Risposta:
In tutta umiltà io non entro nel mondo della musica io ci sono nato dentro. Provengo da un borgo che si chiama Santurce, dell'area metropolitana di Portorico, nella costa Nord; sono della Calle Calma e nella Calle Calma l'orologio quando mi svegliavo faceva pum-qui-pum-pum-qui... e questo orologio mi entrò nel sangue. Sembra che qualche qualità ce l'avevo se prima ancora di apprendere a parlare già stavo sulla spiaggia a giocare con i tamburi assieme ad un signore che si chiama Cortijo e che voi conoscete bene. E' lui il responsabile che io stia in questa lotta...
D.:
Come comincia la tua relazione con Cortijo?
R.:
Eravamo nella stessa scuola a Santurce. Cortijo ha sempre suonato i suoi tamburi e come sai esistono qui quelli che si chiamano Pleneros, cioè quelli che si dedicano a far musica solo con tamburi e Cortijo era tra questi... quello che accadeva era che dopo la scuola ce ne andavamo in spiaggia, che distava solo cinque minuti di strada, e una volta giunti lì cominciavamo a suonare...
D.:
Se eravate a scuola insieme quanti anni avevate?
R.:
Rafael aveva 15 anni ed io 14 ed in quella epoca cominciammo a frequentarci... fu lui che mi istruì, che mi fece prendere coscienza, mi diceva che io sarei stato un cantante, un vocalista straordinario, ed io pensavo che lui mi stesse prendendo in giro... ma lui insisteva e veniva a cercarmi al lavoro perchè io a quei tempi lavoravo già come manovale. Io ero un buon manovale e lavoravo il sabato per sbarcare il lunario, ma Cortijo veniva a cercarmi con los Barriles (i tamburi tipici) e mio nonno, quando lo vedeva, mi avvisava minaccioso che mi avrebbe cacciato a me ed a quel negretto in malo modo se continuava a venirmi a cercare con i suoi tamburi. Però iniziò tutto così. Cortijo ed Ismael... El Bombon de Elena e tutto il resto fino alla data di oggi.
D.:
Come ti spieghi questo successo...
R.:
Noi suonavamo alla grande nel fine settimana e lì dimostravamo quello che sapevamo fare...
La gente ci veniva a vedere e ci apprezzava molto dicendo che noi suonavamo in una maniera differente... chissà forse era la fame...
D.:
Come la fame?
R.:
Io ti parlo di fame perchè realmente il gruppo suonava con una rabbia ed una forza incredibile per affermarsi, non sò se mi capisci, era il tempo della rivoluzione dei neri a Portorico, Roberto Clemente, Peruchin, Cepeda, Romanì, i neri entrarono all'università e poi... paff... uscì fuori Cortijo con il suo Combo accompagnando questa fame, questo movimento... Quel che dico è che non fu una cosa programmata, sai come son le cose, delle volte le cose accadono da sole ed a Portorico stava succedendo proprio questo. Fu tutto una cosa di popolo, dei neri, era come se ci si stesse aprendo una porta e con la rabbia che c'era Clemente cominciò a mietere successi e noi entrammo attraverso quella porta con la nostra musica.
Fu il nostrio desiderio di affermarci che ci spinse successivamente a continuare su quella linea con premeditazione. Come ti dicevo avevamo fame,molta fame...