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intervista a:

Oscar Hernández
di Stefano Santini e Claudio Marucci

  Il concerto della Spanish Harlem Orchestra in occasione del Festival Mondiale della Salsa è una splendida occasione per avvicinare uno dei talenti più luminosi della scena salsera mondiale. Il direttore e pianista Oscar Hernández , al termine di uno splendido concerto nel quale si è alternato con l'orchestra di Pupy, ha accettato di concederci questa intervista nella quale analizza il presente ed il passato della Salsa dal suo interessantissimo punto di vista.

Oscar Hernández
Oscar Hernández

D.: Comincerei questa intervista chiedendoti di parlarci del tuo splendido ultimo disco "Across the 110 street"...
R.: Questo disco mi ha dato una grandissima soddisfazione vincendo il premio Grammy 2005. Quando penso che il mio disco prevalse su quelli di grandissimi artisti come Victor Manuelle e Gilberto Santarosa sono ancora più contento. Questo risultato mi dà ancor più forza per continuare sulla mia strada: sono già al lavoro al prossimo affinchè sia della stessa qualità di quello che lo ha preceduto.

D.: A me sembra che la stessa fantastica qualità e, ovviamente le stesse radici, si incontrino anche nel tuo primo disco al quale partecipasti più di trenta anni fa quando avevi appena 18 anni: fu il meraviglioso "Asi se compone un Son" di Ismael Miranda con L'orchestra Revelacion...
R.: E' vero: fu un disco meraviglioso, un piccolo capolavoro. Quell'orchestra era da brivido: c'erano la voce di Ismael Miranda, il tres di Nelson Gonzales, i timbales di Nicky Marrero...

D.: Cosa succede nell'ambiente della Salsa oggi a New York? A parte poche eccezioni, la tua fra quelle, la produzione discografica salsera è scadente. Sembra che anche le principali case discografiche preferiscano spingere sul mercato e promuovere massicciamente il "cantante carino" piuttosto che focalizzare i loro sforzi a proporre della buona musica...
R.: Purtroppo la Salsa a New York non gode di ottima salute. Diciamo che è un po' debole. Probabilmente c'è una generazione nuova che sta ascoltando altre cose, soprattutto Reggaeton. Un po' darei la colpa anche alle case discografiche che promozionano come tu dici una musica vendibile molto spesso troppo commerciale. La Salsa di oggi, come dicevamo prima, è troppo incentrata sulla figura del cantante. Si è perso quello che la Salsa era una volta. Non era così anteriormente: era l'intera orchestra, in ogni suo elemento che si distaccava. Il ritmo era una componente importante nella musica. In definitiva noi stiamo cercando di mantenere viva una tradizione.

D.: E' interessante questo tuo riferimento agli anni 70 ed all'importanza del ritmo nella musica che cucinavi come Salsa. Oggi, come compositore, quali ritmi utilizzi maggiormente?
R.: Volendo mantenere viva la tradizione bisogna andare alla radici. Prevalentemente i ritmi che suoniamo sono guarachas, cha cha cha, bolero etc.etc....

D.: Oggi attorno alla parola Salsa si costruiscono fantasiose teorie musicali che certo non aiutano a fare chiarezza. A fronte di più di 30 anni di esperienza salsera al fianco dei più grandi artisti di questo movimento come definiresti musicalmente la Salsa?
R.: La musica che noi suoniamo è musica afrocubana. Non credo che ci siano altre verità. Certamente se si ascolta un artista cubano contemporaneo la sua musica suonerà differente ma ugualmente bella. A New York, che fu un laboratorio musicale interessantissimo, e a Portorico la musica afrocubana venne lavorata e presentata in un altra maniera che continuò a farla amare allargando il suo pubblico anche ad altre generazioni. A Portorico esistevano la Bomba e la Plena ma quello che si suona prevalentemente nella Salsa è Son cubano. L'importanza dei Portoricani nella Salsa non è nei ritmi che apportarono ma nella loro bravura come musicisti sia di quelli che vissero a Portorico che di quelli che vissero a New York dove i portoricani erano la maggioranza della popolazione.

Spanish Harlem Orchestra
Spanish Harlem Orchestra

D.: Una delle principali innovazioni nella Salsa fu l'introduzione dei tromboni. Come spieghi questo cambio di sonorità?
R.: Effettivamente Mon Rivera ed Eddie Palmieri iniziarono ad utilizzare i tromboni nella Salsa anche se c'era il precedente di Generoso Jimenez nell'orchestra di Benny Morè. Dopo di loro anche Willie Colon e molti altri sposarono la sonorità del trombone forse in cerca di un suono più agressivo, più urbano, o semplicemente alla ricerca di una sonorità che li differenziasse dai predecessori.

D.: In definitiva sono più le differenze o le affinità tra la Salsa e la musica cubana che la precedette?
R.: Ci sono affinità e differenze. Quello che non si può tacere o ignorare è la radice di questa musica: Chapottin, Arsenio Rodriguez, Peruchin, Lili Martinez e sopratutto Benny Morè. Io mi formai ascoltando questa musica, la radice afrocubana, ed oggi ti dico che bisogna rispettare la musica delle origini perchè è da lì che viene tutto quello che si fa in questa musica.

D.: Oggi si parla spesso di Salsa dura. Ascoltando le tue parole potremo dire che la salsa dura sia la musica cubana suonata nel Barrio da portoricani e newyorchesi?
R.: Certo, le radici sono quelle e non si può dire che la musica cubana che precedette la Salsa non fosse dura. Come ripeto a New York, nel Barrio questa musica che era patrimonio comune si elaborò in quello che poi venne chiamato e venduto come Salsa...

Stefano Santini e Claudio Marucci
Ottobre 2005

    • Biografia di Oscar Hernández


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