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intervista al maestro
Elio Revè
di Alberto Salazar
  L'ultima intervista rilasciata dal Maestro Elio Revè, scomparso pochi mesi dopo, tratta dalla rivista "Tropicana international" n.4 del 1997.

Elio Revè
Elio Revè

La vita di Elio Revè merita di essere raccontata in un libro. In effetti il libro è già in preparazione e sicuramente sarà un piatto succulento per gli amanti della musica cubana ricco come è di aneddoti. Considerato come una specie di guru tra i musicisti dell'isola, Revè ha da poco compiuto mezzo secolo di vita professionale e porta con smisurato onore una infinità di titoli tra i quali ce ne è uno che probabilmente è quello che più giustizia gli rende: Papà Eleguà... Glielo affibbiarono i suoi ammiratori giapponesi e gli va come un anello al dito perchè il vecchio Revè è per i suoi colleghi una sorta di padre i cui consigli, a somiglianza di quanto avviene con l'orisha africano, aprono e chiudono il cammino a seconda di come vengano seguiti. Illustri musicisti (tra i quali molti ex integranti dell'orchestra) gli riconoscono questa saggezza e considerano come parole sacre i suoi consigli.

"Più di uno ha detto che ho il guanto di ferro e che dirigo la mia orchestra come se fosse una unità militare - ci dice il veterano musicista - però quando loro formarono la loro orchestra applicarono il metodo Revè affinchè le cose funzionassero".

Revè non è anziano però i 67 anni che compirà a dicembre sono stati vissuti intensamente. La sua infanzia e prima gioventù la trascorse a Los Chivos, un barrio guantanamero dove la Rumba era il pane quotidiano e probabilmente fu lì che nacque il vecchio proverbio "Chivo que rompe tambò con su pellejo lo paga" (Il capretto che rompe il tamburo lo paga con la sua pelle). Nonostante a Los Chivos nessuno aspetta che il capretto rompa un tamburo per fargliela pagare, quello che è certo è che il barrio regalava musica in ogni lato e che Elio assorbiva tutto ciò come una spugna.

"La mia accademia fu la strada ed i miei maestri furono alcuni tra i migliori changuiseros, soneros e rumberos dell'isola. Alcuni erano di Guantanamo ed altri vi si recavano a lavorare come manodopera. Lavoravano per guadagnarsi la vita però suonavan musica per per nutrire la loro vita cosicchè appena potevano si mettevano ad improvvisare in un angoletto per strada o a casa di un amico... ed io, chiaramente, nutrendomi, occhi ed orecchie, di quelle lezioni che oltre ad esserele più istruttive del mondo erano gratuite."

Quelle lezioni oggi Revè le paga citando in scena il nome dei suoi antichi maestri:

"Mi sembra che stiano con me sul palcoscenico ed allora per un momento abbandono la pailas e vado davanti all'orchestra a "scuotermi" e ad esprimere tutta la mia gratitudine verso di loro"

Revè è cultore per eccellenza del Changuì, un genere nato come il Son nella zona orientale di Cuba (circa mezzo secolo prima) e che a noi appare come il suo padre legittimo.

"Il Son arrivò a l'Avana prima del Changuì grazie a Miguel Matamoros però non dobbiamo dimenticare le origini di Matamoros e nemmeno che il Son che lui portò con sè dall'oriente cubano aveva origini changuisere." sottolinea Revè.

Revè y su Changuì fu il nome che Elio mise alla sua orchestra quando agli inizi del 50 si stabilì all'Avana.

"L'orchestra Aragon stava nella sua epoca di massimo splendore e mi resi conto che imitarla avrebbe condotto solo al fallimento. E poi perchè avrei dovuto se io avevo il mio Changuì. Cominciai a comporre brani che non somigliavano a nessun altro e diffusi il Changuì per la capitale e poi per tutta la nazione ed anche fuori di essa."

Revè ha potuto verificare che molti non distinguono il Changuì dal Son.

"Pochi sanno che "Mi son Maracaibo", che popolarizzò Benny Morè, è un Changuì. L'unico che riconosce ed annuncia come tali i miei Changuì è Eduardo Rosillo, lo speaker radiofonico di Radio Progreso. Quello che non voglio però è che mi incasellino come Changuisero perchè io sono anche conguero, rumbero e sonero."

Elio Revè
Elio Revè

Ora all'orchestra del veterano musicista la chiamano "Il Charangon". Chissà perchè se il suo formato non è quello di una Charanga...

"Avvenne che un giorno io andai ad iscrivere l'orchestra all'Associazione nazionale delle orchestre Charangas - ci racconta Revè - ed un impiegato si opponeva a registrarla con lo stesso pretesto del non essere una Charanga tradizionale ed io gli risposi che allora se non era una Charanga sarebbe stata un Charangon."

Il timbro dell'orchestra è dato dalle sonorità dei Timbales e del Guiro che si suona al contrario. Conservare questo timbro particolare è una delle missioni che Elio ha trasmesso a suo figlio Elito (33 anni, pianista) per il giorno in cui gli affiderà l'orchestra. Elio Revè è orgoglioso delle sue sonorità e di molte altre cose.

"Una di queste è di essere colui che ha inserito nella Charanga il maggior numero di strumenti: il tres, i tamburi, il flauto di cinque chiavi, il basso, il bongò, la cajita cinese entrarono grazie a me."

Son poche le orchestre di prima linea dove non figuri almeno un musicista che non abbia militato anteriormente nella orchestra Revè. Alcuni dirigono la propria formazione ed altri son considerati dei virtuosi nel proprio strumento.

"Nella mia orchestra son passati non meno di 300 musicisti: cominciano con me apprendono tutto quello che gli insegno, compresa la maniera di dirigere l'orchestra, si perfezionano come professionisti e poi... raccolgono le loro cose e se ne vanno a formare la loro orchestra."

Lo dice senza fiele o rancori, come raccontando una storia che non è la sua. Quello che è certo è che con lui hanno molto a che vedere le storie di orchestre e musicisti come Juan Formell ed i Van Van, la Ritmo Oriental, la 440, Juan Carlos Alfonsoy Dan Den, Yumury y sus hermanos, Valentin, El padrino...

"Se ne vanno ed io gli auguro fortuna perchè io riformò un altra orchestra che continua a suonare duro. Chi può negare che io sia colui che ha formato le migliori orchestre di Cuba?"

Domanda il vecchio maestro Eleguà, indirizzatore di trionfali strade di successo. Naturalmente nessuno può discutere questa sua qualità. C'è una cosa che fa veramente imbestialire Elio Revè:

"Non c'è cosa che mi disturba maggiormente che un rumba con la clave errata. Mi innervosisco a tal punto che ruggisco come un leone. Sai perchè avviene? Perchè i musicisti giovani non vanno più alle cerimonie dei Nanigos, a la rumba nel solar, che è dove sta veramente la radice della nostra musica, l'essenza del nostro folcklore. E' ora di pensarci seriamente perchè fra qualche anno quello che rischiamo di avere è una rumba sintetica, falsata..."

Elio Revè si lamenta anche che molti cantanti non sappiano trarre profitto dalle loro qualità.

"Hanno buona voce e sanno molta teoria però nella maggior parte delle loro canzoni sanno solo invitare il pubblico a battere le mani o a saltellare. Per fortuna ci sono ottimi cantanti in tutti i sensi. Uno di quelli che più mi piace è questo ragazzone, Issac Delgado, un bolerista che canta con molto sentimento."

Il prestigioso artista si dichiara anche ammiratore di alcuni colleghi stranieri

"che suonano musica cubana con grande qualità come se fossero nati qui"

E cita Oscar D'Leon, Roberto Roena, Andy Montanez, il Gran Combo di Portorico e gli scomparsi Ismael Rivera ed Hector Lavoe. In un posto a parte colloca Tito Puente che stima moltissimo e dal quale è chiamato "el abanicazo sacro". Con 28 dischi all'attivo ed aver visitato tutti i continenti: "mi manca solo l' Australia e conto di visitarla prima di ritirarmi", decine di premi e decorazioni al valore musicale, una famiglia dellla quale si sente molto orgoglioso e e mezzo secolo aprendo il cammino della nostra cultura, Elio Revè merita largamente di essere raccontato in un libro. Un libro il cui titolo potrebbe essere "Il papà Eleguà della musica cubana".

Alberto Salazar

Tratto dalla rivista "Tropicana international" n.4 del 1997
Novembre / Dicembre 2006

  • Speciale: L'Orchestra Revè: 50 anni di sabor
        • Elio Revè Jr. Il figlio della leggenda di Lázaro Noriega
        • "Homenaje": 50 anos Orquesta Revè di Marcos Alfonso


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