L'affermato ballerino, coreografo ed insegnante è ancor oggi considerato come il principale esponente di uno stile newyorchese da lui definito
"
Salsa night club style" che un gran numero di suoi allievi, oggi affermati ballerini contribuiscono a diffondere nel mondo intero.
L'aver vissuto in gioventù l'apogeo del Mambo e successivamente la nascita della Salsa ed il recente boom della sua mondializzazione
lo rende testimone imprescindibile in una seria indagine storica. Molto si è scritto sul suo stile spesso erroneamente e le molte interviste
oggi rintracciabili su Internet non riescono a mettere a fuoco un periodo delicatissimo nello sviluppo storico di questo ballo e un intero
processo di transculturazione avvenuto negli Stati Uniti.
Spesso la qualità di un intervista dipende dalla profondità delle domande ed anche dalla capacità dell' intervistatore di porsi criticamente
verso l'intervistato. Un esempio esemplare in questo senso è, a nostro avviso, l'ottima intervista condotta nel 1999 dal compianto Alberto Bonne
(che fu nostro collaboratore) ad Eddie Torres in tournèe in Argentina.
Con questa intervista ci siamo presentati all'incontro con Eddie Torres e dopo un commovente ricordo di quell'incontro e di quella
intervista abbiamo deciso assieme di presentarne un ampio stralcio in omaggio alla qualità della stessa ed anche per presentare
ai nostri lettori un documento oggi introvabile sulle pagine di Internet.
D.:
Eddie, io credo che in quell' intervista siano emerse molte cose interessanti?
R.:
Credo di si. Ricordo ancora la gentilezza di quel ballerino cubano (Alberto Bonne) nel pormi le domande e mi addolora
molto sapere che sia scomparso.
D.:
La chiarezza delle domande e la tua sincerità nelle risposte meritano di essere riproposte
e se sei d'accordo integreremo i momenti salienti di quell'intervista con qualche considerazione attuale.
R.:
Sono d'accordo.
- - - - - frammento dell'intervista rilasciata da Eddie Torres ad Alberto Bonne - - - - -
Alberto Bonne intervista Eddie Torres
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D.:
Eddie che cosa è la Salsa sul due?
R.:
Questa domanda me la fanno in continuazione poichè la gente evidentemente vuole saperlo da me.
Cominciai a studiare musica da giovane e riconosco che già in quei tempi tra i ballerini esisteva il dilemma di ballare sull'uno o sul due.
Da sempre i ballerini dicevano di ballare su tempi distinti; anche se questo era limitato ai professionisti poichè i ballerini
de la calle non ci facevano caso, non sapevano nulla del tempo, non si domandavano su che tempo ballavano.
Questa consapevolezza venne in seguito. Io fui uno dei primi a insegnare la clave e la teoria musicale e dopo ciò la gente cominciò
ad avere consapevolezza di quello che ballava. L'uno ed il due coesistevano e nell'epoca del Mambo si ballava indifferentemente nei due modi.
Io affermo che il ballo si sposa meglio con la musica se eseguito sul due a causa della ritmica dell'orchestra che sottolinea questo tempo.
Tito Puente la pensava allo stesso modo. Io non dico che il due è migliore dell'uno o viceversa,
quello che dico è che se vuoi essere un ballerino professionista devi imparare a marcare bene il tempo e se è sul due marcalo bene,
fai che si veda; non desidero discussioni o polemiche poichè questa è cultura e non politica e se ne deve godere volendosi bene
poichè la vita è corta e bisogna approfittarne.
Alberto Bonne intervista Eddie Torres
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D.:
Eddie per te il ballo della Salsa viene dal Mambo degli anni 50 a New York?
Anche il Son cubano all'inizio del secolo si ballava sul due. Che ci dici in merito?
R.:
La decade del 50 fu significativa perchè quel club era frequentato da molti artisti e molto pubblico.
Questo fu quello che mi raccontarono poichè io conobbi il Palladium nella sua ultima epoca.
Tito Puente visse l'epoca del Palladium da protagonista e con lui i ballerini che lanciarono uno stile che era il prodotto dell'incontro
di artisti di diverse etnie. Ad esempio il cubano seminò qui questa musica ed anche lo stile basico del Mambo.
Sappiamo quanto New York sia un crogiuolo di razze dove l'angloamericano convive con l'ebreo, l'italiano, il portoricano ed il cubano.
Il Palladium era frequentato da tutti indistintamente: vi si incontravano anche distinte signore angloamericane che ballavano
ed insegnavano Jazz ed altri balli tra i quali il Mambo. Lo stile di ballo americano molto dinamico cominciò a mescolarsi
con lo stile ed il sabor cubano, si aggiunsero nuovi apporti e nascerono.
Per quello che ho visto e mi è stato detto lo stile New York non è da intendersi come un riconoscimento ed un credito ad una sola razza.
Quello che posso dire con certezza è che i cubani furono determinanti: noi li imitammo, inventando in seguito per innovare il loro stile.
In quei tempi al Palladium si ballava con molti pasitos e molta improvvisazione e pochissime vueltas.
C'era una grande attenzione al movimento delle mani, ai passi eleganti e come dicevo si ballava sostanzialmente in posizione aperta.
Questo stile fu grandioso e nella sua creazione collaborarono tutte le razze.
Questo stile oggi conosciuto come stile "New York" fu ulteriormente innovato dalla mia generazione a cui piaceva inventare vueltas.
Dagli inizi degli anni 70 cominciammo a sperimentare con il ballo di coppia con pasitos e vueltas.
Il livello raggiunto da questa seconda generazione fu grande e l' influenza cubana che sempre fu presente fu alla base di questo processo evolutivo.
A partire dagli anni 90 assistiamo ad un altra trasformazione: si cominciano a vedere molte vueltas ed uno spiccato accento acrobatico
che ancora perdura. Si vede gente che salta ballando e sembra un po' un circo, però non possiamo farci nulla se la gioventù vuole questo;
è questione di culture e di generazioni differenti. Io come maestro se sto formando un ballerino comincio dalle radici,
mi piace insegnare in primo luogo la base ritmica perchè apprendano a marcare bene il tempo ed ogni volta che gli insegno movimenti corporei
gli parlo delle origini di quello che sto insegnando. Parlo soprattutto delle nozioni basiche cubane, del movimento cubano del corpo,
muovendo le spalle in una direzione ed i fianchi nell'altra: questo si chiama Cuban Step in inglese ma i miei allievi mi hanno sempre sentito dire
che tutto ciò è cubano, radice cubana e che a partire da questo possiamo costruirci sopra pasitos, vueltas e piroette.
Se mi chiedono quello che a me piace io rispondo di suonarmi un Son ed entro a ballare morbido con molta cadenza:
il corpo, le spalle si muovono morbidamente cercando di estrarre il sabor dalla musica come fanno i cubani
perchè per me l' interazione più grande con la ballerina sempre appartenne ai ai ballerini cubani.
Tito Puente mi regalava videocassette di Cuba ed io mi raffinavo vedendo questi video del Tropicana e mi dicevo:
"Dio mio! Come è possibile che questa gente muova il suo corpo con questo tumbao", in particolare ricordo gli Hermanos Santos... Dio mio!
Questo è ballare! Quello che venne dopo è invenzione nostra per divertirci ma grazie a Dio che c'è Cuba con la sua musica così bella,
la sua creatività, perchè per me non c'è nulla migliore del Son cubano.
- - - - - fine dell'intervista rilasciata da Eddie Torres ad Alberto Bonne - - - - -
D.:
Eddie, sulla base di tutto quello che hai detto in quell' intervista nel 1999 vorrei proseguire con te questa interessante conversazione.
Dal Son cubano, al Mambo alla Salsa dei giorni nostri sono cambiate molte cose. Ti sembra che la parola Salsa riassuma bene tutto questo percorso?
R.:
Il termine 'salsa' non mi piace, trovo che sia un nome poco adeguato; hanno creato questo nome poco adatto al ritmo che stava nascendo
facendogli perdere struttura e importanza. Il Mambo per me è il vero ritmo, l'identità vera. Ballando 'on 2' così la pensava anche Tito Puente.
La Salsa è una cosa che si mangia... Sono preoccupato del continuo mutamento della Salsa che ingloba tutti i ritmi possibili e immaginabili e
ho l'impressione che da un momento all'altro qualcuno possa cambiare le cose tradizionali, un'po' come levare le stelle alla bandiera portoricana!
D.:
Se la Salsa non ti piace come termine è perchè trovi che voglia definire un ritmo che ha già il suo nome di Mambo?
R.:
Esattamente.
D.:
...Allora perchè molta gente si ostina a definire il tuo stile come "Salsa Mambo"?
Non hai contribuito anche tu a creare questa confusione terminologica e concettuale?
Con che nome vendi il tuo stile?
R.:
Il mio stile di ballo lo ho chiamato "Salsa Night Club Style".
Non lo definirei "Salsa Mambo". Anche se il termine Salsa Mambo fa riferimento a quel periodo e a quei luoghi di cui parlavo nell'intervista.
D.:
Mi sembra sbagliato parlare di uno Stile Salsa Mambo. Sia per il passato che per il presente. Lo trovo improprio a livello concettuale.
Anche in quel periodo del Palladium quando la musica ancora non si chiamava Salsa si ballavano differenti ritmi e non solo il Mambo.
Anche in quei tempi il ballerino ballava il ritmo ed ogni ritmo aveva il suo ballo, il suo basico,
il suo criterio di interpretazione danzaria coerente con il ritmo eseguito dall'orchestra. E non esisteva la Salsa.
Come si può parlare di "Salsa Mambo" nell'epoca del Palladium se la Salsa non esisteva?
Anche oggi mi sembra confusionario parlare di "Salsa Mambo".
Si può accettare che se stia suonando un Mambo il ballerino balli "Salsa Mambo",
ma non credo proprio che si possa ballare alla stessa maniera "Salsa Mambo" su di un Son, un Cha Cha Cha, una Guaracha o una Bomba?
R.:
Hai ragione. Dirò di più: un ballerino che si rispetti deve riconoscere i differenti ritmi e saperli interpretare.
Nella realtà odierna si è creato un mercato incredibile attorno alla Salsa e tutti cercano di trarre profitto
da questo mercato e da questo momento storico di grande successo della Salsa creando un etichetta vendibile per il loro stile.
Io stesso ti confesso con grande sincerità che volendo caratterizzare e far riconoscere la mia proposta fra le tante che propone
il mercato ho fatto ricorso nel passato a questa etichetta di "Salsa Mambo" anche se riconosco essere culturalmente sbagliata.
D.:
Quali sono le differenze che hai riscontrato tra i ballerini italiani e quelli newyorkesi?
R.:
In Italia ho trovato molta competizione nelle sale da ballo, tra i ballerini,mentre in America è quasi inesistente.
Una differenza molto importante in Italia come in Europa è quella delle frontiere aperte.
Mi spiego meglio, in Europa possono arrivare senza molti problemi ballerini cubani cosa che in America è molto difficile.
Ed è proprio questa presenza massiccia di maestri cubani che caratterizza lo stile di ballo in Europa.
D.:
Pensi che il movimento latino possa durare ancora a lungo?
R.:
Può durare ancora per molto tempo. E' importante, come sto cercando di fare nella mia vita professionale,
portare a conoscenza degli allievi prima le tradizioni e poi il ballo.
Avevo iniziato insieme a Tito Puente un lavoro di educazione alle radici della musica latina e delle gestualità del ballo;
ora, dopo la scomparsa del grande maestro cerco di continuare da solo in questa direzione educativa musicale.
Mi spiego con un esempio: per fare un esempio cuciniamo un piatto di pasta. Buono! Ma da dove viene la pasta? Dove la fanno?
Quale è il tempo di cottura? Bisogna scavare per capire e crescere.
D.:
Cosa ti diverte di più quando vedi ballare le altre coppie?
R.:
Mi piace quando vedo la semplicità e il puro gusto del divertimento nel ballo perchè l'importante è divertirsi in questa vita.
Disfruta che la vida es una!