D.:
Ruben , cominciamo da qualche data importante nella tua vita... Presentati al pubblico italiano
R.:
Io sono Ruben Blades, nato il 16 luglio 1948 a Panama da madre cubana e padre panamense.
Mia madre era una buona cantante e pianista che arrivò a Panamà negli anni 40 e si innamorò di mio padre.
A Panama studiavo Legge ma un giorno partiì per New York e lì conobbi un produttore
che credette in me e che mi fece realizzare un primo album nel 1969 con l'orchestra di Pete Rodriguez, quello che faceva Boogaloo.
Terminato questo disco sono tornato a Panama ed ho rivisto New York solo nel 1975.
Quando arrivai a New York mi resi conto della situazione musicale:
ogni gruppo aveva le sue sonorità ma era sempre una musica che imitava la musica cubana.
Io ero molto influenzato dagli eventi politici e dalla realtà urbana in America Latina e
pensai di utilizzare la musica come un mezzo per parlare di queste realtà. Spostai l'attenzione del pubblico sulle parole delle mie canzoni.
D.:
Poi ci fu il sodalizio artistico con Willie Colon. Raccontaci qualcosa di quell'incontro...
R.:
Io lo conobbi a Panamà nel 1969 quando lui venne in tournèe.
Fu il primo gruppo di Salsa che vidi e rimasi sconvolto dalla loro bravura.
Gli proposi delle canzoni e solo dopo molto tempo lui mi chiamò a collaborare in dei progetti discografici.
D.:
Erano gli anni della Fania. Si dice che tu non sia mai stato in buoni rapporti con Jerry Masucci...
R.:
E' vero: non ho mai amato chi sfrutta il lavoro altrui.
Masucci aveva talento nel promuovere ma mi sembra profondamente ingiusto che lui si sia arricchito con la nostra musica.
La Fania ancora mi deve dei soldi. Oggi ho imparato molto da quella lezione e cerco canali di distribuzione differenti e più equi.
D.:
Ruben come mai a Puerto Rico?
R.:
Questo fine settimana insieme a Gilberto Santarosa faremo una serie di concerti presso il Coliseo Roberto Clemente di San Juan,
Sarà una occasione per cimentare l'amicizia tra i nostri due popoli, quello panamense e quello portoricano,
e per rendere ancora una volta omaggio all'isola di Puerto Rico che mi ha sempre dato,
fin dall'inizio della mia carriera musicale, il suo appoggio.
D.:
So che presto lascerai la musica per diventare ministro dello sport e del turismo del tuo paese. E' vero?
R.:
Si, ho accettato l'offerta del nuovo presidente Omar Torrijos.
Avrei voluto magari avere un ministero diverso ma credo che anche attraverso
lo sport ed il turismo possa fare molto per il mio paese.
La politica mi ha sempre interessato e mi piacerebbe dare il mio contributo per il benessere della gente della mia amata patria.
D.:
Questa nuova esperienza ti farà mettere da parte la musica?
R.:
Sicuramente avrò meno tempo da dedicare alla musica e questo a Puerto Rico sarà sicuramente uno dei miei ultimi concerti.
Non smetterò però di scrivere e comporre nuove canzoni, poi vediamo cosa succederà.
D.:
Ultimamente avevi lasciato un po' da parte la salsa per cimentarti con il folklore latino-americano,
adesso sei invece ritornato a cantare per la Spanish Harlem Orquesta.
Che mi dici di questa esperienza e dei motivi che ti hanno spinto a questo ritorno?
R.:
Con Oscar Hernandez siamo amici da sempre e mi è venuto naturale accettare
il suo invito a cantare nella loro nuova produzione.
Credo che la Spanish sia una delle orchestre più interessanti del momento.
Personalmente mi sento ancora molto legato alla salsa ma mi piace sperimentarmi anche in altri campi.
D.:
A proposito tu che sei da sempre considerato uno sei più grandi esponenti della salsa
sia come cantante che come autore che cosa pensi di questa annosa diatriba tra la salsa e la musica cubana?
R.:
Come mi è capitato di dire in altre interviste assomiglia un po' alla storia dell'uovo e della gallina.
Cos'è nato prima l'uovo o la gallina?
Io sono un grande amante della musica cubana a cui noi tutti dobbiamo un grande
debito di riconoscenza ma credo che la salsa, come ho più volte sottolineato,
sia un qualcosa di diverso, è un a espressione più panamericana che permette a noi artisti latini di dire musicalmente
la nostra pur continuando a fare tesoro della grande tradizione cubana.
D.:
Ma ritmicamente la salsa si può definire un ritmo?
O meglio ritmicamente parlando come definiresti un brano come la celebre "Pedro Navaja"?
R.:
La salsa la vedo più come un insieme di ritmi che come ritmo specifico.
Per quanto riguarda più specificamente "Pedro Navaja", sicuramente si tratta di una guaracha.
D.:
Ed il futuro della salsa come lo vedi?
R.:
E' difficile prevedere il futuro. Sicuramente l'epoca d'oro della salsa è terminata
anche se la nostra musica sta avendo un grande successo in tutto il mondo in particolare
in Europa dove sono stato di nuovo anche questa estate. Sono stato ad esempio anche nel tuo paese,
a Roma, una città che mi ha accolto benissimo.
Certo che tutti i grandi artisti del passato a cominciare dagli amici Willie Colon o Cheo Feliciano
sono stati un po' messi da parte dalle nuove generazioni che sembrano oggi impazzire per il reggaetton che,
tra l'altro, è un movimento che nasce proprio nel mio paese.
Ogni generazione ha però la sua musica e non è detto che in futuro ci possa essere una riscoperta o una rinascita della salsa.
Oggi sembra che all' industria discografica della Salsa ed alle Radio e televisioni interessi più una bella faccia che un buon disco.
D'altra parte la creatività musicale degli anni 70 e 80 era figlia di condizioni sociali irripetibili.
Oggi, in giro, c'è meno libertà creativa, meno originalità artistica probabilmente poichè l'industria
discografica è concentrata solo in un criterio bassamente commerciale.
La nostra intervista è terminata con una calorosa stretta di mano e una punta di commozione da parte mia
per avere avuto la possibilità di chiacchierare da vicino con un artista che ho sempre ammirato
molto non solo per la sua musica ma anche per le sue idee e la sua grande carica umana.
Il concerto che ha tenuto a Puerto Rico è stato semplicemente emozionante.
Ruben Blades è ancora uno dei pochi artisti capaci di attirare a Puerto Rico folle di seguaci.
I suoi fans non sono solo tra i vecchi salseri o gli amanti della buona musica.
Ruben piace molto anche ai giovani universitari che amano molto il taglio sociale delle sue canzoni.
Ruben Blades è infatti uno dei pochi artisti in grado di fare della musica salsa che non ti fa solo ballare o
divertire ma che ti fa soprattutto pensare, riflettere e anche un po' commuovere con i suoi temi sempre molto attuali.
Non a caso è sempre stato considerato il Bob Dylan della salsa.