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intervista a:

Cesar "Pupy" Pedroso
Il virtuoso del barrio di Pogolotti

di Marcos Alfonso

  Se ad una persona si può applicare il vecchio detto "da tale stirpe gli viene il marchio" è a Cesar De Las Mercedes Pedroso y Fernandez, più conosciuto nel mondo della musica come "Pupy". Padre, zii, nonno... tutti sapevano coniugare note nel pentagramma.
Il 24 settembre 1946 vide la luce questo mulatto sorridente, affabile conversatore che nei suoi 57 anni di vita ha saputo catturare i modi di vita e le tradizioni del barrio e trasformarli in contagiosa musica.

Cesar 'Pupy' Pedroso
foto di Luis Toca
D.: Perchè il "chamaco di Pogolotti"?
R.: In realtà non sono di Pogolotti, io nacqui nella Timba, uno dei tanti barrios della capitale. Tuttavia, siccome i miei genitori dovevano spostarsi per lavoro fui sistemato a casa di mio nonno che viveva a Pogolotti, nel municipio di Marianao. Mio nonno era anche lui musicista, suonava il flauto. Da lì cominciò tutto: la mia adolescenza, il mio sviluppo, tutto quello che appresi nella strada. Feci un disco intitolato "De la Timba a Pogolotti", in forma di omaggio ai luoghi dove mi formai. Molti talenti della musica popolare cubana si formarono in quel barrio: Dagoberto Gonzales, violinista dell' orchestra Aragon, Oscar Valdes, attuale direttore del gruppo Diakara ed eccellente percussionista, Los Papines... Mio padre Cesar Pedroso "El Nene" era anche lui pianista e tutto quello che più o meno conosco della musica lo devo a lui. Suonò con l'orchestra Sensacion e fino alla sua morte suonò con Chapottin.

D.: Come furono i tuoi esordi nella musica?
R.: Nella mia casa sempre vidi un piano, persino i musicisti dell'Orchestra di Arcano venivano a provare quì... passavano di quì Cheo Marquetti, Abelardo Barroso, Rafael Ortiz, Felix Reina... All'età di 5 anni appresi a suonare con un solo dito il brano "Inolvidable primavera". A 12 anni cominciai a studiare il piano presso il conservatorio Amadeo Roldan. All'epoca della scuola superiore mi ricordo che nell' aula di musica c'era un pianoforte ed io nei momenti di ricreazione mi divertivo a suonare qualche tumbaito. Un giorno un compagno di studi mi riferì che nellla cittadina di Santa Fè c'era un orchestra che stava cercando un pianista. Nei giorni seguenti venne ad ascoltarmi il direttore di questa orchestra e passai questa prima prova. Quando stavo quasi per terminare la scuola mio padre e mio nonno mi chiesero di scegliere tra la musica e l'università. Scelsi il conservatorio. Il vecchio Cesar Pedroso volle presenziare il primo concerto dell'orchestra in cui suonava il figlio. Alla fine del concerto sentenziò: "L'orchestra va bene; quello che non serve è il pianista". Quella lezione mi dimostrò le difficoltà della strada intrapresa. Con il tempo ed i progressi sulla tastiera "il Nene" mi inviava a fare qualche supplenza in qualche orchestra e spesso non fui all' altezza. Questo mi obbligò a studiare seriamente. Entrai nel Conjunto Cuba Nueva diretto da Fernando Alvarez. Già in quei tempi sostituivo mio padre nell' orchestra Sensacion e con Chapottin. Nel giugno del 1964 a 22 anni di età entrai stabilmente nell'orchestra Fascinacion. Qualche anno dopo ci fu l'incontro con Elio Revè. Avevo appena terminato di suonare a Radio Marianao quando apparve Elio Revè, il creatore del Changuì, chiedendomi di provare nella sua orchestra. Mi sedetti al piano e suonai "Yo soy el Changuì" e divenni il pianista del Charangon di Revè. Fu una orchestra che sempre ebbe i ballerini come termometro. Elio Revè fu una persona formatrice, un pedagogo naturale. Aveva molte iniziative e un concetto preciso dell'organizzazione e della disciplina. Musicalmente eravamo sempre d'accordo. Mi diceva: "Pupy, attacca questo!" e mi tartagliava il tumbao... e montavamo il numero. Era un uomo di grande sentimento.

D.: Come nascono i Van Van?
R.: In quei tempi io ero il direttore musicale. Un giorno Revè apparve con Juan Formell. Juan entrò nell'orchestra con una serie di idee musicali e a quella epoca risalgono brani come "La chica solitaria", "El Martes"... tutto andava nel migliore dei modi fino a che successe l'inevitabile, la separazione. Inoltre questo successe quando il Charangon stava al culmine della fama con brani come "Que bola! Que bolon!", "Te lo gastaste todo"... Il nome nacque mentre lavoravamo io, Juan Formell ed il cantante Josè Luis Martinez nei campi di canna da zucchero nel borgo di Caimito. Durante una pausa Juan disse: "Deve essere una cosa che suoni forte foneticamente! Io dissi 'Che ti sembra Van Van?' " Piacque a tutti e restammo d'accordo su questo nome. Il primo concerto fu alla Rampa, di fronte al Hotel Nacional. Dopo cinque mesi, il 14 maggio del 1970 eravamo in tournèe per Francia, Giappone, e l'ex Unione Sovietica. Successivamente, quando l'attenzione si concentrò sul ballo, Formell chiese a Pupy di comporre. Così nacque "El bate de aluminio". Formell così impostò il Songo: la ritmica si esegue sulla cascara della batteria. Il piano semina i tocchi di un tamburo africano Batà. Percussivamente il ritmo lo perfezionarono Raul Cardenas (Yuro, già defunto) alle congas e Josè Luis Quintana (Changuito) alla batteria, il cui apporto fu fondamentale. Nel mio caso io produssi alcuni cambi nei tumbaos della pianistica però il concetto del Songo è di Juan.

D.: I Van Van sono stati definiti "cronisti del popolare"?
R.: Senza dubbio lì c'è il genio di Formell. L'orchestra in realtà si fa conoscere negli anni 80. In quell'epoca nascono i brani: "Serà que se acabo", "Sandunguera". Si trattò di fare la cronaca della vita comune cubana e, non lo nego, anche io ci misi del mio.

D.: Nonostante Cesar Pedroso non tenga il conto ha al suo attivo come compositore più di un centinaio di brani, molti dei quali sono stati eletti nelle preferenze popolari. Canzoni come: "Seis semanas", "Azucar", "Despues que te casaste", "Tranquilo Mota", "El buena gente" (ispirato da Pedro Calvo, il cantante simbolo dei Van Van). Degli ultimi anni: "Bombones y caramelos", "El negro està cocinando", "El yerbero" , "Temba, tumba y timba". Per Pupy i Van Van sono stati una scuola di vita, 30 anni della sua vita. Avere lavorato con Elio Revè ed Juan Formell ti è servito per apprendere a condurre un orchestra, la tua orchestra Pupy y los que son son?
R.: Arriva un momento nella vita in cui gli uomini debbono mettersi alla prova. Cesar Pedroso non costituisce l' eccezione. A parte Changuito il resto dei musicisti della mia orchestra sono dei giovani. Per me è come iniziare di nuovo. In appena pochi mesi, senza dimenticare le mie origini, la mia orchestra già gode di buona fama e non solamente per il sostegno dei ballerini. Il pubblico canta i brani e nel lavoro dell'orchestra si riflette la vita dei barrios "i termometri viventi del popolare".


Marcos Alfonso


    • Biografia e discografia
    • "De la Timba a Pogolotti" recensione di Claudio M.

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