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intervista a:
Renzo Arbore
"Io e la musica cubana"

di Claudio Marucci


Renzo Arbore
Renzo Arbore, classe 1937, foggiano di nascita, cittadino del mondo, disc-jockey, presentatore radiotelevisivo, regista cinematografico, musicista, e' difficile riassumere in poche parole la traiettoria artistica del popolare showman. Nel campo musicale, che e' poi quello che a noi piu' interessa, il Renzo nazionale e' sempre stato un grande esploratore musicale, in un viaggio che lo ha condotto dalla canzone napoletana al jazz, al blues e piu' recentemente a riscoprire la musica cubana.

Lo abbiamo incontrato a Roma di ritorno dall'ennesimo viaggio a Cuba.

D: Bentornato Renzo! Cuba è per te un vecchio amore o un nuovo flirt?
R: E' un vecchio amore che nasce durante il periodo del night-club. Io appartengo a quella generazione erede della tradizione di Carosone, Fred Buscaglione, Bruno Martino e nei night-club oltre alle abituali canzoni si suonava un genere musicale che veniva definito cubano. Nel cubano c'era tutto. da "Solamente una vez" al "Cha-cha-cha della segretaria". Eseguivamo questo genere con tanto di congas e di timbales. Poi però arrivò un cubano in Italia, oggi ingiustamente dimenticato, che svolse un ruolo fondamentale nella diffusione di questa musica e che semplicemente ce la fece amare perchè la suonava meglio degli altri. Era Don Marino Barreto Jr. con il suo repertorio di guajiras, boleros e son. Cantava bellissimi boleros con straordinarie armonie che per ignoranza venivano confuse per dei samba lenti. Era a capo di una formazione con vibrafono, percussioni e un pianoforte che suonava per la prima volta alla cubana ("montuneando" n.d.r.). Su questa onda nacquero anche dei gruppi nostrani che eseguivano questo genere come "I Latins". Questo genere andò molto forte nel periodo che và dalla fine degli anni 50 e l'inizio dei 60. Poi sopraggiunse la fine dell'epoca dei night-club ma anche lo sbarco in Italia del mambo di Perez Prado e poi del cha-cha-cha, e questo è storia nota. Più recentemente ho riscoperto la musica popolare cubana attraverso gli splendidi protagonisti del " Buenavista Social Club " e nei miei frequenti viaggi a Cuba.

D: Come ti spieghi il successo di "Buenavista"?
R: Nelle melodie di "Buenavista" c'è la stessa poesia della antica canzone napoletana, una poesia universale. Purtroppo l'unica differenza è che noi non sappiamo valorizzare i nostri tesori.

D: E' notorio il tuo amore per il jazz. Conosci ed ami anche il jazz cubano?
R: Perbacco! Avevo ed ho una grande ammirazione per quei cubani che seppero entrare nella storia del jazz: Chano Pozo, Machito, Cal Tjader. Tutta gente che ha fecondato di nuova linfa la musica jazz nordamericana.

D: Pensi che ci sia stata un influenza della musica cubana sulla nostra musica o viceversa?
R: Sicuramente la musica italiana ha avuto un periodo "spagnolo": si facevano canzonette ma si metteva dentro la musica di tipo cubano. Gli splendidi boleros che arrivavano da Cuba venivano scopiazzati e adottati con titoli italiani. Nel dopoguerra la canzone " La chupeta " fu un successo. C'era anche nei testi un continuo rifarsi a modelli esotici caraibici e a Cuba sempre si guardava. Mi ricordo il testo di una canzone che diceva così: " Come fior carnosi sono le donne dell' Avana. Hanno il cuore torbido come l' equatore. "

D: Veniamo ai giorni nostri e a questa nuova onda di successo dei ritmi latini. In America Latina non si può nemmeno immaginare questa musica separandola dal ballo. Quale è la nostra tradizione nel ballo?
R: La nostra tradizione di ballo è il liscio. Il ballo italiano non c'è mai stato. Dobbiamo risalire alla tarantella, al saltarello..... Questo accade poichè la nostra musica è in battere mentre la musica che si balla dal dopoguerra in poi e' in levare : lo swing, il boogie-woogie, il twist, il rock'n roll, il reggae.

D: Dal tuo punto di vista musicale come vedi il boom della musica latinoamericana nel nostro paese?
R: Lasciami dire che c'è una grande confusione. Oggi è importante distinguere tra musica e musica : non può essere scambiata per musica latina "Vamos a bailar" o "Vamos a la playa" e poi non sapere nulla di Beny More' e dei grandi della musica cubana.

D: Da dove nasce questa confusione?
R: Ho una mia teoria. Fino a tre anni fà si sentiva molta musica latina ma non si distingueva perchè non c'erano "Hits" (successi commerciali). Poi è arrivata, ahime, la Macarena , Ricki Martin e sono ritornate le " Hits ". Prima si ballava su dei riffs ora si presenta come ballabili dei motivetti canticchiabili e che rimangono facilmente a mente. Alcune " Hits " vengono fabbricate a casa nostra, ma questo porta comunque acqua al mulino della musica latinoamericana visto che ora è di moda cantare in lingua spagnola. Io stesso mi sono divertito a fare "La zanzarita" e a flirtare con la musica latina. Debbo però obbligatoriamente dire che proprio in questo momento di grande popolarità è opportuno far chiarezza su questa musica e ridare a Cesare quel che è di Cesare, a Beny Morè quel che gli compete e ai Van Van, Oscar D'leon e a tutti questi grandi artisti cubani di ogni generazione il merito di averci fatto innamorare di tutto ciò.

N.D.R.: Il grande Renzo nell'impetuosa presentazione dei suoi ricordi ha confuso per cubani lo statunitense Cal Tjader e il venezuelano Oscar D'leon. Siamo sicuri che anche i salseri piu' ortodossi sapranno perdonargli questa svista in nome della comprovata autenticita' del suo amore.


Claudio Marucci



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