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intervista a:
Paulo Fernandez Gallo

di Simona Baldelli

 
Sono molto affezionata al signor Paulo Fernandez Gallo (o Paulito F.G., o semplicemente Paulito, se preferite) per varie ragioni.

Paulito Fernandez Gallo
La prima (un po' campanilistica a dire il vero) è che mi diverte questa sua origine italiana (il nonno materno, il signor Gallo appunto) era italiano e pare che recentemente Paulo e la madre abbiano conosciuto i loro parenti italiani. Poi, perché ha partecipato ai cori di uno dei cd più belli della mia amatissima N.G. La Banda "En la calle". L'altra, più personale, è che ho avuto modo di conoscere un lato di Paulito estremamente disponibile e cortese, contrariamente alla fama che lo precede e che lo descrive un po' "scostante" per usare un eufemismo. La cosa strana è che tutto questo è avvenuto senza che ci conoscessimo mai di persona, anche l'intervista che seguirà mi è stata rilasciata al telefono, fra uno spostamento e l'altro della sua tournee, sempre in orari piuttosto mattutini e sempre con una cordialità e disponibilità che raramente ho riscontrato.

E poi c'è questo aneddoto.

Qualche anno fa organizzavo un appuntamento settimanale di musica "live" cubana, ogni quindici giorni si alternavano un' orchestra di son ed un gruppo di latin jazz; bene una sera mi chiamò Flavio Ferrari (attuale manager di Paulo) e mi disse "E' questa sera che suona da te Manolo Vega?" (cioè il "Mago") "" "Bene, allora vengo a trovarti, riservami un tavolo". Ferrari si presentò con alcune persone che altri non erano se non Paulito ed alcuni elementi del gruppo, pare che lui ed il Mago si conoscessero già e fu quindi invitato a cantare un pezzo, non solo non si fece pregare gran che, ma chiamò anche gli altri elementi del gruppo che erano venuti con lui e regalò ai presenti un concerto sensazionale di bolero e jazz che andò avanti fino alle 4 del mattino, io non ebbi neanche il coraggio di presentarmi e ringraziarlo.

E' raccontandogli questo aneddoto che inizio l'intervista telefonica, e finalmente lo ringrazio per quel concerto estemporaneo anche se con qualche anno di ritardo. lui ride: "sì. io sono così, me la ricordo anch'io quella serata, io ed il Mago eravamo amici quando ancora lui viveva all'Avana, mi emoziona sempre trovare qualcuno che ha fatto parte della mia vita e delle mie prime esperienze musicali durante i miei tour all'estero."

 
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foto del concerto
tenuto a Roma
il 30 ottobre 2003

D: D'altra parte jazz e soprattutto il bolero sono generi musicali che ami particolarmente, non vorrei aprire un brutto capitolo della tua carriera, ma vorrei che sapessi che fu un gran dispiacere anche per il tuo pubblico la vicenda della morte di Jerry Masucci e la conseguente rottura con la Fania che impedirono di far uscire dallo studio di registrazione quel disco di bolero già pronto e che avevi confezionato con maestri come Joaquìm Betancourt e Ceruto.
R: Fu un momento davvero duro, sotto molti punti di vista, il successo con il quale fu accolto "Una vez mas... por amor" mi aiutò a superare quel momento.

D: Tralasciamo il passato e chiacchieriamo un po' di questo tuo ultimo tour, a dire il vero ti aspettavamo in Italia già dall'estate...
R: Sì avrei voluto anch'io essere presente in Europa l'estate scorsa, ma impegni lavorativi mi hanno trattenuto a Cuba. Attualmente sono testimonial per la marca di birra più famosa a Cuba ed avevo un'infinità di concerti... ero però assolutamente intenzionato a venire in Italia prima che finisse l'anno per promuovere il mio nuovo disco "Te deseo suerte". Mi piace stare qua, voi italiani ve lo sarete sentito dire un'infinità di volte, ma siete sicuramente il pubblico più caldo ed affettuoso che si possa desiderare. Il disco è uscito solo da pochi mesi, ma sta già andando molto bene a Cuba ed anche negli Stati Uniti e da quel che ho potuto vedere da questi concerti tenuti qui in Italia sta cominciando ad andar piuttosto bene anche qua.

D: Mi sembra però che in generale la musica ballabile stia prendendo una direzione che è il frutto di molte contaminazioni musicali. Questo sta accadendo anche a Cuba? Il pubblico è pronto per questo cambiamento?
R: Io credo di sì. Il pubblico è probabilmente saturo di vecchi suoni e l'orecchio ormai si sta affinando anche su altri generi musicali. Questo sta succedendo anche con la musica cubana, ormai non c'è orchestra di timba che non abbia delle influenze di pop o di rap, ti cito ad esempio Los Van Van, La Charanga, N.G., persino Adalberto... ma io credo che questo non significhi che ci stiamo allontanando dalla nostra tradizione musicale, le nostre origini sono sempre lì, intendo il son, la rumba, il folklore in generale ma, essendo il musicista cubano estremamente creativo, va utilizzando e personalizzando queste contaminazioni inserendole nella musica popolare contemporanea. (ride) Ma questo a Cuba è sempre successo, sono secoli che la nostra musica raccoglie ed elabora influenze da tutto il mondo...

D: E che musica ascolta Paulito?
R: Tutta, davvero tutta. Rock, tanto jazz, rap...Io non ho una formazione musicale classica, la mia scuola è stata soprattutto "la calle", non ho terminato gli studi musicali e mi sono sempre lasciato contagiare molto da quello che sentivo suonare nelle strade dell'Avana. Ultimamente però ho voluto essere un po' più consapevole della musica che ascoltavo e che scrivevo e mi sono messo a studiare anche se con un po' di ritardo, è stata dura, ma estremamente gratificante. Adesso sono in grado di fermare su pentagramma quello che ho in mente e compongo da solo gli arrangiamenti dei brani. E' una grande soddisfazione.

D: Io passo ore ed ore al giorno al microfono di una radio (Radio Mambo) che manda esclusivamente musica latino americana, quello che mi dispiace veramente è che, nonostante l'ascolto ed il gradimento di questa musica sia ormai diffuso a tutti i livelli di pubblico, la musica dal vivo è sempre un po' penalizzata. Che potremmo fare noi speaker per aiutare gli artisti?
R: Credo che facciate già molto, e radio come quella in cui tu lavori sono molto apprezzate e stimate da noi musicisti. Sappiamo bene che il mercato spesso dipende da leggi che poco hanno a che vedere con la qualità della musica. Dovremmo parlare di case discografiche e di sistemi di produzione e distribuzione che schiacciano piccole etichette spesso indipendenti... Dovrebbe cambiare un po' tutto il sistema discografico e di conseguenza anche la programmazione radiofonica... ad ogni modo quello che le piccole radio "indipendenti" fanno per la musica cubana è davvero tanto, e nonostante tutto ce ne accorgiamo anche durante i concerti.

D: Ti ho rubato già parecchio tempo, ti lascio alle tue valigie ed alla tua tournee, frattanto "te deseo suerte"...
R: Te deseo suerte yo tambien...

Simona Baldelli
  • Paulito Fernandez Gallo
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