"¡Dime nagüe!" - copertina del disco
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Artefice di questa produzione un tresero svedese da sempre innamorato della musica cubana che ha avuto l'intuizione ed il coraggio di investire sul talento puro di un manipolo di musicisti per realizzare un meraviglioso disco di Changuì che nel suo titolo rimanda al modo di salutarsi diffuso in Oriente.
Per dare nuova linfa a questo glorioso antecedente del Son, nato nell'Oriente cubano, il produttore svedese riunisce intorno a questo progetto personaggi del calibro di Samuel Formell, Boris Luna, il recentemente scomparso "Maceo", voce dei Sierra Maestra, ma soprattutto alcuni integranti vecchi e nuovi dell'Orchestra Revè, l'orchestra ambasciatrice del Changuì che Elio Revè creò nel 1956 per diffondere e tramandare di generazione in generazione l'inimitabile musicalità orientale ed il sabor changuisero.
Tutti sono lì a dimostrarlo: il batàlero Oderquis Revè rende omaggio al fratello con un assolo di Timbales che ne ricorda lo stile ricco di originalissime innovazioni, l'immancabile Tres di Papi Oviedo disegna trame armonico ritmiche ed assoli che ci riconciliano con la bellezza e la forza della tradizione, le sonorità ruggenti dei tromboni della Revè ci ricordano quel suono così aggressivo ed energico di quell'orchestra, ma soprattutto l'inconfondibile voce del cantante "Sinsonte" dal timbro così particolare che sembra uscita da un fumetto di Paperino e che in realtà rimanda a quella tradizione orientale della voce "fanosa" o voce di vecchia ripresa magistralmente come segno distintivo dalle sonorità vecchie e nuove dell'orchestra Revè.
Menzione a parte merita il bassista nonchè direttore musicale della odierna orchestra Revè ed anche di questo splendido progetto.
La mano felice di Arnaldo Jimenez nei solidi tumbao disegnati dal suo basso come negli arrangiamenti illuminano una musica nata per emozionare.
Arnaldo ha rispolverato il miglior suono della Revè con delle geniali armonizzazioni nella scrittura dei fiati, nei dialoghi fra i colori delle trombe ed i ruggiti dei tromboni, nei montunos trascinanti ed in una esplosiva combinazione poliritmica che sostiene il tutto.
Impossibile non segnalare, tra tante perle compositive, la bellezza del brano "La tierra donde nacì" che i crediti attribuiscono a Janne Bogdan, il Ry Cooder del Changuì.
Oggi che spesso si discute se la Salsa sia morta possiamo dire con questo disco che il Changuì è vivo e gode di ottima salute e che la musica cubana non ha bisogno nemmeno della Timba per dimostrare la sua grandezza e contemporaneità.
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