|
Mi trovavo lì a raccontare quello a cui avevo assistito: la nascita ufficiale della Timba.
Ricordo con piacere quell'occasione per l'ospitalità e la professionalità del conduttore
e anche per quel clima d'entusiasmo che si creò attorno a questa novità musicale.
In quelle settimane che seguirono ricordo anche che stava per prendere corpo il progetto del sito dal quale vi scrivo.
Trovandomi a scegliere il nome di dominio non vi nascondo che pensai alla parola Timba come ad una delle possibili soluzioni.
La parola sembrava riassumere il carattere contemporaneo della musica cubana.
In una successiva e più approfondita riflessione scartai questa ipotesi preferendo alla parola Timba un nome meno originale ma anche,
a mio parere, maggiormente coerente e rispettoso di una prospettiva storica (passata e futura).
Pochi mesi dopo il nome di dominio fu scelto da dei ragazzi statunitensi che ci costruirono sopra un interessante sito.
Mi sembrava e mi sembra tuttora che dietro alla nuova definizione si celasse una formuletta commerciale
che nella sua pretesa originalità azzerava la diversità e la ricchezza della odierna musica afrocubana .
Espressi questi ed altri concetti in un lungo articolo scritto nell'estate del 2001 richiestomi per il primo numero della rivista "Timba".
Ragioni editoriali, oggi decadute, mi impedirono di pubblicare l'articolo anche su questo sito.
A distanza di cinque anni dal lancio commerciale di questo movimento musicale cosa resta della Timba?
Il libro di Vincenzo Perna "Timba - Il suono della crisi cubana"
giunge più che mai opportuno per fare il punto della situazione
e rilanciare il dibattito su di un argomento controverso.
C'è da dire subito che il libro è un piccolo gioiello per l'accuratezza dell' indagine sociologica sulla società cubana contemporanea.
L'opera di Perna risulterà preziosa per gli amanti della musica cubana che potranno approfondire la loro passione
e altrettanto lo sarà per quelli che a Cuba non sono mai stati e hanno dell' isola un idea sommaria o distorta e desiderano nutrire la loro culturiosità.
Nelle pagine del libro il lettore ritroverà la Cuba che conosce, scoprirà aspetti inediti e si addentrerà nel mistero e nei luoghi di un viaggio affascinante.
Va reso merito all'autore di aver portato a termine con successo un viaggio avventuroso.
Vi assicuro che non è semplice avere un idea così corretta e puntuale della società cubana non vivendoci stabilmente.
Credo che all'autore vada riconosciuto l'altro grande merito di essere il primo mondialmente ad aver scritto un libro sull'argomento.
L'autore parte nella sua analisi da un ridimensionamento del Buenavista Social Club
per poi affrontare nella parte centrale la Timba attraverso una lettura sociologica, economica e musicologica del fenomeno.
Una sezione importante del libro è dedicata alla delicata questione dell' jineterismo o prostituzione occasionale
ed alle sue implicazioni con il discorso musicale della Timba.
Nel capitolo conclusivo Vincenzo Perna ci illustra i mille volti della musica cubana
attraverso la descrizione delle varie tendenze musicali del momento.
Nell'opera di Perna la profondità dell'analisi è accompagnata da una facilità di lettura
che renderà il libro interessante e godibile anche ad un pubblico non particolarmente avvertito.
Ci sentiamo di augurare al libro il successo che si merita.
Un libro come questo lo si scrive non certo per far soldi ma solo per un desiderio di trasmissione del sapere.
Nella scommessa di dare alle stampe questo libro c'è tutta l'incoscienza e la speranza
di coinvolgere intellettualmente un enorme numero di persone
che sembrano aver trovato nella musica cubana solo un legittimo desiderio d'evasione e nulla più.
Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito al fallimento di almeno una decina di riviste che si rivolgevano allo stesso pubblico di riferimento.
In tutta Europa non c'è una sola rivista che tratti questi argomenti a fronte di qualche milione di consumatori.
Sembra di poter dire che c'è un pubblico per la musica afrocubana ma non per la letteratura sulla musica afrocubana.
Non vorremmo rassegnarci a questa triste constatazione.
Vogliamo ribadire che questa musica vive di differenti vite:
la creazione artistica, i concerti, il divertimento popolare del ballo così come gli spettacoli coreografici,
nelle scuole di musica e di danza, nelle radio, nei dischi, però anche nello spazio della storia della cultura e della riflessione,
perchè nulla di tutto ciò è chiuso in compartimenti stagni.
Sulle pagine di questo sito i sostenitori ed i detrattori della Timba avranno lo spazio di un dibattito
che il libro di Perna rilancia con intelligenza dando loro maggior consapevolezza di scelta.
Claudio M.
|