D.:
Non c' è il rischio della nostalgia per un artista come lei che ha vissuto gli irripetibili anni 70 della Salsa...
R.:
Alla mia età la nostalgia è un fatto naturale;
però la cosa più importante è che attraverso la Salsa e la musica ballabile siamo esistiti come musicisti.
La musica che io registrai molti anni fa ancora sta piacendo. Quella miscela di tromboni e flauto così allegra...
D.:
Musicalmente che differenze trova tra la musica di ieri e quella suonata oggi?
R.:
Ritmicamente non è simile.
La musica che suonavamo negli anni 50 e 60,
ai tempi del Mambo e del Cha cha cha e prima della rivoluzione cubana ora non c'è più.
La musica è cambiata in peggio dal punto di vista ritmico, intendo dire della ricchezza ritmica.
Quando trionfò la Salsa erotica il protagonista divenne il cantante.
Niente più assoli di bongò, di congas, di piano, che era quello che creava la tensione nella musica.
Adesso stanno un po' tornando alla Salsa dura però la maggior parte delle case discografiche
sono concentrate a produrre e vendere dischi di musica facile.
In questi dischi il ritmo non dà più energia poichè passa in secondo ordine.
D.:
Parlando di ritmo mi viene da chiederle se per lei la Salsa può essere considerata un nuovo ritmo...
R.:
La Salsa è una musica da ballo. Oggi è più corretto parlare di un ballo della Salsa.
Quello che fecero con la parola Salsa è imporre un nome unico a tanti ritmi per venderli meglio.
La gente cominciò a dire "è musica di Salsa". Il problema è che già non si suona più come una volta.
Non c'è più niente di eccitante. A mio parere non si rispettano più questi ritmi:
oggi non si suona più un guaguancò, un mambo o una guaracha come andrebbero suonati.
Forse oggi si dà più importanza al testo della canzone ma è un criterio che va bene per un bolero;
in un ritmo ballabile l'attenzione và concentrata sulla forza del ritmo.
Non c'è più timba... Purtroppo è una guerra persa poichè le case discografiche se ne fregano di tutto questo:
scelgono un cantante carino e vogliono arrangiamenti facili convinte che così si vendano più dischi.
Se le radio poi promozionano solo questi prodotti che possiamo farci?
Le radio di oggi sono radio commerciali. Non danno spazio alla buona musica.
Le radio sono controllate dalle grandi case discografiche che spingono i loro artisti e per dirla con un vecchio proverbio:
"spalmano il burro sul pane che gli piace".
Nessuno oggi può lottare contro questo.
D.:
Non c'è modo di opporsi a questo? Non c'è soluzione al degrado della Salsa?
R.:
Restituire alla Salsa la sua identità: bisogna riscoprire i ritmi che ci sono dietro alla parola Salsa.
Se la gioventù ascolta quello che non è Salsa non arriveranno
mai a conoscere quello che è la Salsa e la vera Salsa scomparirà.
Quando io ero giovane ascoltavo alla radio Machito, Tito Puente, Tito Rodriguez.
Oggi il ritmo che si ascolta è evanescente. A questo punto è normale che la gente,
ed in particolare la gioventù, guardi verso altri ritmi come l' hip-hop ed il reggaeton.
D.:
Il Reggaeton ha sostituito la Salsa nel Barrio?
R.:
Per i gusti esistono i colori.
Io non mi lamento del fatto che altri generi facciano concorrenza alla Salsa nei gusti della gente.
Mi lamento del fatto che non mi viene data l'opportunità di suonare la mia Salsa.
D.:
Lei prima ha indicato la rivoluzione cubana come una data importante.
Quella rivoluzione segnò contemporaneamente l'inizio dell' embargo nei confronti della musica cubana.
La musica cubana continuò però a vivere grazie a tutti coloro che nel Caribe spagnolo ed a New York
raccolsero e continuarono quella tradizione musicale. Ora che la Salsa è in agonia si torna a guardare verso Cuba.
Lei conosce quello che è successo a Cuba musicalmente dalla rivoluzione in poi?
La Timba le sembra un nuovo orizzonte a cui guardare?
R.:
Cuba è sempre stata un punto di riferimento poichè sempre musicalmente è stata in anticipo sui tempi.
Dopo il 1959 Cuba guardò più verso l'armonia jazzistica e da lì nacquero Irakere ed altri gruppi musicali.
Nella musica ballabile sempre si è guardato ai Van Van e ad altre ottime orchestre.
Anche loro, i cubani, però per vendere fanno un po' di Salsa, ad esempio con Issac Delgado;
la fanno per vendere di più perchè il mercato, tutti i mercati,
si fanno negli Stati Uniti ed una cosa che funziona negli States diventa di moda ovunque.
D.:
Cosa pensa del boom della Salsa in Europa?
R.:
La nostra musica quando è ben suonata piace in ogni angolo del mondo.
In Europa c'è una grandissima attenzione per la nostra musica.
Nonostante anche quì non si promozioni la Salsa vera ritenendola
non commerciale posso dire che la nostra musica funziona ugualmente perchè fa ballare la gente.
D.:
A fine aprile 2005 festeggerà i suoi 50 anni di attività artistica con un concerto
che ha voluto chiamare con il titolo di una sua celebre canzone "Un dia bonito".
Nel ricordo dei suoi giorni più intensi e dei musicisti che la hanno accompagnato a chi và il suo pensiero?
R.:
Mi mancano molto i due trombonisti che morirono (Barry Rogers e Josè Rodrigues).
Quello che fu il mio cantante principale si è ormai ritirato ed altri musicisti hanno intrapreso un loro cammino solista come Giovanni Hidalgo.
D.:
Mi immagino che l'assenza più dolorosa sia quella di suo fratello...
R.:
Mio fratello Charlie fu il mio maestro. Era maggiore di età di 9 anni.
Quando morì nel 1988 lasciò un vuoto incredibile nella nostra musica.
D.:
Qual è il suo debito pianistico verso la musica cubana?
R.:
Il mio debito d'amore verso Cuba è enorme.
La Salsa nacque sulle fondamenta della musica cubana: sulle loro percussioni e sulla loro maniera di organizzare la musica.
Prima della rivoluzione la musica cubana ci ha indicato la strada da seguire attraverso la musica di Arsenio Rodriguez,
del Conjunto Casino e delle altre grandi orchestre.
Il mio stesso modo così aggressivo di suonare il piano deve molto all'approccio al montuno di Jesus Lopez
(il pianista dell' orchestra Arcano y sus maravillas).
Non fu il solo che mi influenzò: Lili Martinez Grinan, Pepe Palma (il pianista dell' orchestra Aragon).
Tutti mi insegnarono qualcosa. Non sono mai stato a Cuba però ho comprato tutti i loro dischi.
D.:
Si è molto discusso e si continua a farlo sull'origine della Salsa.
Lei condivide l' opinione di Tito Puente che la Salsa è solo quella di pomodoro?
R.:
...(ride) Ai tempi di Tito Puente ogni ritmo aveva il suo nome.
Poi incasellarono tutto sotto la parola Salsa, persino il Merengue.
Questo è stato molto dannoso musicalmente anche se dobbiamo riconoscere che ha dato diffusione alla nostra musica.