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D:
Lazaro, nella tua terra il ballo è prevalentemente tradizione popolare e rito sociale.
Da questa parte del mondo al contrario si organizzano congressi ogni mese e l'attenzione
sembra più focalizzarsi sulla spettacolarizzazione del ballo.
Come spieghi il proliferare e il successo di tutti questi congressi e festival dedicati alla Salsa?
R:
C'è da dire innanzitutto che questa parte del mondo è una terra vergine,
un territorio di conquista per tutti coloro che vogliono mettersi in mostra nella Salsa.
I Congressi ed i Festival sono una grande opportunità popolare.
La gente può osservare una varietà di stili poichè non c'è un linguaggio comune,
un linguaggio imposto ma diverse forme di espressione artistica.
Io sto cercando di mostrare tutto quello che si è prodotto nel mondo della Salsa a partire da quello che Cuba ha donato.
Il Festival che si terrà fra pochi giorni è una grande occasione di confronto tra i vari movimenti e stili
ma anche un confronto con le tradizioni.
Voglio però anche dire a proposito della tua domanda che non vorrei che la gente
si accostasse a questo tipo di eventi credendo di poter ballare in un futuro come gli artisti che vede ballare in
palcoscenico. Non bisogna fare confusione tra un evento artistico e il ballo inteso come divertimento popolare.
Non vorrei che la gente pensasse che in un locale da ballo si possano o si debbano
fare acrobazie e piroette per ballare e divertirsi.
D:
Con lo svolgimento di tutti questi Congressi di Salsa in cui la Salsa
viene presentata come arte da palcoscenico e con l'esplosione delle fenomeno delle Accademie
di ballo nel nostro paese non credi che rischiamo di far perdere alla Salsa il suo carattere originario?
Il fenomeno della Salsa sembra proporsi sempre più in una
maniera artificiosa. L'immagine della Salsa che proiettano i Congressi, le Accademie, i DJ's e le radio corrisponde oggi alla realtà?
R:
Quello che tu tocchi è un problema delicato.
E' evidente che una grande responsabilità in questo processo è sulle spalle di tutti coloro che operano nel settore:
insegnanti di ballo, DJ's, emittenti radiofoniche. Ognuno costruisce questa realtà ed ognuno è responsabile dei suoi sviluppi.
Certamente ci sono delle cose che non vanno: lasciami dire che io ad esempio sono disgustato
dalla programmazione di Radio Mambo che è commerciale e non culturale e che soprattutto non mi sembra
riflettere nella sua programmazione la realtà salsera attuale.
Credo che ognuno dovrebbe investire di più nella cultura: la radio, i DJ's con una migliore proposta musicale
ed anche gli insegnanti di ballo con un maggior impegno in questo senso.
D:
In che cosa il Festival da te organizzato si propone di differenziarsi dagli altri innumerevoli Festival e Congressi?
R:
Ho voluto chiamarlo Festival e non Congresso per una semplice ragione.
La parola Congresso fà pensare più ad un occasione di studio, conferenze, insomma ad
una connotazione culturale che è molto spesso di facciata rispetto al business che c'è dietro.
Il Festival che io organizzo ha sempre perseguito un fine, un obiettivo:
mostrare tutti gli stili di ballo ma senza dimenticarsi della radice.
Lasciami dire anche che questo è l'unico Festival che può annoverare una folta presenza cubana sia per
quanto riguarda gli spettacoli che per la parte didattica e culturale.
Vorrei ricordare a tal proposito le conferenze tenute dal Conjunto Folcklorico Nacional cubano e la
presenza nella prima edizione dei grandi maestri Petit e Chiqui, due glorie del ballo cubano.
D:
Mi sembra giusto soffermarci su questo aspetto della presenza cubana nei Congressi.
Al di là delle difficoltà politiche sembra che ci sia anche una ritrosia mentale a
riconoscere ai cubani il loro ruolo in questo movimento. Eppure è paradossale un Congresso di Salsa senza cubani.
E' come organizzare un Congresso sul Reggae senza i Giamaicani o sul Tango senza gli Argentini...
R:
E' vero ed io ho dei tristi ricordi di questa esclusione.
All'epoca del primo Congresso della Salsa organizzato a Portorico ricevetti un invito a partecipare da parte
dell' organizzazione. Conobbi una grande delusione ed umiliazione quando presentai il mio passaporto
all'ambasciata degli Stati Uniti e mi vidi rispondere una serie di
no irrevocabili che non mi permisero la partecipazione al Congresso.
Fu un momento di impotenza e lì compresi che Cuba è una grande realtà che a qualcuno dà
fastidio: non si può parlare di Salsa, di Latin Jazz, di ballo, di ritmo senza contare con Cuba.
Gli artisti cubani sono penalizzati da questa realtà e penso che tutti gli
organizzatori della Salsa nel mondo dovrebbero essere più solidali con i cubani.
Io credo che chi continua ad escludere i cubani non ha ancora capito cosa è la Salsa.
C'è un vecchio proverbio che si presta bene all'occasione: "Se non sai da dove sei nato mai saprai dove potrai arrivare!"
D:
Parlaci delle novità di quest' anno...
R:
L'edizione di quest'anno avrà un maggiore spessore culturale con conferenze,
dibattiti, proiezioni di filmati storici. Ci sarà un concorso di coreografia e una
competizione di ballo, e poi due splendidi concerti... insomma vi è una tale concentrazione
di eventi legati alla Salsa che credo proprio valga la pena non perdersi.
Anche per quanto riguarda il palcoscenico ho voluto focalizzare la ricerca delle radici della Salsa
proponendovi una selezione di eccezionali ballerini provenienti da tutto
il mondo. Ognuno di loro darà la sua interpretazione della Salsa e sono sicuro sarà capace di emozionarci.
Non mi interessava lo spettacolo per lo spettacolo, non
volevo nessuna acrobazia, nè invenzioni coreografiche che si allontanassero da questa linea di fedeltà alle radici.
Il mio impegno è in questo e l'unica ricompensa che
desidero ottenere non è fare un buon business ma dare alla gente una idea esatta di quello che è la Salsa e da dove viene.
Non voglio più che la gente continui nell'equivoco che la Salsa nacque a New York
e in altre fantasie americanizzanti. Non c' è nessuno che sia emerso nella Salsa senza cubani con la clave in mano.
D:
Mancano pochi giorni all'inizio del Festival.
Siamo giunti alla terza edizione di questo evento mondiale da te organizzato. Sei in Italia da quasi 15 anni e questo
paese ti ha dato un successo pari all'impegno con cui ti sei adoperato per la diffusione della Salsa.
Consideri che il Festival sia un punto d' arrivo di questa lunga traiettoria?
R:
No, lo considero un punto di partenza.
Il punto di arrivo è portare la Salsa in un teatro come Musical perchè tuttora la Salsa è un arte di periferia, un espressione
artistica ghettizzata. Come artista desidero vivamente realizzare questo sogno.
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