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D.:
A quando risale il tuo incontro con la musica cubana e come spieghi questa attrazione?
Diego.:
Il mio amore per la musica cubana nasce nell'anno 2000 quando conobbi il maestro Bebo Valdes.
Prima di questo incontro i miei ascolti si limitavano al bolero,
ad Antonio Machin, Lucho Gatica, Benny More', Rolando La Serie.
Tutti questi cantanti mi appassionavano ma tale era il rispetto che mai mi permisi di cantare bolero.
Flamenco e bolero sono cugini.
Fanno parte di un canto di andata e ritorno che unisce le due tradizioni musicali di Spagna e Cuba.
Il Bolero, la Guajira, il guaguanco', la buleria, la columbiana...
nel flamenco siamo abituati a immaginarci le nacchere, le chitarre, pero' la musica cambia nel tempo.
Bolero e Flamenco sono due musiche di sentimento:
il Bolero e' un lamento, una canzone in cui spesso si rappresentano le pene dell'amore;
il Flamenco e' piu' violento, e' un canto strappato che pero' ha una musicalita' che si sposa bene con il Bolero.
D.:
Dietro alla riscoperta mondiale della musica cubana si nota spesso un operazione di sfruttamento
del filone Buena Vista da parte delle case discografiche. Il risultato è che molti incontri artistici
risultano artificiosi ed i loro prodotti scarsi... Mi sembra che il vostro incontro sia nato casualmente....
Diego.:
Quando vidi il documentario "Calle 54" di Fernando Trueba rimasi folgorato dalla visione
di questo artista cubano e feci di tutto per conoscerlo. L'incontro con Bebo e' stato magico:
ho scoperto una dimensione surrealista nella musica cubana, nel senso del divertimento e
dell'emozione che mi provoca. Entrambi abbiamo fame di musica e di sentimento
D.:
In questo tuo disco con Bebo il tuo Flamenco, ad eccezione di un brano, è privo di chitarre.
E' una grande innovazione per un genere così chiuso in se stesso?
Diego.:
Quando sono con Bebo mi dimentico dell' assenza della chitarra flamenca, perche'
il piano di questo maestro e' meraviglioso. Per me Bebo Valdes e' il miglior pianista del pianeta
e se qualcuno non condivide la mia opinione che Dio lo perdoni.
D.:
Alcuni critici musicali cubani hanno criticato il criterio interpretativo del Bolero scelto da te:
lo trovano privo di "quadratura", cioè non conforme alla metrica del Bolero cubano. Che ne pensi?
Diego.:
E' vero che il Bolero che si canta a Cuba e' cosi' quadrato che gia' non e' piu' Bolero.
Io credo che il Bolero non debba necessariamente cantarsi "quadrato",
secondo me lo si deve cantare "aireado" ed io come e' naturale lo canto aireado di Flamenco.
Ognuno lo canta come lo sente. La musica cubana esiste da sempre, il Flamenco anche.
E' per questo che non amo sentir parlare di Fusion. Io ho solo guardato il Bolero con uno sguardo differente.
Io credo che nel momento in cui smettessi di essere un cantante flamenco non esisterebbe "Lagrimas Negras",
sarei uno in piu', uno dei tanti a cantare Bolero. Non mi sono mai sognato di imitare nessun cantante di Bolero,
ho cercato di leggere il Bolero con il colore del mio cuore.
D.:
Stai vivendo un momento meraviglioso della tua carriera. Quali progetti hai per il futuro?
Diego.:
Il prossimo disco sara' la continuazione di "Lagrimas Negras".
Ho la fortuna di avere un buon rapporto con la mia casa discografica che mi lascia cantare quello che io desidero cantare.
In questo momento sto scegliendo il repertorio pero' posso anticiparti che conterra' alcuni capolavori della canzone
latinoamericana ma non solo: "Carinhoso" del brasiliano Pixinguinha, "Si te contaras" del cubano Felix Reyna,
"Compasion" che rese popolare Rolando La Serie, "Cuba linda" ed altre meravigliose sorprese.
D.:
Nella tua tournèe mondiale ancora non c'è stata una data italiana. Possiamo sperare di vederti in Italia?
Diego.:
Siamo in trattative per suonare anche in Italia. La tournee di "Lagrimas Negras" e' un tour mondiale
che prevede moltissimi impegni pero' io sarei particolarmente felice di cantare in Italia e se questo
mio sogno si avvera vi do' appuntamento per il prossimo autunno a Roma.
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D.:
A quando risale il tuo incontro con il Flamenco e come spieghi questa attrazione?
Bebo.:
Io conobbi il flamenco nei tablao che c'erano a L'Avana.
Erano i tempi della grande cantante e ballerina Carmen Amaya.
Poi nei dieci anni che passai al Tropicana assistetti a molte visite di artisti e cantanti di Flamenco.
Il Flamenco ha molte similitudini con la musica cubana:
in particolare la Buleria ed il Guaguanco' si somigliano molto. E' innegabile la loro similitudine.
D.:
Come può un artista vivere quasi mezzo secolo lontano dalle sue radici e non perderne l'essenza?
Bebo.:
Sono 44 anni che sono partito da Cuba pero' chi nasce in un posto ed ama la sua patria conserva questi legami.
Io amo la mia musica e mai smisi di portarla dentro;
nonostante per molto tempo vissi suonando altra musica mai smisi di praticarla,
continuai a scrivere musica cubana e cosi' continuero' fino a che saro' in vita.
D.:
Alcuni critici musicali cubani hanno criticato il criterio interpretativo del Bolero scelto da Diego El Cigala:
lo trovano privo di "quadratura", cioè non conforme alla metrica del Bolero cubano. Che ne pensi?
Bebo.:
Ci sono molte maniere di cantare il Bolero: l'unica "quadratura" deve essere con il brano,
con l'andamento del brano e delle sue frasi musicali.
Ognuno sceglie all' interno del brano l'accentuazione che piu' gli piace.
Sempre l'accentuazione e l'improvvisazione e' stata ad libitum, vale a dire a piacere.
Se Benny More' non si fosse preso certe liberta' interpretative non sarebbe stato Benny More'.
D.:
Come spieghi il successo mondiale di "Lagrimas negras"?
Bebo.:
Semplicemente penso che quando l'ambiente sta saturo di una cosa
e arriva una proposta nuova li' c'e' un ottima opportunita' per il successo.
D.:
Nei tuoi anni di assenza da Cuba la musica ha percorso altre vie
seguendo una sua evoluzione più o meno naturale che ha prodotto nuovi
risultati artistici tra i quali si iscrive a pieno titolo il Songo dei Van Van
ed il recente fenomeno della cosidetta Timba.
Come si confronta la sensibilità di un artista ottuagenario con il nuovo che avanza?
Bebo.:
Io non posso criticare la Timba perche' non ne conosco l'origine, ne' l'ho mai composta.
Se piaccia o non piaccia questo dipende dal pubblico.
A loro favore posso raccontare un aneddoto: io creai il ritmo Batanga nel 1952
con una delle migliori orchestre che c'erano in quel periodo e nonostante questo fu un disastro.
Non ci fu nessuno che l'appoggio' e non passo' alla storia come avvenne per il Mambo.
La musica e' cosi' imprevedibile...
Secondo me non e' questione di sapere tutto della musica ne'
di essere un virtuoso ma di essere ancorato al folcklore che nasce dal popolo:
Sindo Garay e Manuel Corona non sapevano nulla di musica e sono tra le glorie piu' grandi di Cuba.
D.:
Quali sono gli artisti cubani che nella tua lunga carriera ti hanno maggiormente impressionato?
Bebo.:
Per dirti quali sono gli artisti cubani che mi piacevano dovremmo
precisare di che epoca e di che genere. Per me nel Son Montuno Miguelito Cuni',
nel Danzon Barbarito Diez, nel Mambo Cascarita, nell'Afrocubano Miguelito Valdes.
Ammiravo molto anche Cheo Marquetti e Abelardo Barroso.
Benny More' fu un grande cantante pero' non credo che fu il migliore in ogni genere.
In questo momento mi piacciono i Van Van perche' e' un orchestra da ballo e l'ammiro come orchestra che fa ballare la gente.
D.:
Nei tuoi 44 anni di esilio hai visitato molti paesi del mondo.
Mi risulta che anche l' Italia fu tra questi e che all'Italia ti senti particolarmente legato.
Quale è il tuo rapporto con la musica italiana?
Bebo.:
La musica italiana mi affascina. Ho un rapporto meraviglioso con la canzone napoletana.
In passato ho inciso delle canzoni napoletane adattandole ai nostri ritmi.
Mi piacerebbe incidere nuovamente una canzone napoletana pero'
questo lo deve decidere il cantante (Diego).
Ogni canzone che lui interpreta deve adeguarsi al suo registro flamenco.
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