amata"
di cercarne un'altra più remissiva nella certezza che la bontà d'animo della seguente sarebbe arrivata fino al dono di una Cadillac!
Bisognerà attendere il 1975, venti anni dopo, per riannodare il dialogo con "El vive bien" quando la splendida voce
della regina della Guaracha, Celia Cruz, risponderà per le rime al maschilismo della canzone originaria sollevando la bandiera
delle rivendicazioni (anche politiche) dell'altra parte del cielo.
La canzone "La sopa en botella" contenuta nel disco "Tremendo cachè" realizzato in coppia con Johnny Pacheco
in pieno boom della Salsa denuncerà nel suo testo ironico le assurde pretese del "vive bien".
Io non ti dò nè il brodo
nè la mesata
perchè tu non servi a nulla
perchè hai il corto circuito
nel cervello ormai bruciato.
Claudio Marucci