Bill Wolfer
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C'era una volta un pianista californiano che suonava su " Hotter than July" di Stevie Wonder, con Michael Jackson ( uno dei sintetizzatori su "Billy Jean"), Paul Mc Cartney,
Shalamar e che ad un certo punto mollò tutto per trasferirsi all'Avana a lavorare con i migliori musicisti dell'isola...
Il geniale Bill Wolfer torna con il suo ultimo disco: "Directamente al mambo", un disco impazientemente atteso dopo i due interessantissimi precedenti di alto livello:
"Night of the living mambo" e "Entre La Habana Y El Yuma"
(con invitati prestigiosi come Sixto Llorente "El Indio", Manolito Simonet, "Pupy" Pedroso, ed il leader di Klimax Giraldo Piloto!).
Il contatto con questo musicista è appassionante come le storie che ci ha raccontato...
Domanda:
Bill, puoi presentarti a coloro che non ti conoscono? Potresti cominciare parlandoci dell'ambiente musicale nel quale sei cresciuto...
Risposta:
Chi sono io? Ognuno di noi cerca una risposta a questa domanda! Io mi considero un buon musicista ma non mi considero un grande nè un musicista importante; cerco di fare al meglio quello che faccio... io non sarò mai nè Chucho Valdes nè Mozart ma ho comunque delle cose da dire con la mia musica.
Io non sono nato in un ambiente musicale bensì nello stato del Wyoming, la regione che voi avete spesso vista dipinta nei vecchi films western con John Wayne. L'unica che suonava nella famiglia era mia madre ed il suo strumento era il piano. Nonostante il Wyoming sia una bella regione la sua musica non mi ha mai attratto. Ascoltavo alla radio il Pop ed il Rock e già dalla tenera età sentivo di avere una grande affinità con la musica...
D.:
Parlaci della tua intensa carriera musicale...
R.:
Ho avuto fortuna: ho avuto la possibilità di lavorare con i miei idoli musicali! Alla fine degli anni 70 mi sono trasferito a Los Angeles poichè il Wyoming non dava futuro come musicista. A Los Angeles ho accettato un lavoro in un grande negozio di dischi ad Hollywood, pensando che lì avrei potuto incontrare e conoscere dei grandi musicisti. E così fu! Uno di loro fu Ronnie Foster che era a quei tempi il tastierista di George Benson. Quando non avevo nulla da fare io mi registravo delle cassette con la mia musica ed un giorno una di queste cassette finì nelle mani di Stevie Wonder che mi chiese di lavorare con lui. Allora Stevie lavorava sul disco " Secret Life Of Plants". Cominciammo un amicizia che durò a lungo.
Ho imparato molto con Stevie sulla musica, la scrittura delle canzoni e sul mondo della produzione.
Ho lavorato con Stevie per due anni. Era il periodo in cui lavoravo con i sintetizzatori e questo piaceva molto a giudicare dalle richieste di lavoro che avevo. Ma io ero un po' frustrato perchè volevo suonare musica e non solo essere un "tecnico" dei suoni. Io credo che in molti mi abbiano chiamato a ricreare i suoni per risparmiare sul tastierista. Il primo a farlo fu Michael Jackson quando lavorava con i suoi fratelli al disco "Triumph".
Con i Jackson's suonai nel 1981 e fu un esperienza meravigliosa. Nel Madison Square Garden facemmo un concerto davanti a 20.000 persone. Non potrò mai dimenticare quella notte!
Dopo fui ancora chiamato a suonare da Michael Jackson sul suo disco "Thriller" in particolare nei brani "Billie Jean", "Wanna Be Starting Something" e "Beat It".
Il più grande dei miei successi, e lo dico con ironia, fu però una canzone che ancora oggi non amo molto. Fu "Dancing In The Sheets" che scrissi per Shalamar nella colonna sonora del film Footloose.
La canzone fu nominata per 3 Grammy e non potete immaginare l'emozione per un ragazzo del Wyoming di essere presente alla cerimonia di consegne dei premi assieme al bel mondo dell'industria discografica ed ai bei nomi della musica.
Furono anni intensi a Los Angeles, lavoravo molto ed ero felice di farlo.
D.:
Che strano percorso il tuo! Come si fa ad abbandonare lo show business americano per vivere "alla cubana"?
R.:
Ammetto che è una scelta bizzarra! Negli anni 90 la musica Pop negli Stati Uniti è cambiata radicalmente ed io non amavo il nuovo corso. Ho fatto dei dischi brutti cercando di allinearmi alle nuove tendenze ma poi ho capito che mi era impossibile fare una cosa in cui non credevo.
Una cosa non sincera non può funzionare.
Allontanatomi dallo show business mi misi a suonare del Jazz in trio ma mi mancava ancora qualcosa poichè io cercavo un nuovo stile musicale nel quale esprimermi pienamente. Poi venne la scoperta della musica cubana in occasione del mio primo viaggio a Cuba nel 2000. Quel viaggio cambiò la mia vita! Non mi innamorai solo della musica cubana ma anche del popolo cubano ed del loro modo non stressato di prendere la vita.
Da allora non smisi di recarmi a Cuba passandoci sempre più tempo. Ora mi sento più a mio agio a L'Avana che negli Stati Uniti, ho più amici qui che negli States! Cuba ti entra nella pelle e tu ti impregni di lei.
E' una cultura unica ed il popolo cubano è uno dei più straordinari sulla faccia della terra. Sono intelligenti, lavorano duro, sono divertenti, creativi, non stressati e potrei continuare con molte altre qualità. Ho passato quasi trutto il 2005 quì a Cuba scrivendo ed arrangiando il nuovo album di Mamborama. Sono tornato negli Stati Uniti solo per prolungare il mio permesso di soggiorno a Cuba.
D.:
Come è avvenuto il tuo incontro con il pianoforte?
R.:
Io non l'ho scelto! Volevo essere un batterista e mia madre mi stava aiutando in questo progetto. Me ne stancai presto ed abbandonai le lezioni. Per fortuna in casa avevamo un piano e, grazie a Dio, era in una stanza senza televisione e così ci capitavo sopra quando i miei genitori guardavano dei programmi che non mi interessavano. Iniziai a mettere le mani sul piano a 4 anni e mia madre mi insegnò in seguito qualche accordo di base. Il passo successivo fu apprendere ad orecchio qualche canzone rock ma fu a 19 anni che presi la mia prima lezione di piano.
D.:
Raccontaci come è nato il progetto Mamborama...
R.:
Nacque quando scoprii il mio amore per la musica cubana. Un giorno un amico mi chiamò a vedere il concerto di un gruppo cubano a San Diego. Quel concerto mi rivoluzionò il cervello! Non credevo alle mie orecchie! Il ritmo era così complesso e la musica così sofisticata e la gente ci danzava sopra come dei matti! Il gruppo era Irakere di Chucho Valdes e da lì partì la mia ossessione per la musica cubana.
Mentre tornavo a casa decisi di voler apprendere a suonare questa musica. Cominciai a studiare qualche libro mediocre e poi finalmente decisi di formare un gruppetto per suonare nei club locali. L'unico cubano del gruppo a quel tempo era il batterista Alan Diaz anche se lui non aveva mai suonato musica cubana avendo lasciato l'isola a 18 anni ed avendo suonato in seguito musica brasiliana con Sergio Mendes per 10 anni. Scrissi delle canzoni per il gruppo e così finimmo in studio a registrare "Night of the living mambo". Avevo anche due percussionisti cubani Nengue Hernandez e Jimmy Branly per aggiungere un feeling cubano al gruppo.
La mi idea era limitata a realizzare un disco da vendere durante i nostri concerti. Io creai anche il sito del gruppo per permettere alla gente di ascoltarci su internet. Un giorno ricevetti un e-mail da un Dj italiano che mi chiedeva un promo. Gliene inviai uno e quando non ci pensavo più ricevetti una telefonata da un negozio di dischi di Torino che me ne chiedeva 200 copie. Quando gli chiesi come aveva scoperto Mamborama mi rispose che tutta l'Italia ballava la mia musica. Indubbiamente questo mi incoraggiò ad andare avanti e grazie al DJ italiano oggi siamo quì.
D.:
Come sei riuscito a riunire tutte queste stelle attorno a te?
R.:
I musicisti cubani sono molto accessibili: sono più aperti e più umili di tanti altri loro colleghi all'estero. Nel mio primo viaggio a L'Avana conobbi Manolito Simonet, Lazaro Valdes e divenni loro amico. In seguito conobbi quasi tutti i musicisti della capitale che a loro volta cominciavano a conoscere la mia musica. Siccome io non ho una orchestra fissa sono libero di scegliere i migliori musicisti e di suonarci assieme. Nell'ultimo disco ho avuto la possibilità di fare un casting simile a quello che fanno i registi di film. Io mi domandavo quale sarebbe stata la voce più adatta ad una o all' altra canzone ed... voilà la persona giusta arrivava!
D.:
I tuoi dischi hanno delle sonorità così belle... come hanno reagito i cubani vedendo un "Yuma" suonare la loro musica? Raccontaci qualche aneddoto...
R.:
Penso che i cubani prendano come un complimento che un " Yuma" ami tanto la loro musica da decidersi ad esprimersi nel loro linguaggio e farne un disco. Ho un grande rispetto per la musica cubana e credo che questo sia apprezzato nel mio approccio che è umile verso questa musica poichè mi considero uno studente che ha ancora molto da studiare.
Aneddoti? Mi ricordo di una volta che registravamo il disco " Entre La Habana Y El Yuma" e se ne andò l'elettricità. Siamo tutti usciti fuori dello studio ad aspettare il ritorno dell'elettricità e questo successe solo dopo due o tre ore. Nel frattempo si chiacchierava, si guardavano le ragazze passare... la canzone che volevamo registrare era un brano strumentale e così lo chiamai " Esperando la luz"!
Un altro aneddoto riguarda El Indio: in studio gli chiesi con quale canzone voleva cominciare a registrare e lui mi rispose con "La gata loca" dicendomi che era quella che più lo intrigava non sapendone nulla (infatti mi ero dimenticato di dargli il demo)! El Indio ha veramente dato vita a questa canzone con la sua creatività i suoi cori, l'imitazione del gatto...
D.:
Parlaci del tuo ultimo disco... chi sono i musicisti?
R.:
Il nuovo disco si chiama " Directamente al mambo" ed è pieno di invitati speciali. I cantanti sono Tony Calà di N.G la Banda su due canzoni, Roberton dei Van Van, il Nene di Azucar Negra, Carlos Kalunga ex-Klimax e Manolito Y Su Trabuco et Pepito Goméz di Pupy Y Los que Son Son su due canzoni. Ho anche i due rappers di Cubanito su due canzoni e, siccome non faccio reggaeton, loro rappano sul ritmo dei Mamborama apportando freschezza alle sonorità. Il Tosco di N.G la Banda suona il flauto in modo incredibile su di una canzone ed Alexander Abreu, il mio trombettista preferito, è riuscito, di rientro dall' Europa, a registrare un magnifico assolo.
Mentre Alexander era in Europa, Robin Martinéz di Los Jovenes Clasico Del Son ha suonato le due parti per tromba facendo un ottimo lavoro. Amaury Peréz, il miglior trombonista a Cuba, ha suonato le parti scritte per il suo strumento. Avevo 3 differenti bassisti: El Negrón dI Pupy y los que Son Son, Roberto Vasquez, il nuovo bassista di Manolito, e l'incredibile Feliciano Arango, che ha suonato per 15 anni con N.G. la Banda e che quì suona in tre brani. Un bassista geniale!
Roicel Riverón del Trabuco suona la batteria ed i timbales, Evelio Ramos, anche lui del Trabuco suona le congas, e Jorge Luis Guerra del Trabuco suona il guiro. Nicolas Gastón "Pescado", suona in due brani il violino e sul Danzon che chiude il disco.
I cori sono formati da Sixto Llorente "El Indio", David Bencomo (que suona anche il flauto in tre brani) e Pepito Goméz. El Indio ha anche scritto le parole di 4 canzoni.
D.:
Non c'è che dire: il sogno di qualsiasi musicista...
R.:
Mi sembra di vivere un sogno! Potrà sembrare surrealista ma il mio sogno ed ambizione è di fare di Mamborama uno dei migliori gruppi cubani, anche se il suo direttore è un "Yuma".
D.:
Chi è il tuo pianista favorito?
R.:
Ce ne sono talmente tanti! Per il Jazz Gonzalo Rubalcaba e Chucho Valdes sono impressionanti. Sopratutto Chucho per la sua tecnica. Ho cercato di rubargli qualcosa ma sò già che non sarò mai capace di suonare come lui. Nella Timba amo Pupy, che ha uno stile unico. Poi c'è Manolito Simonet con il suo inconfondibile ritmo e sabor!
D.:
Puoi dirci qualcosa dell'Embargo U.S.A. oppure è un argomento a rischio?
R.:
Non rischio nulla dicendo che sono contro. L'Embargo serve solo a far del male al popolo cubano non essendo servito a null'altro per più di 40 anni e nonostante le Nazioni Unite lo abbiano condannato. Perchè c'è ancora? Per la semplice ragione che i cubano-americani ricchi di Miami danno un sacco di soldi ai politici per le loro campagne e ne sono ricompensati con dei finanziamenti a dei progetti idioti in funzione anticastrista. Ad esempio Radio Martì riceve milioni di dollari ogni anno per fare propaganda anti Castro che è diffusa anche a Cuba anche se i cubani hanno già da parecchi anni bloccato quella frequenza. Nessuno la ascolta, tutti sanno che nessuno l'ascolta ma i finanziamenti continuano a correre a fiumi. E' assurdo ed ingiusto ed io sono riconoscente ai cubani che sanno distinguere tra le azioni del Governo americano e la gente americana. Nei fatti io non ho mai avuto un problema con un cubano in quanto americano. Loro amano gli americani ed ognuno di loro ha qualche parente negli U.S.A. Sarebbe ora di finirla con l'Embargo poichè Cuba non costituisce alcun pericolo per gli Stati Uniti e gli Stati Uniti non hanno nessun diritto di mischiarsi con i loro affari. Purtroppo sappiamop bene che gli Stati Uniti hanno una lunga e triste tradizione di ingerenza nella politica estera. E' una vergogna.
D.:
Qual è il tuo più bel ricordo musicale ?
R.:
Un disco con una dedica di Jimi Hendrix. Ebbi la fortuna di conoscerlo quando avevo 15 anni e questo disco è incorniciato come un trofeo nella mia stanza al di sopra del mio pianoforte.
D.:
Come descriveresti la Timba? Se ne leggono tante di definizioni e nessuna uguale alle altre...
R.:
Questo avviene poichè è un concetto difficile da definire. Io penso che è un modo di differenziare la musica cubana contemporanea dal Son più tradizionale e dalla Salsa di Portorico o di New York. Più nel dettaglio è una fusione di Son, Rumba, di musica religiosa e folclorica Yoruba, di R&B americano (Earth,Wind & Fire o Kool and the Gang), ed un tocco di Jazz.
La clave viene dalla Rumba più che dal Son, i ritmi possono divenire molto complessi, l'armonia è spesso poco tradizionale ed il livello di energia è enorme.
Gli anabolizzanti della Salsa: così amo definirla! E' una musica in continua evoluzione e proprio per questo difficile da classificare. Sempre più spesso gruppi di Timba incorporano del Reggaeton nei loro brani... Questa musica cambia in continuazione ed è bene che sia così.
Il momento che una musica si ripete sempre uguale a sè stessa è il momento di metterla in un museo assieme alle cose che non possono più evolversi.
D.:
Che pensi tu del successo di Buena Vista Social Club? Sei il Ry Cooder de la Timba !!??
R.:
Ha ha ha! Il Ry Cooder de la Timba? Non saprei. Certo mi piacerebbe avere il loro successo.
Buena Vista Social Club è stato nel contempo una cosa positiva e negativa per la musica cubana.
E' stata buona poichè ha fatto conoscere la musica cubana nel mondo intero a chi ancora non la conosceva. Da quel momento c'è stato un forte incremento del turismo che cercava quella musica ed il governo cubano ha meglio valorizzato la sua musica.
Il lato negativo è che poche persone hanno capito che Buena Vista Social Club è la musica cubana degli anni 50 e che quella musica c'entra poco con la musica che oggi si fa a Cuba. Qualcuno che oggi va a vedere Bamboleo alla Casa della Musica resta disorientato se arriva lì con il preconcetto che la musica cubana sia il Buena Vista Social Club.
Mi ricordo che una volta ero al concerto della Charanga Forever a L'Avana e che parlavo con dei turisti canadesi fans del Buena Vista.
Dopo due o tre canzoni, nonostante il gruppo suonasse bene, i turisti mi salutarono dicendomi che sarebbero tornati al Hotel Nacional ad ascoltare un gruppo del Buena Vista, aggiungendo che quella era la autentica musica cubana!
Protestai dicendogli che questa era l'autentica musica cubana ma non ci fu nulla da fare.
I musicisti cubani sono frustrati da simili reazioni.
D.:
Che tipo di musica ascolti?
R.:
Di tutto un po': jazz, R&B, Funk della vecchia scuola, classica... nonostante nei primi 5 anni della mia ossessione musicale per Cuba ascoltassi esclusivamente musica cubana. Ci sono talmente tante cose da ascoltare, ognuna diversa dall'altra: Timba, Son, Rumba, musica folcklorica , Danzón.
Ora ascolto nuovamente di tutto.
D.:
Hai altri progetti per la testa...
R.:
Ho registrato un album solo che dovrebbe chiamarsi "Dos vidas".
E' tutto strumentale con la musica di Stevie Wonder ed altre cose scritte da me nel passato suonate con ritmi cubani da un piccolo gruppo. E' un progetto che prenderà del tempo prima che si concluda, a meno che non trovo un appoggio estermo, poichè in questo momento la mia priorità è Mamborama. Mi piacerebbe produrre dei gruppi cubani e sto studiando il modo.
Nel frattempo ho già delle idee per le canzoni che formeranno il prossimo disco di Mamborama.
D.:
Grazie Bill, vuoi aggiungere qualcosa a questa nostra conversazione...
R.:
Sì, vorrei ringraziare tutti i Dj in Europa che mi hanno incoraggiato in questi ultimi anni. Senza di loro Mamborama probabilmente non esisterebbe. Un grazie speciale lo devo a te Jack per il tuo interesse per Mamborama e per le tue domande profonde che ho gradito in particolar modo.
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