coro:
Santa Palabra lo que me dice un dicho,
no escondas los santos o te haran el juicio (bis).
Hay muchas personas que esconden los santos,
por el dia rien y por la noche llanto,
para abrir camino (Echun beleke)
busca un Elleguá,
pues sin este santo todo va pa'tras.
Al cruzar el mar prende a Yemayá,
pues como te lleva, asi te traera. Eso es.
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coro:
Parola Santa è quella che dice un detto:
"non ignorare i santi o te li farai nemici"
ci sono molte persone che ignorano i santi,
il giorno ridono e la notte piangono,
per aprirti il cammino cerca Elleguá, poichè
senza di lui niente arriverà
se tu vai per mare prendi a Yemayá,
poichè come ti porta così ti riporterà. Cosi è!
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coro:
Quiere a Obbatalá,
que es santo mayor
pídele la paz y
pídele el amor.
Ay, Changò, mi padre,
dame buena luz,
dame la nobleza
y dame la salud.
Habla con Oggún
si tienes un problema,
pues con su machete
él resuelve es dilema.
coro:
No levantes nunca la
mano a una mujer.
Ochùn te esta mirando,
ella si tiene poder.
Quiere a Babalú,
santo milagroso,
pídele salud,
pues sin salud
no hay gozo.
No busques problemas
con la señora Oyá,
pues para el cementerio
a ti te llevará
si quieres saber, oye bien,
lo que va a pasar,
pregunta al gran Orula,
adivino estelar,
oye, que todo lo sabe
coro:
No, no, no, no, no, no
esondas los collares
ni lo santos por temor al que diran,
oye, porque los santos lo malo te quitan
y muchas cosas buenas que te dan
coro:
para seguir adelante
el camino hay que contar
con Elleguá, Elleguá, Elleguá
Vaya q' sabor.
coro:
Dame la firmeza cuando estoy
cantando,
asi que todos los santos
ahora mismo, señores, vengan a mi.
coro:
Yo me despojo, señores,
oye, con flores blancas
para que ahora mismo, mira,
se me caliente la garganta.
coro:
Oye despojate, quitato lo malo,
échalo para atras, limpiate mi
hermano.
coro:
Despojate, quitate lo malo,
échalo pa'tras, limpiate, mi
hermano.
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coro:
Ama Obbatalá, che è
un santo maggiore
chiedigli la pace e chiedigli l'amore.
Changò, padre mio, mostrami la luce,
dammi il rispetto e dammi la luce,
dammi il rispetto e dammi la salute.
Parla con Oggún se hai un problema, poichè
col il suo machete risolve il tuo dilemma.
coro:
Non alzare mai la mano contro una donna
Ochún ti sta guardando, lei può ogni cosa.
Ama a Babalú, Santo miracoloso, chiedigli
salute, poichè senza salute non c'è gioia.
Non cercarti problemi con la signora Oyà, poichè
al cimitero lei ti condurrà.
Se desideri sapere quello che succederà,
domanda al gran Orula, indovino stellare, che
tutto sa.
coro:
No, no, no, no, no, non nascondere le catenine dei santi
non ignorarli per il timore delle chiacchiere
poichè i santi ti allontanano il male e ti fanno del bene.
coro:
Per continuare il cammino bisogna
contare su Elleguá
coro:
Dammi la calma quando sto cantando
così che tutti i santi, in questo stesso
attimo, vengano a me!
coro:
Io mi scuoto con fiori bianchi
perchè ora stessa
mi si riscaldi il canto.
coro:
Ascolta, scuotiti, allontana
il male e buttalo dietro di te,
purificati, fratello mio!
coro:
Ascolta, scuotiti, allontana
il male e buttalo dietro di te,
purificati, fratello mio!
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y siete cocos y una manzanita para Santa Barbara bendita
quatro velas en la mano y todo te sale bien mi hermano!
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Prendi sette noci di cocco e una piccola mela
per Santa Barbara benedetta, quattro
candele nella mano e tutto ti riuscirà
bene, fratello mio!
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La canzone affronta uno dei temi ispiratori da sempre della musica cubana: la santeria.
Non è certo questa la sede adatta per descrivere il complesso sistema religioso-culturale che esprime la santeria,
semmai il nostro interesse stà nella comprensione del protagonismo di questo culto nella società cubana
attuale e dei riflessi nei testi delle canzoni. Nella santeria la religione cristiana-cattolica si fonde con le credenze
religiose africane dando vita ad un sincretismo religioso la cui spiritualità si tinge di magia.
Gli Orishas (santi) sono le divinità protagoniste nella santeria: ad ogni orishas corrispondono dei tratti distintivi
(colori, costumi, oggetti), poteri differenti nonchè una simbologia ed una gerarchia ben definite e naturalmente una ricorrenza
consacrata.
La canzone composta nei primi anni novanta interpreta e fotografa un momento storico in cui la spiritualità religiosa del cubano
viene assimilata dalla società e prende nuovo impulso dall'energia positiva che la diffusione del fenomeno alimenta.
Nel bene e nel male. Gli Orishas divennero così "di moda" nei primi anni novanta, portando alla
luce assieme al recupero delle radici culturali anche uno pseudo folclore ad uso
e consumo della grande massa di turisti riversatisi sull'isola a caccia di facili esotismi.
Ancora oggi a Cuba, come del resto avviene in quasi tutte le religioni
contemporanee, alla santeria viene applicato un rudimentale marketing
capace comunque di commercializzare collanine, oggetti simbolici, consultazioni
con il Babalawo (sacerdote), o, per i più introdotti, le stesse cerimonie d'inizziazione.
Nonostante ciò la canzone incita alla difesa di questo sistema culturale invitando
il credente ad esibire la propria fede con orgoglio, anche a traverso l'usanza di adornarsi di
coloratissime collanine che i cubani sempre portano con se in segno di adorazione per i santi.
Claudio M.
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