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Adalberto Alvarez
di Paolo Pachanga

 
Dj Pachanga con Adalberto Alvarez
Dj Pachanga con Adalberto Alvarez

Domanda: Adalberto, la musica cubana ha sempre avuto tanti stili e una grande varietà di artisti, però il "Caballero del Son" dalla epoca di "A Bayamo en coche" fino a "Mi Linda Habanera", è sempre stato al top oltre che uno dei punti certi di riferimento della musica popolare ballabile cubana. Quale è il segreto?
Risposta: Bene non credo che ci sia un segreto, piuttosto credo che è una formula... una formula nel trattare di scrivere sempre qualcosa che sia d'interesse per chi ascolta... inizialmente essere attenti molto ai testi... dopo fare in modo che le tematiche siano interessanti, che siano tematiche che possano richiamare l'attenzione della gente... e cercare di parlare un linguaggio universale, che lo possano intendere tutti, non solo i cubani. Chiunque nel mondo, con una canzone scritta da me, si può facilmente identificare, indipendentemente che in alcuni momenti ci sono cose che sono molto tipiche dei cubani, però cerco la maniera di rendere il linguaggio sempre universale.

D.: Nella tua musica è molto chiara la fonte d'ispirazione che è la tradizione del Son. Tu hai saputo, con uno stile musicale sempre moderno e attuale, non solo ricordare alle nuove generazioni temi classici del Son, ma anche continuare con quella tradizione musicale, mantenendo vivo un Son che in questa epoca sembra subire qualche aggressione... Che idea ti sei fatto sull'ultima tendenza delle nuove geberazioni cubane, l'Hip Hop, il Reggaeton... si va perdendo il senso della Clave, del ballo di coppia, il Casino?
R.: No, ti direi che il cubano ha la clave e il ballo di coppia... ce l'hanno nel sangue da quando nascono. Dovrebbero togliergli il sangue quando nascono per...

D.: Vuoi dire che è solo una moda?
R.: Si, io penso che è una moda. E' interessante quello che succede: apparentemente, i generi della musica cubana, non sono così tanto diffusi in questa epoca, a partire dal fatto che ci sono altre tendenze... mentre all'estero queste tendenze sono molto diffuse. Bene nonostante questo quando a Cuba suona un'orchestra, e parlo delle principali orchestre del paese, il livello di capacità di comunicazione non scende mai. Il livello comunicativo è eccellente e la gente sa, la gente balla Casino, la gente ha bisogno di tutto questo... il cubano necessita la Clave, indipendentemente che oggi arriva la moda delle scarpe a punta... dopo la moda passa e arriva un altro tipo di scarpe... Il Son è di moda a Cuba almeno dal 1920. No la clave non è in crisi!

D.: Molti Salseri (Maestro perdonami il termine, è per farci intendere...) nel mondo ti conoscono a partire da alcuni temi tuoi che in passato sono stati importanti Hits nell'interpretazione di orchestre di Porto Rico, per esempio la Sonora Ponceña o Willie Rosario. Che considerazione hai tu per la musica dei Boricuas, veramente "Cuba y Puerto Rico son de un pajaro las dos alas"?
R.: Io credo di si. Ti dico che una delle persone a cui voglio più bene nell'ambito musicale, è un Boricua, è Papo Lucca, è come un mio fratello, siamo fratelli, ci sentiamo spesso, comunichiamo fra di noi... e il modo di fare la musica dei Boricuas, non c'é alcun paese nel mondo che abbia più somiglianza con Cuba nella maniera di fare la musica. A volte uno sente "Mi cachita, tengo una rumbita..." e pensa che lo ha scritto un cubano e invece no, fu un Boricua, Rafael Hernandez... o anche "Capullito de Aleli"... e lo stesso succede con canzoni cubane, che uno pensa siano state scritte da un Portoricano... c'é una mescola, una fusion tanto bella che... non riuscirai a capire chi c'è dietro...

D.: Però attualmente -talvolta è solo una mia impressione- la musica Salsa a Portorico o a New York, in comparazione con quella di Cuba, non sembra avere la stessa forza. A Cuba a partire dagli anni '90 il ballabile si è rinnovato molto, questo che viene definito "Timba". A Portorico e NY la musica non da la stessa impressione, la produzione discografica sembra dedicarsi a celebrare molto la musica del passato, la Salsa degli anni 60/70/80... A cosa si deve questa differenza fra Cuba e PR/NY, al pubblico bailador, a mancanza di idee musicali, al sistema discografico?
R.: Io penso che li è la risposta, il pubblico che balla. El publico bailador è il protagonista... da quando questa musica a PR e NY, e non solo li, in America Latina, ad esempio in Venezuela... a partire dal punto che la nuova musica di Cuba non entrava li... con facilità entra in Europa, perché Europa non ha fatto embargo alla musica di Cuba, qui si conosce la musica, si conoscono i temi degli ultimi gruppi cubani che stan suonando, si sa quello che succede a Cuba, e penso che l' Italia sia al primo postocomne attenzione all' attualità della musica che si fa a Cuba. Non è lo stesso a Portorico, non è così a New York o in altre parti del mondo...

D.: Quindi la spiegazione è anche politica ?
R.: Si, subiscono l'embargo su Cuba, non entra un disco, non entra niente, quindi non c'é un livello di riferimento, di scambio, il musicista... al bailador a Portorico gli costa più fatica sentire Adalberto Alvarez rispetto al bailador in Italia. Qui in Italia in qualsiasi discoteca puoi ascoltare qualsiasi orchestra cubana, fino all'ultima nuova che ha esordito ieri... a Portorico e New York non è così.

D.: A Cuba quando tu componi e decidi di far uscire un nuovo disco, al momento dell'arrangiamento musicale, qual'é la tua priorità, l'accettazione da parte del pubblico cubano, o pensi anche a un pubblico internazionale, ad esempio Colombia, Venezuela, Portorico?
R.: Io penso al pubblico del mondo. Incluso nel mio ultimo disco "Mi linda Habanera" dico che è un disco con pubblici divisi... perché in quel disco suono un tema che è un Son Montuno, un Son allo stile di Arsenio, Chappottin, un tema composto dal compositore che scriveva abitualmente per Chappottin... e quando suono quel tema per il pubblico non cubano, i bailadores impazziscono...ballano il Son riempiendo la pista... a Cuba preferiscono per esempio che gli suoni "Mi linda Habanera", che è un tema attualizzato e che ha 2 pubblici che lo accettano. Un altro tema di questo disco che ha avuto molto successo, piace a cuba così come all'estero, è "Que tu quieres que te den", un successo internazionale, davvero in qualsiasi parte del mondo. Però ci sono altri temi che sono più specifici per un pubblico piuttosto che l'altro e io cerco sempre di compiacere tutti.

D.: Come funziona il processo, è il ballo che condiziona la musica o il contrario?
R.: Il ballo, è il ballo! Io sempre lavoro in funzione di questo Dai miei musicisti esigo sempre che suonino con i piedi del bailador...

D.: Per chi si avvicina alla musica cubana, quale consiglio, quali artisti Adalberto Alvarez consiglia per l'ascolto?
R.: Io credo che prima di tutto si deve ascoltare tutti quelli che hanno inventato questo movimento. se stiamo parlando di musicisti... voglio dare adesso un consiglio a un musicista giovane, ascolta e impara quello che hanno fatto i grandi. bisogna andare a quella scuola, Benny Moré, Arsenio Rodriguez, Chappottin, Cunì... Bisogna andare verso questi grandi del passato e, a partire da li, dopo crei la tua musica... pero devi avere una base, quella di conoscere la storia della tua musica, del tuo Son, solo dopo puoi inventare qualcosa di nuovo.

D.: E quale è la musica che Adalberto Alvarez preferisce ascoltare nei suoi momenti di riposo, a casa sua?
R.: A casa mia io ascolto molta musica Brasiliana, Jazz e musica classica. sono le tre cose che ascolto di più. Questo non vuol dire che non ascolto anche altre cose, ad esempio ascolto molto Son, però per riposare, relax... si mi piace molto la musica del Brasile, il Jazz e il classico.

D.: I musicisti sempre sono attenti alla musica che fanno gli altri... parlando del ballabile, quali sono gli artisti non cubani che ti stimolano di più, quelli che ti piacciono?
R.: Mi piace il lavoro che sta facendo Gilberto Santa Rosa negli ultimi tempi, credo che è un lavoro molto fine, e anche mi piace quello che fa Andy Montañez. Gilberto e Andy stanno dando una sfumatura diversa a questa cosa del Reggaeton...

D.: Il Salsaton?
R.: Si, si sono uniti a quelli del Reggaeton, però cosa succede... i testi sono eleganti, insomma gli danno un carattere diverso a questa storia... però mi piace Gilberto Santa Rosa per gli arrangiamenti e per i testi delle sue canzoni.

D.: E a Cuba?
R.: A Cuba, Juan Formell, è un mio amico e lo rispetto da tutta una vita.

Dj Pachanga intervista Adalberto Alvarez
Dj Pachanga intervista Adalberto Alvarez

D.: Cosa pensi della musica italiana e della sua tradizione? Pare ci siano relazioni per esempio fra la canzone napoletana e il Bolero cubano, una relazione nell'armonia...
R.: Io credo di si, si c'é... incluso ci sono molte cose... guarda, quello che ha permesso la differenziazione in alcuni casi è stata la lingua... che invece è quello che ha favorito i portoricani con noi, e noi con loro, parliamo la stessa lingua, e canti una canzone e ti puoi confondere. L'italiano ha quella cosa in cui uno si può identificare facilmente perché è... se tu prendi una canzone napoletana e la canti senza il testo, la-la-laa... cioé non canti le parole, potrebbe essere una canzone cubana, potrebbe essere tranquillamente un Bolero...

D.: E c'è un cantante italiano che ti piace?
R.: Io sono della generazione di Mina, io mi fermo li... Mina cantava una canzone che diceva: "E se domani, io non potessi...", quello per me era una delle cose più grandi...

D.: Polo Montañez disse in un'intervista che ascoltava molta musica italiana, incluso disse che talvolta il suo stile melodico non era sempre tipico del Son tradizionale... Que pensa "el Caballero del Son" sul grande successo internazionale del tema "Un monton de estrellas"? Al pubblico piace la melodia, il romanticismo del testo, oppure è la forza del Son, l'originalità nella mescola di tutti questi fattori?
R.: Quello di Polo Montañez fu un caso eccezionale. Polo era un uomo che veniva dal campo, dal lavorare la terra, e tutto quello che Polo ha fatto, lo scriveva con quel sentimento di guajiro, di guajiro natural che era... realmente, senza ricercatezze, diceva tutto quello che pensava, era un poeta in potenza, e tutto quello che si scrive con quella forza, con quel sentimento, deve sicuramente trionfare. Io credo che Polo fu quello che arrivò a trasmettere al mondo quello che lui sentiva, attraverso le sue canzoni.

D.: Tu hai sempre fatto tournée in tutto il mondo, quali sono i paesi dove ti piace di più andare a suonare, e perché?
R.: Bene a parte Cuba, realmente qui in Italia, c'è molta ricettività da parte del pubblico, e in questo momento... perché ti dico che dopo Cuba è il paese che meglio ha accolto le mie canzoni, soprattutto in questi ultimi tempi... Ci fu un periodo diverso che non venivo, però da quando ho cominciato a venire con "Para bailar casino", e adesso con "Mi linda Habanera", che sono i miei ultimi dischi che hanno avuto successo in Italia, mi capita di vedere gli italiani che cantano le mie canzoni... di vedere italiani piangendo con la canzone "Mi linda Habanera"... italiani che poi vedo ballare a Cuba, che vengono nei posti dove suono io, per esempio alla Casa de la Musica di mercoledì... L'altro pubblico grande per noi è la Francia, Parigi... e in America Latina ci sono anche diversi paesi...

D.: In Italia tu come vedi il pubblico bailador? Questo è un paese dove forse si è data molta centralità alle scuole di ballo e scarsa attenzione alla musica. Si fanno molte attività di ballo con Dj e poca programmazione dal vivo, pensi sia un male per la musica?
R.: Io credo che sia un bene ed un male nello stesso tempo : la parte buona è che qualsiasi italiano sa ballare musica cubana, più allo stile cubano che a quello boricua e di NY, anche se esistono altri stili per ballare Casino in un altro modo. Però l'importante è che si stia consumando musica cubana, indipendentemente che si faccia con un'orchestra o no, d'accordo anche con il locale, con gli eventi, però penso che Italia mantiene una serie di Festivals dove li c'è la presenza... noi per esempio, le orchestre cubane, vengono quasi 2 volte all'anno, la tournée estiva e quella invernale... e in tutti questi posti, si ascolta molto la nostra musica... Sto scrivendo un tema che parla di questo, uscirà nel prossimo disco... secondo me, in tutto il mondo, dove meglio si sta ballando la nostra musica e adesso dove più si consuma, è in Italia... e il tema nuovo che sto facendo penso che avrà successo soprattutto in Italia...

D.: E ci sono posti o locali dove hai notato qui in Italia migliore accoglienza da parte del pubblico?
R.: Si, ci sono locali in cui noi ad esempio ritorniamo... bene, i Festivals sono un po' impersonali, però sono grandi eventi e hanno un pubblico importante, per esempio a Roma e Milano... e adesso a Napoli abbiamo visto una cosa incredibile, il pubblico che c'era li... poi ci sono le città piccole che anche... per noi è importante che in Italia il pubblico consumi la nostra musica, realmente la conoscono... Non è come andare in Svizzera per esempio, dove la comunità latina è quella che consuma la tua musica, e qualche svizzero che bene, gli piace anche a lui... qui in Italia sono gli italiani la maggioranza del nostro pubblico, ed è il pubblico del posto, conoscono le tue canzoni...

D.: In questa tournèe tocchi diversi paesi europei, incluso Francia, Lussemburgo, Austria... e hai anche attività programmate a Istambul, in Turchia. Che cosa c'é a Istambul, anche li ballano la Salsa?
R.: In realtà non lo so, è la prima volta che mi chiamano li, però ti dico che a giudicare dall'attenzione che hanno per me, sempre mi chiamano per assicurarsi la tournèe, penso ci debba essere qualcosa d'interessante, vedremo...

D.: La musica cubana, il ballo del Casino, sono fenomeni universali? Che prospettiva di sviluppo tu vedi in questo senso, quanto dipende dalla promozione? Pensi che sia una musica senza frontiere? Oppure la sua tipicità ritmica, la clave, la sua necessità di essere ballata in coppia, eventualmente la lingua, sono ostacoli insormontabili per una maggiore capacità di accettazione a livello internazionale?
R.: No, ne la lingua, ne altro... non c'é astacolo alcuno. Già è comprovato che il Casino è un ballo universale. In quanto alla musica, diciamo la musica tropicale, la musica del Caribe, la musica cubana, è la protagonista... Il Casino nacque a Cuba, forse molti non lo sanno... a volte mi fa tristezza quando vedo i Congressi famosi della Salsa... invenzioni dove non spiegano da dove viene tutto questo. Per questo è molto probabile che l'anno prossimo facendo io il Festival del Son a Santiago de Cuba (l'ho fatto a ottobre e si svolge ogni 2 anni), organizziamo un evento internazionale di ballo a Cuba. Un Festival di 5 giorni con anche i Van Van, NG La Banda, Adalberto Alvarez e tutte le principali orchestre di Cuba, allo stesso tempo la competizione del ballo, seminari, esibizioni, stages e tutto il resto... Perchè la gente possa andare a ballare nel cuore di questa cultura... Un grande evento molto importante per il ballo a livello internazionale e per la musica cubana. Porteremo la gente a ballare nelle spiagge a Varadero, a "La Tropical" dell'Avana che è uno dei locali storici del ballo a Cuba, e in altri posti molto buoni...

D.: Quindi è corretto dire che il Casino è il ballo che origina negli anni 50 a Cuba nella mescola fra la tradizione del Son e la musica americana come il Jazz, lo Swing?
R.: Si, i giri e tutto il resto... era quello che era di moda allora... cu fu un'evoluzione e già il Son prende altre caratteristiche. Parlando musicalmente il Son si balla in controtempo, il Casino no... quindi il ballo diventa più facile per poter evoluzionare con i giri...

D.: In America Latina e a NY ci sono molti fans della musica tradizionale cubana, Arsenio, Chappottin, la Sonora Matancera... anche fra gli stessi musicisti di Salsa che da li si sono ispirati per fare musica... Tu non pensi che la musica cubana si è molto sviluppata da quei tempi e già si possa parlare di una nuova tradizione? In questo senso tu credi che in America Latina sono troppo vincolati alla musica cubana degli anni 50 oppure come qui in Europa c'è molto entusiasmo per la musica cubana della nuova generazione?
R.: Io credo che noi possiamo bere alla fonte, dalla radice dei classici, però non possiamo stare tutto il tempo a cantare "El Manisero" o "La Guantanamera"... non ci svilupperemmo, non succederebbe niente... quindi con maggior rispetto, la musica ha fatto molti passi in avanti, ci sono nuovi compositori, ci sono stati i Pablo Milanes, la Nueva Trova... e ci sono stati anche tutta una serie di movimenti... quello che io penso è che bisogna mantenere l'essenza come cubano, quindi devi avere la Clave, il ritmo del Son, devi rispettare la sua caratteristica ritmica, però bisogna anche svilupparsi... quello che è successo a questa gente per esempio a New York, è la mancanza di informazioni che hanno avuto, in riferimento a quello che sta succedendo attualmente con la musica cubana.

D.: Bene, e quali sono i paesi del continente latino-americano dove ti piace di più andare a suonare, e quelli dove non sei mai stato però ti piacerebbe andarci, per esempio Portorico?
R.: A Portorico già siamo stati a suonare, per me Portorico è una meraviglia. Li ho tutta la parentela come dico io... c'é Papo Lucca, Andy Montañez che è mio compare, c'é Gilberto Santa Rosa che è come se fosse mio fratello, di fatto li ci sono canzoni mie che sono vive. Li poi ci sono tutti, Roberto Roena, Cheo Feliciano, tutta la gente che ha suonato la mia musica, la maggioranza stanno a Portorico. Per me un concerto a Portorico è come un concerto in famiglia, siamo in casa. Venezuela anche m'incanta, li ebbi molto successo con il gruppo "Son 14". Sono da poco stato in Venezuela e la gente prova entusiasmo per tutti i miei temi tradizionali... ho molti bei ricordi con Oscar D'Leon, abbiamo diviso lo scenario, una tournée di 21 giorni suonando insieme in tutti i posti... Mi piace Colombia, perché suonano un Son forte, come dico io *macho*... siamo stati in Messico, bene anche li... ci sono paesi dove mi piacerebbe andare, dove non sono ancora stato, forse chissà per curiosità.... Argentina, Cile, anche il Brasile m'incanta, io so che li non entra nulla, loro con la musica hanno una parete, mi piacerebbe andarci, un po' per condividere la cultura brasiliana, che ammiro, a parte il fatto che non si sono lasciati penetrare da nessuno...

D.: Ritornando in Italia, hai un consiglio per i Djs, in particolare per quelli che fanno pochi sforzi per conoscere e proporre al pubblico musica cubana?
R.: Il consiglio che gli do è che la cerchino perché si stanno fermando indietro... perché la musica cubana, ogni giorno che passa ha più forza, ha più pubblico, e bene direi ai Djs che se vogliono stare alla moda, per favore che la cerchino, non è difficile trovarla... realmente, a parte questo, è una musica molto bella, molto ricca, e ha anche tanta richiesta nella realtà...

D.: Ci sono sogni nel cassetto, un disco che ti piacerebbe realizzare, chissà, una collaborazione con artisti non cubani?
R.: C'é un sogno che possibilmente cercherò di realizzare l'anno prossimo: tutte le Stelle del Son, un gruppo che dirigerò, un'orchestra che sto facendo con musicisti come Pancho Amat, Omara Portuondo, Pedrito Calvo, Haila... e bene sto facendo un'orchestrona che si chiamerà "Todos Estrellas del Son", per fare concerti a Cuba e in tutti i paesi, e sono molto contento con questo progetto, lo sto preparando con molta calma perché mi esca bene, penso che avrai l'opportunità di vederlo da un momento all'altro, per questo ci sto lavorando già, con tutto l'appoggio delle persone che hanno a che fare con questo progetto...

D.: Ritornando a te, quale è il disco, la musica, il brano tuo che in tutta la tua carriera, tu stesso pensi ti rappresenti di più?
R.: Il disco che più mi ha rappresentato è stato "A Bayamo en coche"... in questo momento però la canzone che più mi rappresenta è "Que tu quieres que te den", è incredibile quello che è successo con questa canzone, nel mondo intero, ovunque tu vada... y que tu quieres que te den...

D.: E al momento di comporre in che t'ispiri, è casuale, è a casa tua, in strada?
R.: Ovunque capiti...

D.: E come lo fai, con registratore, scrivendo musica?
R.: Con registratore, lo spartito viene dopo... ho un registratore che sempre mi accompagna, per esempio sono in macchina, mi viene qualche idea e li stesso la canto... dopo arrivo a casa e mi siedo a lavorare sull'idea... a volte viene prima il ritornello, a volte il tema... è casuale.

D.: L'ispirazione viene solo a Cuba, o succede anche fuori, non so, durante una tournée, a Milano per esempio?
R.: Qui a Milano io ho scritto una canzone...

D.: Perché ascoltando "Mi linda Habanera" uno può pensare che ti sia ispirato stando lontano da Cuba?
R.: Bene, "Mi linda Habanera" è stata una canzone fatta precisamente per le persone che... bene, ti racconto come avvenne. Sia per "Una mulata en La Habana" che per "Mi linda Habanera", mi sono ispirato in quel sentimento di nostalgia che qualcuno ha per qualcun altro... e parlando di Milano, l'anno scorso, mi venne una canzone proprio qui dove suoneremo oggi, la discoteca "La Rumba", dove io vedevo la forma di ballare delle italiane, e il modo di come si faceva la Rueda de Casino, tutte queste cose, e già non sapevo più chi era cubano chi era italiano... e per questo nel mio prossimo disco ci saranno due temi che hanno una relazione diretta con Italia, canzoni che mi sono venute qui in Italia... per questo io dico che il disco avrà successo, soprattutto in Italia!!!

D.: E al momento dell'arrangiamento, cosa consideri, come è importante per un tema l'arrangiamento, per un definitivo successo nell'accettazione del pubblico?
R.: E' la sonorità finale, se lo faccio io o lo fa qualcuno dei ragazzi che lavora con me nell'orchestra, o se lo fa un altro arrangiatore, sempre mi siedo li come un giudice, a dire questo si, questo no... un arrangiamento ti può rovinare una canzone, un arrangiamento con molti effetti di percussione, con molti stacchi, con molte cose, te la può rovinare... un arrangiamento penso che deve deve essere in funzione del bailador. El bailador deve starci sempre comodo, tu non gli puoi incrociare il ritmo, non gli puoi fare molti colpi, troppe cose, perché altrimenti il bailador si sente scomodo, si sente male, perché penserà: "che stan facendo?"... Una altra cosa è suonare per il musicista, per esempio gli dico al timbalero adesso ti scrivo un tema perché tu possa distaccarti e fare un solo di timbales, tutta la descarga che tu vuoi e se la gente lo vuole ballare, bene, è un suo problema. Però il 99% della musica è per il bailador.

D.: Adesso la musica cubana viene chiamata "Timba", in un altra epoca la si chiamò Salsa... Che dice "el Caballero del Son", è una questione trascurabile di etichette, da non dargli troppa importanza, oppure la musica va chiamata con il suo proprio nome, e nel caso, che musica suona Adalberto Alvarez?
R.: Io suono Son, il Son del secolo XXI, è un genere riconosciuto, che non morirà mai, non posso tradirlo, mi chiamano il "cavaliere del Son", non posso essere il cavaliere della Timba... tra l'altro a Cuba la Timba è un quartiere... il cavaliere della Timba può succedere che vai a cercare un quartiere che sta dietro la Piazza della Rivoluzione all'Avana... No, io sono il Cavaliere del Son e indipendentemente da questo, il Son è un genere riconosciuto come tale. La Timba è un movimento, io non ho niente in contrario, realmente penso che ci saranno un milione di nomi nuovi. E' una questione di etichette, non bisogna dargli importanza, però tu vedi con la parola Timba, quando gli metti la clave, ti rendi conto che stanno facendo un Son, eventualmente un po' più avanzato, un po' più di questi tempi, un pò più aggressivo, una forma di esprimersi in un'altra maniera, però la base di tutta questa musica è il Son.

D.: Bene, grazie per l'intervista, per me è stato un onore intervistare "el Caballero del Son", ti seguo dall'epoca di Son 14. Hay qualche messaggio per il pubblico di Milano o d'Italia in generale?
R.: Il messaggio è semplicemente di dire che l'unica cosa che chiedo nella vita è continuare a occupare un piccolo spazio nel cuore di tutti gli italiani, e mando un saluto particolare al pubblico di Milano.

Grazie e... que tu quieres que te den...

Mi linda Habanera
Mi linda Habanera



Paolo Pachanga
Gennaio / Febbraio / Marzo 2007


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