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intervista a:
Pupy

di Claudio Marucci e Jack El Calvo

   
Pupy
Pupy
foto: Indochino

Domanda: Il nome che hai dato all'orchestra è particolarmente felice: è molto musicale e poi sembra esprimere più cose...
Risposta: Il nome dell'orchestra utilizza la parola Son con diversi significati: "Los que Son Son" si riferisce sia al genere musicale del Son che alla voce del verbo essere qui intesa come "coloro che hanno il diritto di stare"... e quelli che non ci sono non meritavano di esserci!

D.: C'è una simpatica Guaracha che negli anni 40 cantava il grande cantante Cascarita con l'orchestra Casino della Playa che si intitolava proprio "Coge pa' la cola" e che diceva così: "los que son son son y los que no, van pa' la cola, porque tu te pone alante si tu eres de los de atras, ocupa tu puesto y no discuta mas"...
R.: Si, questo è un brano antologico della musica cubana ma è solo pura coincidenza

D.: Che cosa è per te la Timba?
R.: La timba è un modo di chiamare il Son moderno per fortificarlo visto che la parola Son sembra un po' troppo datata sopratutto fuori di Cuba. In definitiva però la radice di tutto è il Son che è quello che da senso a tutta la musica cubana ballabile. La parola Timba si cominciò a diffondere per cercare di aprire spazi internazionali alla musica cubana. Si dà il caso che io nacqui nel barrio della Timba e ti posso dire che la parola Timba veniva usata quando si voleva esprimere approvazione per la potenza ritmica di una orchestra. Mi ricordo che si diceva già a proposito dell'orchestra Ritmo Oriental... L'altro significato era legato all'esistenza di una marmellata di Guayaba che era riferita alla cassa di legno nella quale era contenuta questa marmellata. Il termine "Pan con timba" (che poi divenne il nome di un quartiere dell'Avana) era, per estensione, il pane con marmellata. Poi questo nome fu scelto dal Team Cuba per battezzare la musica cubana ballabile contemporanea e da lì si diffuse nel mondo intero. In ogni caso questo termine era già impiegato dai musicisti che studiavano nella ENA (Escuela Nacional de Arte). In quei tempi a Cuba solo era permesso suonare musica "colta" e la musica popolare non veniva considerata molto. Però arrivò il momento che questi giovani musicisti che amavano la musica popolare cominciarono a riunirsi per suonare la loro musica e lo facevano dicendo "Vamos pà la Timba!". Questo avvenne molto prima del Team Cuba.

D.: Quali sono i tuoi sogni come artista e come essere umano?
R.: Il mio sogno come artista è di continuare il mio lavoro con questa orchestra e saper gestire il successo che il pubblico cubano ed internazionale ci ha dato. Non è facile per un orchestra cubana arrivare in così poco tempo a questo successo con tutti i talenti presenti a Cuba. Se la gente continua a ballare e a godere della mia musica io sono felice poiché questa è la musica che amo. A me piace molto anche il Jazz che ascolto appena posso nei momenti di tempo libero però non mi posso considerare un jazzista e sarei ridicolo se mi mettessi a fare Jazz. Perderei tutta la stima raccolta fin ora e sarebbe un affronto verso tutti i grandi jazzisti presenti a Cuba.

Come essere umano sogno di vedere i miei figli realizzati. Lo stesso lo sogno per i miei nipoti che vogliono proseguire il cammino artistico della mia famiglia: mio nonno, i miei zii e soprattutto mio padre che suonò con l'orchestra Sensacion ed il Conjunto Chapottin hanno tracciato una strada nella quale spero di vedere realizzati anche i miei nipoti. Spero di essere vivo per godermi il loro successo.

D.: In questo momento a Cuba si dà molto spazio, fin troppo, al Reggaeton. Credi che questo fenomeno durerà ancora a lungo?
R.: Il Reggaeton ha il suo spazio a Cuba come in ogni altra parte del mondo. In questo momento gode di popolarità ed è una corrente che ha preso forza. Quello che è certo è che non si può andare contro la corrente. Il tempo che durerà questo fenomeno nessuno può dirlo. Quando arriva qualcosa di nuovo sulla scena musicale e si impone come una moda è difficile predire quanto durerà; ogni corrente musicale fa storia a sè: la Lambada ebbe il suo successo, ed anche il Mambo lo ebbe all'epoca di Perez Prado ed ancora oggi si balla in Messico e Giappone. Come ogni cosa alla moda bisognerà attendere per sapere che fine farà il Reggaeton. Io apprezzo alcune cose nel Reggaeton ed altre le detesto. Siccome spesso nel Reggaeton tutto suona uguale è più facile che non mi piaccia nulla. (ride divertito)

D.: Sembra che Reggaeton e Timba si contendano in questo momento le preferenze delle giovani generazioni cubane... chi prevarrà?
R.: La timba ha un ottimo futuro davanti a sé. In questo momento a Cuba c'è una generazione di adolescenti, ragazzini di 8-10 anni di età, che mi fermano per strada e mi trattano come se fossi il loro idolo. Sono ottimista perché questa è la gioventù di domani che continuerà a preferire la nostra musica. Oltretutto con la quantità di ottimi musicisti, arrangiatori e compositori presenti a Cuba non mancheranno mai forze nuove per il futuro della nostra musica. Questa è anche la mia missione.

D.: Il repertorio che esegui nelle tue tournèe all'estero è lo stesso che esegui a Cuba? Non tutti i brani di Timba (non solo tuoi) sembrano adatti al baile de Casino...
R.: Nella Timba ci sono brani che sono più ballabili ed altri che non lo sono. Ad esempio io non propongo qui alcuni brani miei che non sarebbero apprezzati per ballare. Un brano come "Calla Calla" richiede uno stile interpretativo che si allontana un poco dal Casino che anche qui in Italia ha grande successo. Brani come "La Italiana" o "El buenagente" o "La borrachera" invece si prestano meglio come dimostra il loro gradimento tra i ballerini.

D.: Recentemente nella tua orchestra hai cambiato un cantante (Pepito). Tutti conosciamo il talento di Pepito ma ancora non conosciamo le qualità del suo sostituto...
R.: Quelli che non ci sono furono buonissimi ma anche quelli che ci sono ora lo sono: uno dei miei cantanti (Mandy Cantero) ha appena ricevuto un premio come miglior cantante del 2006 gareggiando e vincendo fra tutte le migliori voci di Cuba (incluso quelle che ora non ci sono più nella mia orchestra). Ora abbiamo un nuovo cantante che si chiama William e che viveva in Italia. Canterà alcuni brani del nuovo disco e già ora se la cava molto bene con i brani che interpreta in concerto che sono poi gli stessi che interpretava Pepito Gomez.

D.: Molti giovani cantanti a Cuba, talora anche con scarsa esperienza, decidono di indipendentizzarsi e creare la loro orchestra. Irrequietezza giovanile o genialità precoce?
R.: Ognuno è padrone della sua vita. Semmai c'è da dire che non tutti posseggono i requisiti per mettere su una propria orchestra. Ci sono talenti che posseggono il talento per andare per la loro strada ed altri, per grandi che siano, che devono essere diretti da qualcuno. Ci sono molti ottimi cantanti che sono usciti da importanti orchestre e che son falliti nei loro progetti. Non è facile avere una propria orchestra, i requisiti sono tanti: serve un buon compositore, un buon arrangiatore, una buona base economica, e tutto questo non è facile averlo contemporaneamente.

D.: Tra i nomi nuovi cubani che si stanno imponendo c'è Maikel Blanco che quì in Europa è tra i più proposti nelle piste da ballo con molti dei suoi brani del disco "Recoge y vete". La sua musica, che si ispira a quella di alcune orchestre cubane di successo, si presenta come un cocktail di ingredienti già noti particolarmente riuscito ed accattivante. Lo collocheresti in quelle che tu prima indicavi come: "forze nuove per il futuro della nostra musica" ?
R.: In questo momento Maikel Blanco ha il suo successo e piace alla gente poiché ha delle assonanze con Van Van, Manolito, ed anche con noi. È una buona orchestra ma certo non si può accostare come popolarità e spessore ai Van Van, Manolito, la Charanga Habanera, Adalberto, Bamboleo, N.G la Banda ed alla nostra orchestra.

D.: Alcuni talenti emergono ed altri sembrano tramontare nel cielo della Timba... Il Tosco, ad esempio, sembra definitivamente perso alla Timba...
R.: Il Tosco è un creativo inquieto. Io lo conosco fin dai dai primi anni dei Van Van quando suonavamo insieme. Ora ha una camerata classica, ha creato una scuola di flauto, continua nel reggaeton con un gruppo di sei ragazze... a lui piacciono molte cose e domina molti stili.

D.: Tu sei conosciuto anche come un geniale compositore.Tra tutte le tue canzoni una di quelle che preferisco, se non la mia preferita, è "Con el destino no se puede mas", la canzone che dedicasti al tuo figlio prematuramente scomparso. In quel brano c'è un assolo di piano che commuove per la sua intensità...
R.: Io questo brano non riesco più ad ascoltarlo ed ancor meno a suonarlo. Devo essere in casa per ascoltarlo e puoi immaginare le ragioni.

D.: Parlaci del nuovo disco che stai preparando...
R.: Il nuovo disco ospiterà brani di diversi compositori: di Angelito Bonne "Yo soy de donde tu quiera" che canterà Mandy, poi ci saranno due brani di un compositore che già collabora con noi, Gustavo Cabana, poi ci sarà un brano di Enrique Bonne (il padre di Angelito) che fu portato al successo dalla orchestra Aragon "Il vigilante". Ci saranno anche 6-7 brani composti da me. Ti dico anche che ci sarà un nuovo brano nel quale confido molto: si chiamerà "La machucadera" avrà un ritornello di sicuro successo "los hombres suben las manos y las mujeres mueven las caderas". Ci sarà anche un altro brano mio che si chiama "Olvidala" ed un brano composto da Mandy. Sarà presente anche una rilettura del brano "Batanga" un classico reso celebre da Benny Morè e che sarà riarrangiato da Changuito. Il disco dovrebbe uscire sul mercato a settembre.

Aspettatevi un disco molto bello ed appena lo avrò terminato metterò in circolazione dei promo che sicuramente finiranno anche tra le mani di Jack affinchè lo faccia conoscere ed amare anche ai miei fans francesi.

D.: Grazie Pupy!
R.: Grazie a voi Jack e Claudio per la vostra attenzione alla mia musica.


Claudio Marucci e Jack El Calvo
foto di: Indochino
Gennaio / Febbraio / Marzo 2007


  • Speciale: TEMBA, TUMBA Y TIMBA
        • Intervista a Maikel Blanco di Leonel e Zaida
        • Intervista ad Adalberto Alvarez di Paolo Pachanga



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