"Llego la hora" - copertina del disco
|
Il capolavoro solista del cantante dei Van Van riafferma il futuro di una musica con un grande passato, autenticamente cubana e nel contempo non chiusa su sè stessa. Il disco di Mayito rivendica l'orgoglio delle radici ed in quel "decir" rumbero del cantante c'è la consapevolezza di una traiettoria personale e collettiva della musica cubana.
Avviato ad una splendida carriera solista dopo più di un decennio di trionfi con i Van Van, cui ha portato in dote un indubbio carisma ed una genialità di ispirazione vocale, Mayito, coglie dalla sua vena compositiva dieci piccoli gioielli che arrangia in maniera intelligente ed estremamente musicale. Su tutto brilla però la sua voce: un timbro unico che scuote con la violenza di un grido che si fa canto.
Come un grande musicista, Mayito gioca con il suo strumento, anticipando e ritardando i tempi della sua interpretazione e riaffermando le sue grandi doti di Sonero.
Ad affiancarlo in questa avventura discografica c'è una All Stars di musicisti della sua generazione che contibuiscono con interplay e virtuosimo allo splendido risultato finale. La scelta di registrare questo disco con una compagnia nordamericana con base a Miami non è bastata a fargli vincere un meritatissimo Grammy ma servirà, almeno si spera, tramite la nomination, ad aprire il mercato della musica cubana di qualità.
Impossibile indicare qualche brano in particolare: ognuno è degno di citazione e di entusiastici ascolti. A rendere vario questo ascolto anche un affascinante spiritual-guaguancò ed un inedito bolero che conclude, come si faceva una volta, il disco. Unico neo è la versione di "Llevala a tu vacilon": impossibile arrangiarla meglio di come lo fece Formell. La bellezza di quei cori nel disco dei Van Van lascia indietro di una spanna il finale timbeggiante di questa cover. E' un peccato veniale.
Ai geni si perdona anche l'irriverenza.
|