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intervista a:

Elio Revè Jr.
Il figlio della leggenda

di Lázaro Noriega

 
Domanda: Quando sorse l'orchestra Revé?
Risposta: La orchestra Revé fu fondata nel 1956 da mio padre, il maestro Elio Revé.

D.: Il formato attuale della orchestra corrisponde con l'originale?
R.: Nell'anno '56, il formato era una charanga. C'erano flauto, violino, violoncello, tumbadora, un basso, tre cantanti, però non c'erano bongó, tromboni, tres. Mio papa sempre andava rinnovando la orchestra. Nell'anno '78 formò una nuova orchestra, le mise il nome di charangón perché charanga è una orchestra che ha flauto e violino e lui fece una nuova struttura: aggiunse i tromboni e il tres. La gente diceva che la orchestra non era una charanga perché non aveva i violini e i flauti per questo mio papa diceva che se la orchestra non ha i violini e flauti è un charangón, infatti si chiama Elio Revé y su Charangón.

D.: Conosciamo molte cose circa la vita di suo padre; però chi era Elio Revé nella musica popolare cubana?
R.: Mio padre per me è una delle leggende, uno de costruttori della musica popolare cubana, Con la orchestra Revé lavorarono Juan Formel, Chucho Valdes, Juan Carlos Alfonso, Vicente Roja, Yumurí. Durante 4 generazioni molti ballerini hanno accompagnato l'orchestra Revé, mio padre era un gran scopritore di talenti e di musicisti e li portava nella orchestra Revé. Attualmente essi hanno una loro propria orchestra.

D.: Cos'è il changüí ?
R.: Il changüí è un ritmo autoctono della provincia di Guantánamo. Il changüí si creo prima del son però per le cose della vita e del destino, il son giunse più rapidamente alla Habana del changüí, sappiamo che il pubblico cubano è molto esigente con la sua musica

D.: A cosa si deve la popolarità o la non popolarità della Revé in Cuba ?
R.: La popolarità della Revé in Cuba si deve principalmente al fatto che noi (mio padre il creatore della orchestra Revé e io che continuo la sua opera) ci nutriamo di quello di cui parla il cubano, di come cammina il cubano. Questo lo appresi da mio padre: la musica popolare cubana è nel suo popolo ed è da loro che noi ci nutriamo per fare la musica, con i ritornelli, con i testi, per esempio ora a Cuba c'è un modo di dire che fa "yo no me pare pa' nadie, nadie se para...", in un momento determinato io dico ad una ragazza, "tu no pareces a nadie, nadie se parece a ti...", ecco dove sta il ritornello.

D.: Quali sono le influenze musicali da Cuba e dall'estero per la Revé?
R.: L'influenza che abbiamo sempre avuto è quella del changüí, che è di Guantánamo, influenza nel senso che noi siamo i leggendari del changüí. Nella orchestra Revé si suona guaguancó, columbia, yambu, è una mescolanza. Per questo la orchestra Revé non assomiglia a nessuna.

D.: Potrebbe essere il gioco di voci la distinzione che caratterizza il marchio originale della Revé?
R.: Il marchio originale della Revé è basato nella paila (ndr. timbales), perché mio padre costruì il suo marchio sulla cadenza ritmica della paila. Penso che tutte le orchestre hanno la paila e penso che se vi mettere ad ascoltare la orchestra Revé sempre ascolterete che è un ritmo, lo stesso marchio ritmico... mio padre sempre mantenne questa sequenza ritmica nella paila... mio padre è morto già da due anni e chi ha proseguito la sua tradizione si chiama Carlos Rodriguez Palacio, il pailero della orchestra. La gente diceva che Carlito (noi lo chiamiamo Carlito) può suonare la paila da maestro, anche se Carlito prima era alla tumbadora, iniziò quando aveva 18 anni, e vide come mio papa suonava la paila, come mio padre suonava l'abanico (ndr. campana fissata ai timbales)... Revé picchiava forte sull'abanico della paila, però mio padre picchiava sull'abanico femmina, non sul maschio. Forse perché la femmina ha un diametro maggiore, più risonanza? Questo rimane un mistero!

D.: In alcuni articoli sulla Revé, sulla sua vita e sulla orchestra, abbiamo letto i suoi interessi per la Santería e i culti afro-cubani portati in alcune delle sue composizioni; così come per la presenza dei tamburi bata nel suo gruppo. Cosa ci puoi dire attorno a questo?
R.: Bene, mio padre si formò in Guantánamo dove c'è il guaguancó, la columbia. Per ballarli e suonarli, non li si apprende nella scuola ne in un conservatorio di musica, bisogna viverli e conoscerli. Io sono di un'altra formazione, cresco in una scuola di musica, anche se la mia eredità è quella di mio padre e della mia famiglia che è di origine africana. Mio padre dominava molto bene tutti questi generi, dalla columbia al yambú, perché crebbe con loro, li ballava e li suonava. Per questo nella orchestra attualmente si prosegue con i ritmi africani.

D.: Che importanza rivestono i ballerini nella musica salsa?
R.: La musica, il son, il bolero, il chachachá, il mambo, il danzón, il changüí, questi generi non moriranno mai, perchè sono autentici, come il guaguancó, la columbia... e altri ancora: il nostro paese è una potenza musicale. Se uno si mette a guardare come cammina una donna in Cuba, o come la gente si esprime quando parla, fin dalla nascita parli con un ritmo, porti il ritmo dentro, per questo Cuba è una potenza musicale nella musica, soprattutto nella musica popolare.

Nel caso dell' orchestra Revé noi siamo impregnati da quello che succede nella strada, diamo espressione al pubblico, al popolo. Noi facciamo musica per il popolo. Il ballerino è il termometro. Se il ballerino non si muove con questa musica non c'è il risultato culturale. Se vedo che il ballerino non balla, significa che non piace, e il ballerino balla con il basso, il basso ha il suo significato in una orchestra popolare, non servono tante note perché il ballerino balli, se tu gli metti molte note, il ballerino non sa come muoversi... e la clave, noi facciamo la clave rumba, non la clave son.

D.: Molti musicologi, musicisti, autori e interpreti hanno definito il son; Lei, come uno dei principali coltivatori di questo genere, come ce lo potrebbe definire?
R.: Come dissi al principio, il changüí venne prima del son. Il changüí proviene da Baracoa, da Guantánamo, però il son arrivò prima alla Habana del changüí e per questo si popolarizzò più rapidamente. Il son e il changüí non moriranno mai, perchè sono marchi aritmici e per suonarli o per ballarli bisogna sentirli. Il son ha dato molti cantanti, percussionisti, treceros, il son mai morirà in Cuba perché si perpetuerà attraverso le generazioni. Io lo trasmetto ai miei figli e i miei figli lo trasmetteranno ai loro. Per questo il son e il changüí non moriranno mai!

D.: Per questo è sempre esistito il sospetto che il changüí è una versione del son, allo stesso modo del son urbano, del son rurale, del suku suku, che tutti appartengano alla stessa famiglia.
R.: La rumba che si suona in Matanzas non è la stessa che si suona alla Habana, e se vai a Santiago de Cuba, la conga di Santiago de Cuba non è uguale a quella della Habana, il suku suku della Isla de los Pinos è differente dal changüí di Baracoa o dal son di Santiago de Cuba, però tutta questa è musica. Quando arrivarono gli africani a Cuba, vennero dalla Nigeria, dal Congo, alcuni andarono a Matanzas, altri alla Habana o a Santiago de Cuba, per questo ci sono le differenziazioni.

D.: I nuovi cambiamenti nella musica dell' orchestra Revé porteranno nuovi cambi sonori?
R.: No, no, no, no. E' successa una cosa con la orchestra Revé, la storia nella musica popolare cubana ci dice che quando si perde il creatore la gente comincia ad inventare. Per esempio successe con l'orchestra del maestro Enrique Jorrín, incominciarono ad inventare... e qui le invenzioni costano caro. Cosa ho fatto con l'Orchestra Revé ? Ho mantenuto la sequenza ritmica, senza tante variazioni, ho mantenuto la voce di vecchia dell'Orchestra Revé, ho mantenuto la pianistica della Orq. Revé. Ho mantenuto tutto. Adesso, quello che è cambiato è stato che ho nuovi musicisti che sono giovani, gente tra i 21 e 30-35 anni. Faccio gli stessi brani che faceva mio padre, che sono brani con temperamento. I musicisti sono giovani, mettono la loro gioventù, la loro dinamica. Nel nuovo disco che ho fatto recentemente è presente il timbro dell'Orchestra Revé, è basata nella paila, nella voce di vecchie, nella pianistica, nel basso. Ho mantenuto tutto e anche se ci sono nuove orchestrazioni, nuovi arrangiamenti, la radice non si perde! Per questo la Orq. Revé si mantiene perché io ho mantenuto tutto, perché quando si comincia ad inventare alla fine rimani solo con quello.

D.: Come vedi il futuro della musica cubana nel mondo e in particolare in Europa?
R.: Il futuro della musica cubana nel mondo lo vedo molto bene. Ci sono buoni gruppi in Cuba come los Van Van, Adalberto Alvarez, però la musica che rimarrà sarà il son e il changüí come risultato culturale. Il mio rispetto va per Buena Vista Social Club, per il maestro Compay Segundo, Ruben Gonzalez, il mio rispetto per tutti questi maestri, perchè questa è la musica autentica, come le opere che lasciarono Benny More, Roberto Faz, Pineiro, Matamoros, di costoro nutriamo i giovani musicisti. Le opere che lasciò il maestro Revé sono grandi senza perdere le radici. Si può fare musica però per me non si può perdere le radici, quando si perdono le radici non si fa più musica popolare cubana. Qual'è l'importanza del fenomeno Internet per la musica? Molto importante, subito si sa quello che sta succedendo con la musica, qual'è il nuovo disco che sta suonando nel mondo. E' una informazione molto grande, per me è il massimo.

D.: Quali sono i suoi compositori favoriti a Cuba o nel mondo?
R.: Prima di tutto mio padre il maestro Revé, ha delle stupende composizioni, poi Adalberto Alvarez, Juan Formell, Cesar Pedroso, e anche altri.

D.: Qual'è il segreto del successo della Revé durante tutti questi anni?
R.: La Orq. Revé è una orchestra di temperamento. Io come direttore delle volte mi metto ad ascoltare la mia orchestra...

D.: Perché è così forte l'orchestra? Perché è una orchestra di temperamento?
R.: Ho buoni musicisti attualmente nell'orchestra, però nella orq. Revé bisogna suonare il piano (come diceva mio padre) in modo maschio, che si senta lo spessore, il basso, il conguero deve suonare con temperamento, il cantante deve avere una voce grandiosa e deve essere un buon sonero, deve avere la voce forte perché quando escono i tromboni, le percussioni devono cantare, per questo è una orchestra di temperamento. E li dove sta il trionfo della orchestra Revé. Vorrei anche dire che io sono sempre stato molto rispettoso. Quando iniziai nell'orchestra Revé, mio padre mi disse di essere sempre molto rispettoso, il musicista deve aver rispetto. Se vai a suonare con los Van Van devi sapere il genere che fa los Van Van, devi rispettare la musica che loro fanno. Se vai a suonare con il septeto Ignacio Piñeiro devi conoscere il concetto. Mantengo la orq. Revé così perché ho rispettato la musica di mio padre e sono stato molto diligente, e quando ho qualche dubbio su alcune cose, poiché sono molto giovane, domando.

Lázaro Noriega (autore dell' intervista).: Da ultimo vogliamo ringraziarti Elio Jr., per il tempo che ci hai dedicato e congratularci, io come cubano ed a nome dei molti studiosi e cultori della musica cubana, per il rispetto e lo sviluppo che hai per l'opera di tuo padre e per quella di tutti i prosecutori della musica cubana, per il rispetto che hai verso le nostre radici, le radici di Cuba che stanno convertendo nelle radici del mondo!
Molte grazie!

Lázaro Noriega

Questa intervista è comparsa nel 1999 nel sito:
cityguides.salsaweb.com
Novembre / Dicembre 2006

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